Notizie e informazioni utili per casi particolari legate al mondo del risaricmento danni.

In questa sezione del sito si possono trovare articoli utili e casi specifici dove è possibile richiedere il risarcimento danni e far valere i propri diritti.

Il proprietario dell’auto, se trasportato, ha diritto al risarcimento: a stabilirlo è stata la Corte di Cassazione, con la recente sentenza n. 13738 del 3 luglio 2020.

La Corte Suprema ha stabilito il principio secondo cui "Il passeggero danneggiato ha diritto sempre e comunque al risarcimento" e ha dunque riconosciuto il diritto al risarcimento del soggetto trasportato, rimasto vittima di un incidente causato dalla sua automobile mentre alla guida vi era un soggetto terzo.

Il proprietario dell’auto, se trasportato, ha diritto al risarcimento - La vicenda

La vicenda ha per protagonista il proprietario di un’auto, rimasto vittima di un sinistro cagionato dall’automobile di sua proprietà quando alla sua guida vi era un soggetto terzo. L’uomo portava quindi in Tribunale la sua compagnia assicurativa e il conducente per chiedere un risarcimento.

Il Giudice di primo grado imputava la colpa del sinistro al 60% al proprietario del veicolo e al 40% al conducente, e respingeva la sua domanda risarcitoria nei confronti dell’assicurazione.

Il motivo? La clausola secondo cui la compagnia assicurativa non interviene se chi è al volante dell’auto non ha un idoneo titolo di guida. In Appello veniva confermata la sentenza di primo grado.

Il proprietario del mezzo ricorreva dunque in Cassazione.

risarcimento terzo trasportato

La decisione della Corte di Cassazione

Il proprietario dell’automobile si rivolgeva alla Corte di Cassazione lamentando la violazione e la falsa applicazione dell'articolo 2054 del Codice Civile, degli articoli 1 e 2 della Direttiva Comunitaria 84/5/CEE e dell'articolo 2 della polizza assicurativa.

In particolare, sosteneva che al proprietario dell'auto non potesse applicarsi la clausola di esenzione da responsabilità prevista per il conducente non abilitato alla guida, quando il proprietario è anche il terzo trasportato.

A stabilirlo, del resto, è anche la Corte di Giustizia Europea che così in passato ha sancito: "Il proprietario trasportato ha diritto, nei confronti del suo assicuratore, al risarcimento del danno alla persona causato dalla circolazione non illegale del mezzo, essendo irrilevante ogni vicenda normativa interna e nullo ogni patto che condizioni la copertura del trasportato all'identità del conducente".

La Corte di Cassazione dava ragione al proprietario del veicolo, ribadendo il concetto secondo cui il passeggero vittima di un incidente stradale ha sempre diritto al risarcimento.

Non conta, dunque, se è anche il proprietario del mezzo, e neppure se è corresponsabile del sinistro.

Il passeggero è sempre coperto dall’assicurazione, dunque, anche quando è proprietario del mezzo su cui viaggia.

Se anche tu sei rimasto vittima di un sinistro come passeggero, e vuoi far valere i tuoi diritti, contattaci allo 011.18836052 o scrivi una mail a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. .

Se il bullo è quasi maggiorenne, risponde in solido con i genitori dei danni causati: è quanto si evince dalla recente sentenza n. 63 del Tribunale di Sondrio, datata 3 marzo 2021.

Il giudice ha accolto la domanda della vittima, che chiedeva un risarcimento per gli atti di bullismo subiti. Atti, questi, commessi dall’autore quando ancora era minorenne.

Se il bullo è quasi maggiorenne risponde in solido con i genitori - La vicenda

La vicenda ha per protagonista un ragazzino vittima di bullismo, che citava in giudizio l’autore dei fatti e i di lui genitori chiedendo un risarcimento per i danni non patrimoniali subiti. La vittima, che nel corso della prima udienza aveva rifiutato il risarcimento di Euro 10.000 proposto dalla famiglia del bullo, faceva preciso riferimento a quattro fatti illeciti. Fatti, questi, avvenuti a scuola tra il 2 ottobre 2015 e il 16 febbraio 2016 e mai smentiti dal convenuto.

Gli illeciti commessi, peraltro, avevano rilevanza penale (violenza privata ex art. 610 Codice Penale e minaccia ex art. 612 Codice Penale). E, il fatto che non risultassero più punibili secondo la legge penale, non escludeva la possibilità di una loro autonoma valutazione in sede civile ai sensi dell'art. 2043 del Codice Civile. Ai fini del risarcimento del danno non patrimoniale, infatti, è necessario soltanto che il fatto possa astrattamente configurarsi come illecito penale e non è necessario che il reato sia accertato in senso tecnico.

Il giudice del Tribunale di Sondrio giudicava incoerenti le argomentazioni della difesa, che provava a giustificare le condotte illecite del convenuto e puntava sull’inadeguatezza del docente che - a suo dire - non avrebbe saputo comprendere i bisogni speciali del ragazzo. Anzi, il giudice imputava la responsabilità di quanto commesso al convenuto stesso e ai suoi genitori per via della loro funzione educativa e della posizione di garanzia.

Li chiamava dunque a risarcire il danno morale soggettivo, stabilendo un risarcimento che tenesse conto della gravità del fatto illecito, dell'entità delle sofferenze patite dalla vittima, dell'età, del sesso e del grado di sensibilità del danneggiato, del dolo dell’autore e della realtà socioeconomica in cui viveva il danneggiato.

Il risarcimento veniva fissato nella somma di Euro 14.500.

Bullismo scuola

La responsabilità genitoriale

I criteri in base ai quali è imputata ai genitori la responsabilità per gli atti illeciti compiuti dai figli minori consistono sia nel potere-dovere di esercitare la vigilanza sul comportamento dei figli stessi (in relazione al quale potere-dovere assume rilievo determinante il perdurare della coabitazione) sia nell'obbligo di svolgere adeguata attività formativa, impartendo ai figli l'educazione al rispetto delle regole della civile coesistenza, nei rapporti con il prossimo e nello svolgimento delle attività extrafamiliari. In quest'ultimo ambito rientrano i danni provocati dalle manifestazioni di indisciplina, negligenza o irresponsabilità: così, rifacendosi alla sentenza della cass. civile III (19.2.2014, n. 3964), il giudice motivava la corresponsabilità genitoriale.

Dalla responsabilità risarcitoria per quanto commesso dai figli, i genitori possono sgravarsi solo se provano di aver adempiuto al dovere di educarli.

Al contrario, l'inadeguatezza dell'educazione impartita ad un minore può essere desunta, in mancanza di prova contraria, dalle modalità del fatto illecito, che possono rivelare il grado di maturità e di educazione del minore.

Nel caso in oggetto, i genitori del bullo non hanno fornito alcuna prova in merito all’attività di educazione svolta. Da qui, la decisione del giudice di condannare al risarcimento tanto l’autore dei fatti illeciti quanto il padre e la madre.

Il Tribunale di Bologna con Ordinanza del 10.03.2021 ha condannato il colosso social “Facebook” di Mark Zuckerberg al pagamento di € 14.000,00 in favore di un utente bolognese, a titolo di risarcimento danni, che dalla sera alla mattina ha visto letteralmente scomparire il proprio profilo social.

L’Autorità adita ha valutato due presupposti: la cancellazione senza valida ragione del profilo e delle pagine ad esso connesse e la distruzione dei dati in tempi ritenuti troppo brevi.

IL CASO

L’utente in questione, un avvocato di Bologna detentore tanto di un profilo privato quanto di due pagine ad esso connesse denominate «Collezionismo militaria e legge» e «Libri e riviste storia militare» e che pertanto erano riconducibili ad interessi personali dell’utente e non professionali, scopriva, dall’oggi al domani, di essere stato definitivamente cancellato dal social network e senza che la società fornisse al proprio iscritto alcuna spiegazione ma anzi cancellando altresì arbitrariamente ed irreversibilmente tutti i dati immateriali, e che come tali potevano essere agevolmente conservati, almeno per un certo periodo di tempo, condotta quest’ultima che il Giudice definirà contrattualmente scorretta posto che di fatto è stato impedito di verificare l'andamento del rapporto contrattuale così provocando un danno ingiusto alla controparte.

Cancellazione profilo facebook min

PRONUNCIA DEL GIUDICE DI MERITO

Come noto, attraverso la “iscrizione” al servizio online di cui al social “Facebook” l’utente accede ad un servizio di rete che gli consente di entrare in contatto con gli altri utenti in tutto il mondo, condividendo informazioni, documenti, fotografie, files, etc.

Le condizioni generali di contratto (cd. Condizioni d'uso) che regolano il rapporto tra ciascun utente e Facebook Ireland Ltd dispongono che Facebook crea tecnologie e servizi che consentono agli utenti di connettersi fra di loro, creare community e far crescere aziende.

Il gestore Facebook provvede a fornire tale servizio a titolo gratuito, traendo comunque vantaggio economico dalle inserzioni pubblicitarie, anche mediante l’utilizzo di dati personali degli utenti.

Non può dubitarsi, dunque, che l’utente offra al gestore, con atto negoziale dispositivo, l’autorizzazione a utilizzare i propri dati personali a fini commerciali, sicché, nonostante l’affermata gratuità del servizio, sussiste per entrambi i contraenti il requisito della patrimonialità della prestazione oggetto dell’obbligazione (art. 1174 c.c.).

Sempre nelle suddette condizioni d’uso è previsto come la rimozione di contenuti e la sospensione o cancellazione di account sia possibile soltanto per le giuste cause indicate nel regolamento contrattuale, con obbligazione per il gestore di informare l’utente delle ragioni della rimozione.

Ne consegue che la rimozione di un profilo personale o di una pagina a esso collegata in carenza di qualsiasi violazione delle regole contrattuali da parte dell’utente, e in carenza di qualsiasi informazione all’utente delle ragioni della rimozione, configura un inadempimento del gestore, inquadrabile ai sensi dell’art. 1218 c.c.

Facebook,come giustamente ritenuto dal Giudice di merito, non è solo una occasione ludica, di intrattenimento, ma anche un luogo, seppure virtuale, di proiezione della propria identità, di intessitura di rapporti personali, di espressione e comunicazione del proprio pensiero.

L’esclusione dal social network, con la distruzione della rete di relazioni frutto di un lavoro di costruzione durato, in questo caso, dieci anni è suscettibile dunque di cagionare un danno grave, anche irreparabile, alla vita di relazione, alla possibilità di continuare a manifestare il proprio pensiero utilizzando la rete di contatti sociali costruita sulla piattaforma e, in ultima analisi, persino alla stessa identità personale dell’utente, la quale come noto viene oggi costruita e rinforzata anche sulle reti sociali.

QUANTIFICAZIONE DEL RISARCIMENTO

Sulla base di tali motivazioni il Tribunale bolognese, inquadrando la vicenda come danno contrattuale e ravvisando nella cancellazione immotivata di un profilo social la grave lesione di un diritto della personalità, riconosciuto dal nostro ordinamento meritevole di tutela, quantificava in via equitativa il danno in euro 10.000,00 più € 2.000,00 per ogni pagina cancellata.

Pertanto volendo considerare tale pronuncia quale primo passo anche per la realizzazione di tabelle per la liquidazione del danno di cui trattasi è possibile concludere che la stima equivarrebbe ad € 1.000,00 per ogni anno di iscrizione al social network.

Appare poi del tutto evidente l’urgenza di una tutela della nostra vita e delle nostre attività anche in una dimensione prettamente virtuale.

Avv. Francesca Santoro

In caso di intervento estetico riuscito male, è errato effettuare un calcolo puramente aritmetico ai fini del risarcimento. A stabilirlo è stata la Corte di Cassazione, con una recente ordinanza del 24 marzo 2021 (n. 8220).

Il motivo? Se la chirurgia estetica ha un risultato insoddisfacente, o addirittura peggiorativo, il paziente subisce danni sia fisici che psichici. Ma le percentuali riconosciute non si sommano.

Intervento estetico riuscito male - La vicenda

La vicenda ha per protagonista una donna, che citava in giudizio il medico chirurgo per un intervento di riduzione del seno non riuscito. Il Tribunale di Brescia dava ragione alla paziente e condannava il medico al pagamento di Euro 21.172 a titolo di danno biologico e alla restituzione di quanto speso dalla donna per l’intervento (Euro 5.500). In Appello veniva confermata la sentenza, ma veniva ridotto il risarcimento ad Euro 18.179 (in quanto la percentuale di invalidità permanente riconosciuta si fissava all’8% anziché al 9%) e si rigettava la richiesta di restituzione del compenso. Il risarcimento riconosciuto comprendeva sia il danno fisico sia la riduzione del benessere psicofisico derivante dall’asimmetria mammaria conseguente l’intervento.

intervento estetico non riuscito

Un intervento estetico riuscito male, e dunque un danno estetico, hanno necessariamente un riflesso condizionante la psiche: questo quanto stabilito dalla Corte di Appello. Un principio che non vale solamente per la vicenda oggetto della sentenza, ma per gli interventi estetici in genere.

Per quanto riguarda invece la restituzione di quanto pagato dalla paziente, nel caso in questione i giudici hanno stabilito che l'intervento non poteva considerarsi inutile, avendo prodotto uno degli effetti cui esso tendeva (ovvero la riduzione della massa mammaria, che creava secondo le stess indicazioni della paziente, disturbi alla postura e dolori alle spalle.

La richiesta della donna di vedersi restituire quanto speso veniva, dunque, rigettata, sulla base della seguente motivazione: “La gravità dell’inadempimento non è tale da determinare la risoluzione del contratto tenuto conto del complessivo esito della vicenda e del fatto che, comunque, importanti effetti terapeutici sono stati effettivamente raggiunti”.

La donna si rivolgeva dunque in Cassazione, per ottenere la risoluzione del contratto (e quindi la restituzione della somma spesa) e per opporsi alla riduzione della percentuale di danno riconosciuto. Tra le motivazioni, spiegava che il medico non aveva fornito idoneo consenso informato, non aveva redatto la cartella clinica, aveva peggiorato in maniera permanente la situazione delle sue mammelle e aveva percepito denaro senza rilasciare fattura. 

Intervento estetico riuscito male - La decisione della Cassazione

La Corte di Cassazione stabiliva che le percentuali di invalidità che si riferiscono alle singole menomazioni sono solo un metro per misurare il danno, ma non sono necessariamente idonee a porsi a base di un calcolo puramente aritmetico. Quando le menomazioni sono plurime, dunque, non necessariamente bisogna sommare le percentuali di invalidità della singola menomazione (il Tribunale, in primo grado, le riconosceva nella misura del 5% e del 4% per un totale del 9%). Ecco perché, un danno riconosciuto dell’8%, è da considerarsi appropriato.

In merito alla risoluzione del contratto, la Cassazione riteneva fondate le richieste della donna e accoglieva il ricorso cassando con rinvio la decisione impugnata.

Se anche tu hai subito dei danni a causa di un intervento estetico e vuoi far valere i tuoi diritti, contattaci allo 011.18836052 o scrivi una mail a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

In caso di danni cagionati da animali selvatici, l’articolo a cui fare riferimento non è il 2052 del Codice Civile (poiché il loro stato di libertà è incompatibile con l’obbligo di custodia). È invece l’articolo 2043. A stabilirlo è stata con una recente sentenza la Corte di Cassazione. Che, con l’ordinanza n. 13848/2020 pubblicata il 6 luglio 2020, affronta il tema del risarcimento dei danni per incidenti causati da animali selvatici.

L’articolo 2043 del Codice Civile così recita: “Qualunque fatto doloso o colposo, che cagiona ad altri un danno ingiusto, obbliga colui che ha commesso il fatto a risarcire il danno”. Cosa significa? Che, di volta in volta, il giudice deve valutare se la PA (Regione, Provincia, Ente Parco, Federazione, Associazione) ha violato l’obbligo di cautela, di amministrazione del territorio e di gestione della sua fauna.

Danni cagionati da animali selvatici - La vicenda

L’ordinanza prende avvio da una vicenda che coinvolge la Regione Abruzzo, condannata dal Tribunale dell’Aquila a risarcire i danni cagionati da due cervi ad un’automobile. La Regione era stata considerata responsabile dai giudici per la mancata installazione di “barriere di protezione o di altri strumenti volti a evitare danni del tipo di quello verificatosi nell'area interessata dal sinistro”. Ricorrendo in Cassazione, l’ente regionale si appellava alla cosiddetta “titolarità passiva dell’obbligo”, rimandando la responsabilità alla Provincia, all’ente proprietario della strada e/o al Parco Nazionale della Majella (laddove l’incidente si era verificato).

La materia non è così immediata. Fino al 1977, i danni cagionati da animali selvatici non potevano essere risarciti. Tali animali, prima dell’entrata in vigore della legge 27 dicembre n. 968 del 1977, non avevano infatti un proprietario. Solo con l’entrata in vigore della norma, la proprietà della fauna selvatica è stata posta in capo allo Stato.

danni cagionati da animali selvatici

La responsabilità

Da quando gli animali selvatici sono diventati “proprietà” dello Stato, le cose sono cambiate. Ora, a fare fede è l’articolo 2043 del Codice Civile. I danni causati dagli animali selvatici non sono risarcibili in base alla presunzione stabilita dall’art. 2052 cod. civ., inapplicabile per la natura stessa degli animali selvatici, “ma soltanto alla stregua dei principi generali sanciti dall’art. 2043 cod. civ., anche in tema di onere della prova, e perciò richiede l’individuazione di un concreto comportamento colposo ascrivibile all’ente pubblico”.

Chi è responsabile, dunque? Nel caso sopracitato, a pagare i danni è stata la Regione. Due sono però gli orientamenti della Giurisprudenza. Il primo ritiene che la responsabilità sia sempre della Regione, anche qualora abbia delegato i suoi compiti alla Provincia, in quanto la delega non fa venire a meno il dovere di tutela della fauna e di gestione sociale del territorio. Un secondo orientamento sostiene invece che i danni causati dagli animali selvatici non siano sempre imputabili alla Regione, bensì all’ente (Regione, Provincia, Ente Parco, Federazione o Associazione) cui siano stati concretamente affidati, nel singolo caso, poteri di amministrazione del territorio e di gestione della fauna ivi insediata.

Fondamentale è infine un aspetto: il danneggiato deve dimostrare che “la dinamica del sinistro e il nesso causale tra la condotta dell’animale e l’evento dannoso subito, oltre che l’appartenenza dell’animale stesso ad una delle specie oggetto della tutela o, comunque, che si tratti di animale selvatico rientrante nel patrimonio indisponibile dello Stato". Inoltre, deve dimostrare di aver adottato tutta la prudenza alla guida richiesta dal Codice della Strada.

Se anche tu hai subito a causa dell’impatto con un animale selvatico, e vuoi far valere i tuoi diritti, contattaci allo 011.18836052 o scrivi una mail a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

In materia di risarcimento del terzo trasportato la Corte di Cassazione, con una recente Ordinanza, la n. 414/2021, nel richiamare la ratio dell’art. 141 cod. assicurazioni (d.lgs. 209/05), volto ad assicurare la più ampia operatività del principio secondo cui chi è stato ingiustamente danneggiato deve essere sempre risarcito, ha ribadito l’ambito applicativo della norma appena citata.

Risarcimento del Terzo Trasportato: la vicenda

Nel caso di specie una donna, terza trasportata, scendendo dall’auto in cui si trovava, cadeva riportando gravi lesioni ed imputava il fatto alla condotta del conducente che, nel ripartire senza accorgersi che la donna non era ancora del tutto scesa dall’abitacolo, ne provocava la perdita di equilibrio e conseguentemente la caduta.

La trasportata conveniva in giudizio il proprietario dell’auto e la sua compagnia assicuratrice per ottenere la condanna al risarcimento del danno.

Il Giudice di primo grado accoglieva la domanda di parte attrice mentre, in sede di appello, la pronuncia veniva riformata; pertanto la donna ricorreva in Cassazione.

Sentenza

Risarcimento del Terzo Trasportato: la pronuncia della Cassazione

In primo luogo, affinché l’art. 141 cod. assicurazione possa operare, il sinistro deve coinvolgere quantomeno 2 veicoli ma questo, ha ribadito la Suprema Corte, non significa che debba verificarsi anche la loro collisione, posto che la norma si applica rispetto a quei casi che non rientrano nella previsione dell’art. 2052 II co. c.c. che, al contrario, richiede uno scontro.

A titolo esemplificativo si pensi al caso in cui un mezzo tagli la strada a un altro e il conducente di quest'ultimo, per evitare la collisione, esca fuori strada, cagionando danni al trasportato; oppure al caso di un mezzo che si immetta in autostrada contromano, costringendo gli altri veicoli a manovre improvvise ad alta velocità con conseguente impatto contro il guard-rail.

In ordine all’onere probatorio la Cassazione ha spiegato che, indubbiamente,  l'art. 141 cod. assicurazioni esonera il trasportato dalla prova della "responsabilità" del vettore, ma non anche da quella della eziologia del danno, o meglio, della sua riconducibilità, sul piano causale, all'avvenuto trasporto.  

Lo scopo della norma è quello di fornire senz’altro al terzo trasportato uno strumento aggiuntivo di tutela, rispetto a quanto già previsto dagli artt. 2043 e 2054 c.c., agevolando il conseguimento del risarcimento del danno nei confronti dell'impresa assicuratrice, ma, al pari degli strumenti individuati dal codice civile, non può prescindere dalla prova che il danno, o meglio l'evento dannoso, trovi "causa" nel trasporto.

La pronuncia infine si è occupata del valore della dichiarazione confessoria del conducente dell’auto e della sua efficacia verso l’assicurazione.

Nello specifico, sulla scorta di una precedente pronuncia delle Sezioni Unite (cfr. Cass. Sez. Un.  n. 10311/06), i Giudici di Piazza Cavour hanno confermato che la dichiarazione confessoria resa dal responsabile del danno, proprietario del veicolo assicurato (litisconsorte necessario), non ha valore di piena prova, ma deve essere liberamente apprezzata dal giudice, in applicazione dell'art. 2733 c.c., comma 3.

Infatti, in merito alle dichiarazioni rese in sede di interrogatorio formale (in caso di litisconsorzio necessario) la confessione può avere rilevanza nei confronti di chi l'abbia effettuata (confitente) e di chi l'abbia provocata, ma non può acquistare valore di prova legale nei confronti di persone diverse dal confitente (come l’assicurazione), in quanto il dichiarante non ha alcun potere di disposizione in ordine a situazioni giuridiche che fanno capo ad altri, distinti soggetti del rapporto processuale (Cass. 65/1972).

La Corte ha rigettato, pertanto, il ricorso proposto a fronte dell’omessa prova del nesso causale tra le lesioni riportate e la condotta del vettore, confermando quanto accertato in primo grado nel senso che la trasportata "è evidentemente inciampata - ossia ha perso l'equilibrio - scendendo dall'auto” e ribadendo che la norma "de qua" non presuppone la collisione tra veicoli ma la sussistenza di un sinistro e di un danno al terzo trasportato che non sia da ricondurre al caso fortuito.

Articolo redatto a cura dell’Avv. Francesca Santoro

 

Se anche tu sei rimasto vittima di un sinistro come passeggero, e vuoi far valere i tuoi diritti, contattaci allo 011.18836052 o scrivi una mail a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..

In caso di danni all’alunno, l’istituto scolastico è responsabile.

Quando uno studente viene iscritto a scuola, e la scuola accoglie la sua domanda d’iscrizione, nasce infatti un vincolo negoziale. In sostanza, l’istituto scolastico si impegna a vigilare sulla sicurezza e sull’incolumità dell’alunno per tutto il periodo di frequentazione.

È la Legge che lo impone: la scuola deve adottare tutti gli accorgimenti volti ad evitare che gli alunni si facciano male, sia all’interno dell’istituto che nel cortile antistante.

Danni all’alunno e responsabilità scolastica

La responsabilità dell’istituto scolastico, in caso di danni all’alunno, è duplice: se la domanda si fonda sul mancato rispetto dell’obbligo di vigilare si parla di responsabilità contrattuale, se la domanda è fondata sulla generale violazione di non recare danno ad altri si parla di responsabilità extracontrattuale.

La giurisprudenza, negli ultimi anni, ha sempre optato per la coesistenza tra i due tipi di responsabilità. Un alunno può infatti subire un danno, tipicamente un infortunio, per via di un mancato controllo da parte degli insegnanti, ma anche a causa di un comportamento illecito.

Il danneggiato può dunque richiedere alla scuola il risarcimento danni per una sola delle due responsabilità o per entrambe (lo ha stabilito la Corte di Cassazione già nel 2011, attribuendo alla scuola sia una responsabilità da inadempimento, sia una responsabilità da fatto illecito).

L’alunno danneggiato è tenuto a dimostrare che il danno si è verificato durante lo svolgimento del rapporto (e dunque a scuola).

L’istituto scolastico, invece, è tenuto a dimostrare che il danno si è verificato a causa di un evento imprevedibile e inevitabile e che sono state adottati tutti gli accorgimenti necessari a preservare l’incolumità degli alunni.

La responsabilità della scuola non si applica solamente allo svolgimento delle lezioni: inizia quando si aprono i cancelli, prosegue per tutto il periodo di stazionamento all’interno dell’edificio scolastico e delle sue pertinenze, e termina quando nella responsabilità subentra il genitore o la persona da questo indicata.

alunno danno a scuola

Quali sono i soggetti con responsabilità?

L’obbligo di vigilanza sugli alunni grava sugli insegnanti e sul personale ATA secondo i limiti fissati dalla legge.

Il dirigente scolastico non ha l’obbligo di vigilare sugli alunni, ma è chiamato ad amministrare, organizzare e controllare l’attività degli operatori scolastici.

Inoltre deve garantire che la scuola sia sicura, eliminando le possibili fonti di rischio, sollecitando il personale a rispettare gli obblighi di vigilanza e adottando i provvedimenti che gli competono.

Cosa devono fare gli insegnanti, nello specifico? La legge stabilisce che i professori debbano trovarsi nell'istituto almeno cinque minuti prima che cominci la propria lezione, e assistere all'ingresso e all'uscita dei propri alunni (art. 39 del r.d. n. 965/1924). Questo perché, gli insegnanti, sono responsabili del danno cagionato dal fatto illecito dei loro allievi nel tempo in cui sono sotto la loro vigilanza. Si parla però di una responsabilità graduata: in caso di allievi maggiorenni, la responsabilità dell’insegnante è ridotta.

In caso di danni all’alunno, dunque, i genitori dovranno dimostrare, ai fini risarcitori, che il danno è stato subìto durante l'orario in cui l’alunno avrebbe dovuto trovarsi nei locali della scuola, essendo presunta la responsabilità degli insegnanti, mentre, costoro (e l’Istituto Scolastico), per essere esonerati da responsabilità, dovranno dimostrare che il danno si è realizzato nonostante le cautele e la vigilanza adottate.

Se tuo figlio ha subìto danni a scuola e vuoi chiedere un risarcimento, contattaci allo 011.18836052 o scrivi una mail a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. .

Stalking nei confronti dell’ex amante? Il risarcimento è dovuto. L’ha stabilito il Tribunale di Alessandria che, con la recente sentenza dell’11 giugno 2019, ha accolto la domanda di risarcimento avanzata da una donna nei confronti dell’ex amante.

Non è la prima sentenza di questo tipo. Più volte, Tribunali e Corte di Cassazione si sono pronunciati in merito ad episodi di stalking tra ex amanti. E, oltre alle condanne penali, hanno inflitto condanne civili per il risarcimento dei danni non patrimoniali.

Stalking nei confronti dell’ex amante e risarcimento danni: la vicenda

Lo stalking nei confronti dell’ex amante ha (anche) conseguenze civili: questo il senso della sentenza emessa dal Tribunale di Alessandria. I giudici hanno dato ragione ad una donna vittima di stalking, perseguitata dall’uomo con cui aveva avuto una relazione extraconiugale e hanno condannato lo stalker al risarcimento dei danni non patrimoniali: 1.000 euro per ogni mese di persecuzione, a titolo di risarcimento per il danno morale e il danno esistenziale causati.

La donna in questione (sposata con figli) aveva interrotto la relazione extraconiugale, ma l’uomo quella rottura non l’aveva mai accettata. Anzi, aveva dato inizio ad una serie di atti persecutori: appostamenti, inseguimenti, minacce di recapitare fotografie compromettenti al marito. Dal punto di vista penale, l’ex amante aveva patteggiato (lo stalking è reato penale). Ma la donna decideva di ricorrere anche per vie civili chiedendo il risarcimento per il danno non patrimoniale subito. L’uomo, infatti, era solito appostarsi presso il suo luogo di lavoro e presso le scuole delle sue figlie. Le telefonava continuamente, la inseguiva, minacciava di consegnare al marito fotografie in atteggiamenti intimi.

stalking nei confronti dellex amante2

Perché si prefigura il danno non patrimoniale?

Lo stalking proseguiva per sette mesi. E causava alla donna una profonda sofferenza (danno morale) e la necessità di cambiare abitudini di vita (danno esistenziale).

Per questo motivo, il Tribunale di Alessandria ha deciso di condannare l’ex amante al pagamento di 7.000 euro (oltre al risarcimento per le spese processuali sostenute dalla donna).

Se si attua uno stalking nei confronti dell’ex amante, dunque, il risarcimento per danni non patrimoniali è dovuto.

Se sei stata/o vittima di stalking, e vuoi che ti venga risarcito il danno non patrimoniale subito, contattaci allo 011.18836052 o scrivi una mail a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..

Il danno biologico terminale appartiene alla tipologia dei danni non patrimoniali, risarcibili ai congiunti (le cosiddette “vittime secondarie”) in determinati casi e con precise modalità.

Nello specifico, si parla di danno biologico terminale quando la persona subisce una lesione a cui consegue una invalidità e/o menomazione psicofisica dall’esito letale. Tale danno è risarcibile ai congiunti qualora intercorra un certo lasso di tempo tra le lesioni e la morte (in genere, almeno ventiquattro ore), a prescindere da che la vittima abbia mantenuto o meno un minimo stato di lucidità.

Quando si verifica il danno biologico terminale

Prima di parlare del danno biologico terminale dobbiamo parlare del danno tanatologico, che si verifica quando un soggetto muore per via di un’azione altrui. Tale danno, secondo la giurisprudenza, non può essere risarcito. Essendo un danno da perdita della vita, non potrebbe beneficiarne il suo titolare poiché deceduto ma vedrebbe invece subentrare gli eredi iure successionis.

Tuttavia, le Sezioni Unite della Suprema Corte, con la sentenza n.15350 del 22 luglio 2015, hanno escluso tale possibilità stabilendo che: “La persona deceduta per un fatto illecito non può acquistare (e conseguentemente trasferire ai propri eredi) alcun risarcimento per la perdita della propria vita”. Questo, quando la morte avviene istantaneamente al fatto illecito che l’ha causata. Il danno biologico terminale presuppone invece che la morte non sia istantanea.

In sostanza, si parla di danno biologico terminale quando - per un dato periodo - la persona vittima del fatto illecito rimane in una condizione di invalidità totale o parziale prima di morire per colpa di quello stesso fatto. Affinché tale danno possa essere risarcito agli eredi, il loro congiunto deve essere rimasto in vita per più di 24 ore dall’evento. L’ha stabilito la Corte di Cassazione, con la sentenza n.18163 del 28 agosto 2007: “L’apprezzabilità dello spazio intertemporale richiesta dalla giurisprudenza consiste nel requisito di una netta separazione temporale fra i due eventi che valga a distinguere la loro verificazione nel tempo. Verificatosi questo requisito il danno biologico terminale è sempre esistente per effetto della percezione anche non cosciente della gravissima lesione dell’integrità personale della vittima nella fase terminale della sua vita”.

danno biologico terminale

Che cos’è il danno morale terminale?

A differenza del danno biologico terminale, che richiede una soglia minima di durata della sopravvivenza, il danno morale terminale si basa su un diverso presupposto.

Si verifica infatti nel momento in cui la persona colpita dall’evento lesivo si rende conto della sua fine imminente e, se da un lato non richiede un tempo minimo di sopravvivenza, dall’altro richiede che la vittima sia cosciente seppur per un brevissimo lasso di tempo (il danno biologico terminale si verifica invece anche in assenza di coscienza). A tal proposito, la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 26727 del 23 ottobre 2018 ha stabilito il risarcimento del danno morale terminale per i familiari di un ciclista morto due ore e mezza dopo essere stato investito: essendo rimasto vigile e sofferente fino alla morte, negare il risarcimento ai suoi congiunti non avrebbe rispettato il diritto alla dignità umana stabilito dalla nostra Costituzione.

Se un tuo familiare ha subìto lesioni che l’hanno condotto alla morte, e vuoi far valere i tuoi diritti, contattaci allo 011.18836052 o scrivi una mail a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Se il paziente cade nella casa di cura, la struttura è responsabile a meno che non dimostri di aver adottato tutte le cautele necessarie ad evitare l’evento.

È quanto confermato dal Tribunale di Roma, con la sentenza n. 12033 del 13 giugno 2017.

Il paziente cade nella casa di cura - La vicenda

La vicenda ha per protagoniste la moglie e le figlie di un uomo, deceduto a causa di una caduta avvenuta all’interno della casa di cura presso cui era ricoverato.

Il paziente, a seguito di un intervento chirurgico, era stato ricoverato presso la struttura con scopi riabilitativi.

Per via dei suoi disturbi dell’equilibrio e della necessità di assistenza per l’igiene quotidiana, si prescriveva un letto con sponde al fine di evitarne la caduta.

Durante il ricovero, tuttavia, l’uomo cadeva dal letto riportando conseguenze gravissime. Nonostante il trasporto d’urgenza presso un vicino ospedale, l’uomo decedeva dopo pochi giorni di terapia intensiva.

Le figlie e la moglie della vittima ricorrevano dunque in tribunale, lamentando il fatto che la casa di cura non aveva adottato tutte le precauzioni necessarie ad evitare l’evento.

Questo, pur sapendo che il degente aveva problemi di equilibrio e deambulazione, era sottoposto a terapia anticoagulante e aveva diverse volte in passato provato a scendere dal letto.

Ai giudici del Tribunale di Roma, le attrici chiedevano il risarcimento dei danni patrimoniali (spese sostenute per il decesso, mancato apporto finanziario alla famiglia da parte dell’uomo) e i danni non patrimoniali iure proprio e iure hereditatis (di cui vi abbiamo parlato anche qui).

paziente cade nella casa di cura

La decisione del Tribunale

La struttura sanitaria è responsabile nei confronti del paziente e tale responsabilità ha natura contrattuale.

Qualora un paziente dovesse cadere o ferirsi al suo interno, il paziente (o la sua famiglia) deve provare l’esistenza del rapporto contrattuale, mentre la struttura e il medico devono dimostrare che l’inadempimento che ha portato all’evento è dipeso da una causa a loro non imputabile.

Nel caso in questione, la moglie e le figlie delle vittima sono state chiamate dal giudice a provare il fatto, il danno e il nesso di causalità in quanto chiedevano anche i danni patrimoniali subiti iure proprio (e, tra loro e la struttura sanitaria, non esisteva alcun contratto).

Determinante per la vicenda oggetto della sentenza è stato il fatto che al momento della caduta, le sponde del letto non erano alzate.

Il giudice ha dunque stabilito che:

  • la caduta dell’uomo era ampiamente prevedibile sulla base dei fattori di rischio emergenti dalla documentazione sanitaria, quali disturbi nell’equilibrio e nella deambulazione, nonché precedenti episodi di abbandono del letto;
  • l’uomo era un paziente a rischio, in quanto assumeva farmaci anticoagulanti.

Per tale motivo, accertata la responsabilità della struttura sanitaria, il Tribunale di Roma ha riconosciuto alla moglie e alle figlie del paziente il risarcimento del danno parentale, il risarcimento del danno biologico terminale (per via dell’invalidità totale temporanea, intercorsa tra la caduta e il decesso e trasmissibile iure hereditatis) e il risarcimento del danno patrimoniale.

Le disposizioni del Ministero della Salute

Il rischio di caduta, per gli anziani, è elevato.

Sia all’interno della propria abitazione che presso le strutture ospedaliere.

Proprio per questo motivo, il Ministero della Salute nel 2001 ha pubblicato la Raccomandazione n.13 per evitare (o limitare) il rischio di cadute accidentali nelle strutture sanitarie.

Le strutture in questione (ospedali, case di riposo, RSA) devono valutare in modo tempestivo e preciso le condizioni di salute del singolo paziente, e fornire una sorveglianza speciale qualora fossero presenti dati fattori di rischio:

  • età maggiore di 65 anni
  • problemi di incontinenza
  • precedenti cadute
  • riduzione della vista
  • problemi neurologici
  • patologie che possono compromettere l’equilibrio, la deambulazione e l’orientamento
  • assunzione di farmaci che condizionano la stabilità, lo stato di vigilanza e la pressione

Se il paziente cade nella casa di cura, infatti, la struttura che non ha adottato tutte le precauzioni previste è tenuta a risarcire la famiglia.

Se un tuo familiare ha subìto danni a seguito di una caduta all’interno di una struttura sanitaria e vuoi far valere i tuoi diritti, contattaci allo 011.18836052 o scrivi una mail a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..

Anche se il passeggero non indossava la cintura di sicurezza, il conducente del veicolo è tenuto a risarcirlo per il danno subito a causa dell’incidente. A stabilirlo è la Corte di Cassazione, con la recente sentenza n.11095 del 10 giugno 2020.

Tale sentenza, che rappresenta un importante precedente giurisprudenziale, sancisce un principio: in caso di sinistro, il conducente del veicolo e il terzo trasportato che non indossava la cintura sono corresponsabili delle lesioni eventualmente subite dal secondo. Il motivo? È compito del conducente assicurarsi che i suoi passeggeri indossino correttamente la cintura di sicurezza.

Il passeggero non indossava la cintura di sicurezza - La vicenda

La vicenda ha per protagonista il conducente di una vettura che tamponava un’altra auto, causando lesioni alla passeggera da lui trasportata. La donna trasportata si rivolgeva dunque al Giudice di Pace, che respingeva la sua domanda, attribuendole la responsabilità per le lesioni subite, stante il mancato utilizzo della cintura di sicurezza. Lo stesso esito lo dava la sentenza d’appello, con l’identica motivazione: la terza trasportata non indossava la cintura di sicurezza e dunque non poteva avanzare alcuna pretesa risarcitoria.

A quel punto, la donna faceva ricorso in Cassazione.

Riteneva, infatti, ingiusto che il giudice l’avesse ritenuta l’unica responsabile delle lesioni subite a seguito del tamponamento, per il solo fatto che non indossava la cintura di sicurezza. Inoltre contestava la CTU (consulenza tecnica d’ufficio) appellandosi al fatto che il terzo trasportato rimasto ferito durante un sinistro non è tenuto per legge a dimostrare la responsabilità dei conducenti. Anzi: è il conducente a doversi accertare di trasportare passeggeri in tutta sicurezza e, quindi, con la cintura allacciata.

Sentenza

La sentenza della Cassazione

La Corte di Cassazione ha dato ragione alla donna e ha sentenziato che, se anche il passeggero non indossava la cintura di sicurezza, il conducente è tenuto a risarcirlo per il mancato controllo.

Si verifica quella che, in gergo, è la “cooperazione colposa”: entrambi gli attori accettano la condotta colposa dell’altro.

Nella fattispecie, se il passeggero vede danneggiata la sua integrità fisica a causa di un incidente, deve essere risarcito in quanto la sua condotta colposa non cancella il nesso di causalità tra l’evento scatenante (il tamponamento) e il danno subito.

Il mancato uso delle cinture di sicurezza da parte del passeggero può, dunque, far scattare un concorso di colpa che determina una riduzione proporzionale del risarcimento, ma in nessun caso un’esclusione totale della responsabilità in capo al vettore e del suo relativo obbligo al risarcimento.

Reato di lesioni ed omicidio stradale in caso di passeggero senza cintura di sicurezza

Con la Legge n. 41 del 2016 sono stati introdotti nel nostro codice penale i reati di omicidio stradale e di lesioni stradali gravi o gravissime che determinano una responsabilità penale in capo al conducente di un veicolo, qualora vengano riscontrate particolari violazioni delle norme del Codice della strada o un comportamento colposo dello stesso.

Ebbene, il principio civilistico visto sopra, secondo cui il conducente ha l’obbligo di accertarsi di trasportare passeggeri in sicurezza, vale anche in materia penale.

La Cassazione, infatti, con sentenza n. 11429 del 2017, ha affermato che il conducente di un veicolo ha l’obbligo di esigere che il terzo trasportato indossi la cintura di sicurezza, in alternativa è tenuto a rifiutare il trasporto oppure a non proseguire la circolazione.

Nel caso in esame la Corte decideva in merito ad un risarcimento danni per incidente stradale, nel quale il passeggero sedeva nel sedile anteriore di un auto senza indossare la cintura e a causa dell’impatto era deceduto dopo esser stato sbalzato fuori dal veicolo.

I conducenti dei veicoli coinvolti nel sinistro sono stati entrambi condannati per omicidio colposo; quindi anche quello del veicolo sul quale viaggiava il terzo trasportato deceduto a causa dello scontro.

A quest’ultimo conducente infatti è stata addebitata la violazione dell’obbligo, in base alle regole di prudenza e diligenza, di esigere l’uso delle cinture di sicurezza da parte dei passeggeri di un veicolo.

Se anche tu sei rimasto vittima di un sinistro come passeggero, e vuoi far valere i tuoi diritti, contattaci allo 011.18836052 o scrivi una mail a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..

L’omessa diagnosi, oltre a causare danni biologici al paziente che perde la salute o, in alcuni casi, la vita, provoca anche un danno non patrimoniale ai suoi parenti. Danno, questo, che dà diritto ad un risarcimento.

La conferma è arrivata dalla Corte di Cassazione, con la recente sentenza n. 28220 del 4 novembre 2019.

omessa diagnosi

Omessa diagnosi e risarcimento ai parenti - La vicenda

La vicenda ha per protagonista una famiglia che chiedeva il risarcimento dei danni conseguenti alla mancata diagnosi di un'endocardite infettiva da cui era risultata affetta una parente stretta (madre e nonna degli attori) al momento delle dimissioni dall’Ospedale, dopo un intervento di valvuloplastica mitralica percutanea.

Secondo gli attori, l’omessa diagnosi aveva comportato un progressivo peggioramento delle condizioni di salute della paziente, con la necessità di numerosi ricoveri ospedalieri, di un intervento invasivo per la sostituzione della valvola mitralica e di una tracheotomia.

La vittima di malasanità si era dunque trovata nella necessità di un’assistenza costante, sia domiciliare che presso le strutture sanitarie in cui era stata ricoverata.

Oltre ad una inabilità temporanea di 13 mesi, era conseguita anche un’invalidità permanente del 50%.

Una condizione, questa, che aveva determinato un gravissimo turbamento e un mutamento delle abitudini di vita della famiglia.

Il Tribunale di Roma riconosceva la colpa della struttura sanitaria e del primario, accogliendo la domanda iure hereditatis e respingendo invece la domanda iure proprio.

Qual è la differenza?

Come già spiegato nel precedente articolo “Morte del paziente contagiato in ospedale: i parenti hanno diritto al risarcimento?”, in caso di risarcimento iure proprio viene risarcito il danno morale che gli eredi hanno patito per il danno del loro congiunto, in caso di risarcimento iure hereditatis viene risarcito il danno subito dalla vittima e poi trasferito agli eredi dopo la sua morte. I giudici dell’Appello riconoscevano un ulteriore risarcimento di a titolo di rimborso di spese mediche, ma rigettavano ancora una volta la domanda iure proprio.

Da qui, il ricorso dei familiari alla Corte di Cassazione.

sentenza danni da vaccino

La decisione della Corte di Cassazione

In caso di omessa diagnosi (o diagnosi tardiva), oltre al danno biologico per il paziente che perde la salute e talvolta la vita, può verificarsi anche un danno non patrimoniale a carico dei suoi congiunti che, spesso, vedono stravolta la loro vita.

La famiglia può essere costretta a rivedere le proprie abitudini per accudire la persona vittima di una diagnosi non fatta e, se questa dovesse morire, può subire un danno da perdita del rapporto parentale.

Tale pregiudizio rappresenta una particolare ipotesi di danno non patrimoniale, derivante dalla lesione del diritto all’intangibilità della sfera degli affetti e della reciproca solidarietà nell’ambito della famiglia, all’inviolabilità della libera e piena esplicazione delle attività realizzatrici della persona umana nell’ambito della peculiare formazione sociale costituita dalla famiglia.

La Corte di Cassazione, nel caso in esame, ha ribadito il principio decretando che: “Il risarcimento del danno non patrimoniale può spettare anche ai prossimi congiunti della vittima di lesioni personali invalidanti”.

Omessa diagnosi e risarcimento ai parenti - Onere della prova

L'omessa diagnosi rientra nel novero delle ipotesi che danno luogo a responsabilità medica, materia sulla quale il legislatore è intervenuto (in ultimo, con la legge 24/2017, più nota come “legge Gelli“) stabilendo come la responsabilità della struttura sanitaria rivesta natura contrattuale.

Spetterà, dunque, alla Struttura Sanitaria, in caso di omessa diagnosi ed al fine di liberarsi della sua responsabilità, dimostrare che essa e il proprio personale abbiano agito secondo i canoni di diligenza e prudenza qualificata, con proporzione rispetto al quadro clinico del paziente.

In tal senso, con riguardo all’onere della prova, la Corte di Cassazione ha provveduto a puntualizzare la seguente regola: “Il paziente danneggiato, quanto alla prova del danno subito, deve limitarsi a provare l’esistenza del contratto (o del contatto sociale) e l’insorgenza o l’aggravamento della patologia ed allegare l’inadempimento del debitore, astrattamente idoneo a provocare il danno lamentato, rimanendo a carico del debitore dimostrare o che tale inadempimento non vi è stato ovvero che, pur esistendo, esso non è stato eziologicamente rilevante”. (Cassazione civile, sez. III, 11/03/2016, n. 4764).

Alla luce di quanto sopra, ben si comprende l’importanza, in situazioni come quella di una omessa diagnosi, di affidarsi ad un avvocato esperto in materia di responsabilità medica, che possa assistere ed indirizzare le parti verso l’individuazione e la produzione di tutti quegli elementi necessari ad assolvere l’onere probatorio in capo agli eredi, onde non vedersi pregiudicata la possibilità di ottenere il riconoscimento di tutte le voci di danno risarcibili.

Se un tuo congiunto ha subito gravi lesioni o è deceduto per un’omessa diagnosi e vuoi ottenere il giusto risarcimento, contattaci allo 011.18836052 o scrivi una mail a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Il lavoratore che rifiuta di vaccinarsi e si contagia sui luoghi di lavoro ha diritto alla tutela infortunistica.

È quanto ha precisato l’INAIL nella nota operativa del 1° marzo 2021 con riferimento al personale (nel caso di specie, infermieristico) che non accetta di sottoporsi alla profilassi vaccinale.

L’assicurazione gestita dall’INAIL ha infatti la finalità di proteggere il lavoratore da ogni infortunio sul lavoro, anche da quelli derivanti da colpa e di garantirgli i mezzi adeguati allo stato di bisogno derivante dalle conseguenze che ne sono derivate.

La vicenda

All'ospedale San Martino di Genova, 15 infermieri, dei 593 che avevano scelto di non ricevere la somministrazione del vaccino a cui avevano diritto, sono risultati positivi al Coronavirus.

Da qui il quesito sollevato all’INAIL dal direttore amministrativo della struttura: "Ammalarsi in corsia dopo aver detto no al vaccino va considerato infortunio sul lavoro, con l’insieme di tutele che ne deriva? O il dipendente andrà considerato in semplice malattia?".

La risposta dell’INAIL

Nel riscontro al quesito, l’INAIL ha affermato che "il rifiuto di vaccinarsi, configurandosi come esercizio della libertà di scelta del singolo individuo rispetto ad un trattamento sanitario, ancorché fortemente raccomandato dalle autorità, non può costituire una ulteriore condizione a cui subordinare la tutela assicurativa dell'infortunato”.

Alla base della propria decisione, l'Istituto ha posto il consolidato orientamento giurisprudenziale secondo cui “il comportamento colposo del lavoratore, tra cui rientra anche la violazione dell’obbligo di utilizzare i dispositivi di protezione individuale, non comporta di per sé, l'esclusione dell'operatività̀ della tutela prevista”.

In altre parole, quindi, gli operatori sanitari che non vogliono vaccinarsi e poi si contagiano con il Covid-19, hanno comunque diritto al riconoscimento dell'infortunio sul lavoro, se il contagio è avvenuto nel contesto lavorativo.

La tutela sull’infortunio è dovuta, infatti, anche nel caso in cui ci sia la colpa del lavoratore, purché non ci sia dolo.

Progetto senza titolo 5

Rifiuto vaccinazione: quali conseguenze giuridiche?

La scelta di non vaccinarsi, però, ha una conseguenza: si perde la possibilità di chiedere un risarcimento al datore di lavoro.

Il tema in questione si collega alla nozione di “concorso di colpa” che, come noto, ha luogo quando l’imprudenza e l’imperizia del lavoratore concorre a determinare l’evento dannoso.

In tale contesto, la responsabilità del datore di lavoro e la conseguente tutela risarcitoria può essere esclusa in considerazione del fatto che il dipendente incorre nell’infortunio, nonostante tutte le misure di contenimento del rischio adottate dal datore di lavoro, ivi compresa l’esortazione alla vaccinazione e la messa a disposizione del vaccino stesso.

Secondo l’orientamento della giurisprudenza prevalente, infatti, il comportamento colposo del lavoratore, che non assolve all’obbligo di utilizzare i dispositivi di protezione individuale, può ridurre o non ammettere la responsabilità del datore di lavoro che, a quel punto, viene esonerato dal risarcimento.

Dunque, ricapitolando:

  • il comportamento colposo del lavoratore, tra cui rientra la violazione dell’obbligo di utilizzare i dispositivi di protezione individuale, non comporta l’esclusione della tutela assicurativa apprestata dall’INAIL in caso di infortunio;
  • il comportamento colposo può, però, ridurre o escludere la responsabilità del datore di lavoro, facendo venir meno il diritto al risarcimento del danno nei suoi confronti e il diritto dell’INAIL ad esercitare il regresso nei confronti del datore di lavoro.

A seguito di un incidente stradale è possibile riportare danni patrimoniali e non patrimoniali. I primi comprendono il mancato guadagno dovuto all’impossibilità di svolgere la propria attività lavorativa e i danni economici che spesso un incidente porta con sé.

Il risarcimento dei danni fisici da incidente stradale appartiene, invece, alla categoria del risarcimento dei danni non patrimoniali e il suo ammontare dipende dalle gravità delle lesioni riportate.

I danni non patrimoniali si dividono in danno biologico e danno morale: i primi consistono nella lesione temporanea o definitiva dell’integrità psicofisica della vittima, nel secondo caso, invece, ad essere minata è la psiche del soggetto rimasto traumatizzato dall’evento.

Ma come avviene il risarcimento dei danni fisici?

Risarcimento dei danni fisici da incidente stradale, cosa comprende?

In caso di lesioni fisiche da incidente stradale, il danneggiato ha diritto ad un risarcimento per tutti i danni che l’incidente gli ha procurato.

Per calcolare l’importo del risarcimento dei danni fisici da incidente stradale esistono delle specifiche tabelle da utilizzare per la quantificazione degli importi.

L’entità del risarcimento dipenderà dai punti di invalidità permanente e dai giorni di inabilità temporanea conseguenti le lesioni riportate dal danneggiato nel sinistro.

Spetta al medico legale, attraverso la sua perizia, quantificare l’entità delle lesioni ed accertare la percentuale e la durata dell’inabilità temporanea, nonché la percentuale di invalidità permanente.

L’inabilità temporanea può essere assoluta o parziale:

  • l’inabilità temporanea assoluta consiste nell’impossibilità di svolgere le azioni quotidiane per via dei danni fisici riportati (es. giorni di ricovero ospedaliero).
  • l’inabilità temporanea parziale consiste nell’impossibilità di compiere a pieno le proprie azioni quotidiane. Il medico legale andrà ad assegnare una percentuale di inabilità (in genere dal 25% al 50%) e, i giorni per cui tale condizione si protrae, vengono risarciti con una somma proporzionale alla percentuale stabilita.

L’invalidità permanente si verifica quando i danni fisici riportati sono gravi e irrisolvibili: anche in questo caso è il medico legale ad assegnare un punteggio di invalidità (da 1 a 100) sulla base del quale verrà stabilita l’entità del risarcimento da danni fisici.

risarcimento dei danni fisici da incidente3

A quanto ammonta il risarcimento?

Una volta stabilita l’entità dell’inabilità temporanea e dell’invalidità permanente, esistono delle specifiche tabelle che consentono di calcolare l’importo del risarcimento.

Le tabelle sono due e l’utilizzo dell’una o dell’altra dipende dalla gravità delle lesioni subite nell’incidente:

  • per il calcolo delle lesioni micropermanenti, ossia per quelle lesioni che comportano un’invalidità permanente compresa tra 1 e 9 %, sono stati pubblicati, con l’articolo 5 della Legge n.5 del 2001, dei coefficienti, aggiornati annualmente con Decreti Ministeriali, che permettono di calcolare l’ammontare del risarcimento in base all’età del danneggiato, ai punti di invalidità riportati nell’incidente stradale e ai giorni di inabilità patiti prima della completa guarigione.
  • Per quanto riguarda invece il calcolo delle lesioni macropermanenti, ossia lesioni che comportano un’invalidità permanente superiore al 9%, vengono prese come riferimento, ai fini della quantificazione del risarcimento, le tabelle del Tribunale di Milano.

Perché è importante affidarsi ad un avvocato esperto in risarcimento danni da incidente stradale?

Occorre precisare che le tabelle viste sopra stabiliscono degli importi monetari per una liquidazione forfettaria del danno.

Molto spesso, con l’intervento di un legale esperto in materia di risarcimento dei danni fisici da incidente stradale, si riesce ad ottenere una “personalizzazione” del danno, che consente di aumentare l’entità del risarcimento, in funzione delle specifiche conseguenze subìte dalla persona nel caso specifico.

Ciò accade, ad esempio, quando, a causa delle lesioni permanenti riportate, la persona ha dovuto cambiare le proprie abitudini di vita, subendo un generale peggioramento della qualità della propria esistenza.

Questi aspetti, generalmente, non vengono considerati e valorizzati dalle compagnie assicurative quando il danneggiato si rivolge loro senza l’assistenza di un legale esperto, con la conseguenza che il risarcimento riconosciuto è spesso di gran lunga inferiore a quello effettivamente spettante.

Senza contare, poi, che, statisticamente, i tempi per ottenere il risarcimento si riducono del 60% con il supporto specialistico di un avvocato.

Per questi motivi, riteniamo che gestire il sinistro da soli, senza l’aiuto di un legale esperto in materia, costituisca uno dei 5 errori comuni da non commettere in caso di incidente stradale.

Se hai riportato danni fisici a seguito di un incidente stradale e vuoi ottenere il giusto risarcimento, non commettere l’errore di pensare di poter gestire da solo la pratica!

Chiamaci allo 011/18836052 oppure compila il form per ricevere l’assistenza legale di cui necessiti.

Tu pensa a guarire…al resto pensiamo noi!

Il Tribunale di Roma, con una sentenza depositata il 7 ottobre scorso, ha riconosciuto ai parenti di un paziente che aveva contratto un’infezione in ospedale e poi era deceduto il diritto al risarcimento.

In particolare, ha negato loro il risarcimento iure proprio per mancanza probatoria, ma ha concesso il risarcimento iure successionis.

Qual è la differenza? In caso di risarcimento iure proprio viene risarcito il danno morale che gli eredi hanno patito per la perdita del loro congiunto, in caso di risarcimento iure successionis viene risarcito il danno subito dalla vittima e poi trasferito agli eredi dopo la sua morte.

Morte del paziente contagiato in ospedale - La vicenda

Copia di Senza titolo 2

La vicenda ha per protagonisti gli eredi di un uomo che, a seguito di un intervento chirurgico, ha contratto un’infezione in ospedale che lo ha condotto alla morte.

Gli eredi si sono rivolti al Tribunale per chiedere un risarcimento iure successionis e iure proprio, portando come motivazioni i danni subiti dalla vittima e da loro stessi per via dell'interruzione del rapporto di parentela.

La prima richiesta si fondava sull’inadempienza contrattuale da parte della struttura sanitaria, la seconda sul generale dovere di non ledere l'altrui sfera giuridica (art. 2043 c.c.), posto a fondamento della responsabilità extracontrattuale, che obbliga, chiunque violi il divieto, al risarcimento del danno arrecato.

A tal proposito, la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 14615 del 9 luglio 2020 ha stabilito che: “Il rapporto contrattuale tra il paziente e la struttura sanitaria o il medico esplica i suoi effetti tra le sole parti del contratto”.

Ciò vuol dire che, dagli obblighi contrattuali medico-paziente, sono esclusi i terzi.

Gli eredi, dunque, che erano legati da un legame affettivo con la vittima, per poter ottenere un risarcimento iure proprio non possono che “giocare la carta” dell’azione di responsabilità extracontrattuale ex art. 2043 c.c.

Il differente titolo di responsabilità, oltre ad implicare un diverso termine di prescrizione (5 anni per la responsabilità extracontrattuale e 10 anni per la responsabilità contrattuale), comporta anche notevoli conseguenze sotto il profilo dell’onere della prova.

In particolare, per poter ottenere un risarcimento iure successionis, l’onere della prova risulterà più semplice, essendo sufficiente per gli eredi dimostrare il nesso di causalità fra l'aggravamento della situazione patologica (o l'insorgenza di nuove patologie) della vittima e la condotta del sanitario; diversamente, per poter invocare anche un risarcimento del danno patito iure proprio (perdita del rapporto parentale) occorrerà dimostrare, oltre che la sussistenza del danno ed il nesso di causalità,  anche il cosiddetto “elemento soggettivo”, ossia il dolo o, quantomeno, la colpa grave dei sanitari.

Tornando al caso specifico del Tribunale romano, lo stesso ha ritenuto ammissibile la prova che collega la morte dell’uomo all’infezione nosocomiale e, per tale motivo, ha condannato l’ospedale al risarcimento iure successionis.

La struttura, infatti, non è riuscita a dimostrare di aver previsto, adottato e messo a disposizione del paziente tutte le attrezzature idonee ad evitare l’insorgenza della complicanza infettiva post-chirurgica.

Tuttavia, lo stesso Tribunale ha negato il risarcimento iure proprio, in quanto gli eredi non sono riusciti a provare l’esistenza di una condotta negligente da parte dell’ospedale nell’adozione e nell’attuazione delle misure di prevenzione atte a minimizzare il rischio di contagio.

I danni risarcibili

Ma quali sono i danni risarcibili iure successionis in caso di paziente deceduto in ospedale a seguito di contagio?

Tutto dipende dalle circostanze. L’orientamento dominante prende in esame due tipologie di danno non patrimoniale: il danno biologico terminale e la sofferenza correlata al fatto di avvertire l’approssimarsi della morte (cosiddetto danno catastrofale).

Il primo consiste nell’inabilità protrattasi dall’insorgenza della malattia/lesione fino al decesso del paziente, se sopraggiunto dopo un apprezzabile lasso di tempo.

La sofferenza, invece, è risarcibile se, nel tempo che intercorre tra la lesione e il decesso, la persona è stata in grado di percepire la sua condizione e, in particolare, l’imminenza della morte.

Alla luce di quanto sopra, ben si comprende l’importanza, in situazioni del genere, di affidarsi ad un avvocato esperto in materia di malasanità, che possa assistere ed indirizzare le parti verso l’individuazione e la produzione di tutti quegli elementi necessari ad assolvere il complesso onere probatorio in capo agli eredi, onde non vedersi pregiudicata la possibilità di ottenere il riconoscimento di tutte le voci di danno risarcibili.

Un tuo parente è deceduto dopo aver contratto un’infezione in ospedale? Chiamaci subito per verificare se hai diritto ad un risarcimento!

danni da vaccino min

Danni da vaccino non obbligatorio: l’indennizzo è dovuto

Con la sentenza 118/2020 depositata il 23 giugno scorso, la Corte Costituzionale ha esteso il diritto all’indennizzo per danni da vaccino anche alle vaccinazioni non obbligatorie. Purché il nesso di causa sia provato con oggettività, le richieste di indennizzo possono dunque essere avanzate anche da chi - il danno - l’ha subito dopo una vaccinazione “fortemente raccomandata” seppur non obbligatoria.

Tale sentenza, dunque, va a dichiarare l’illegittimità della legge n. 210/1992 che prevede un "indennizzo a favore dei soggetti danneggiati da complicanze di tipo irreversibile a causa di vaccinazioni obbligatorie, trasfusioni e somministrazione di emoderivati”.

Danni da vaccino - La vicenda

La vicenda ha per protagonista una donna che, dopo essersi sottoposta nel 2003 al vaccino contro l’Epatite A, sviluppava la patologia nota come “lupus eritematoso sistemico”. Si rivolgeva dunque alla Corte d’Appello di Lecce che, verificata l’esistenza del nesso causale tra la vaccinazione e la patologia, stabiliva il diritto all’indennizzo.

Il Ministero della Salute ricorreva dunque in Cassazione ponendo come motivazione la non obbligatorietà del vaccino contro l’Epatite A. La legge n. 2010/1992, al Comma 1, recita infatti: "Chiunque abbia riportato, a causa di vaccinazioni obbligatorie per legge o per ordinanza di una autorità sanitaria italiana, lesioni o infermità, dalle quali sia derivata una menomazione permanente della integrità psico-fisica, ha diritto ad un indennizzo da parte dello Stato, alle condizioni e nei modi stabiliti dalla presente legge”. La Cassazione si rivolgeva dunque alla Consulta, per dichiarare l’illegittimità costituzionale dell’articolo 1, comma 1.

Pur non essendo la vaccinazione in questione obbligatoria, l’autorità sanitaria la consiglia fortemente. Nel periodo in cui la donna era stata vaccinata, inoltre, era in corso in Puglia una campagna contro l'epatite A. La donna aveva ricevuto una comunicazione che presentava la vaccinazione “non tanto come prestazione raccomandata, ma quasi come se fosse stata obbligatoria”.

danni da vaccino 2

La sentenza della Corte Costituzionale

“Benché la tecnica della raccomandazione esprima maggiore attenzione all'autodeterminazione individuale, essa è pur sempre indirizzata allo scopo di ottenere la migliore salvaguardia della salute come interesse (anche) collettivo”: con questa motivazione, la Corte Costituzionale ha stabilito il diritto all’indennizzo anche per i danni da vaccino non obbligatorio. Tantopiù che, nel caso in questione, la campagna vaccinale promossa dalla Regione Puglia ha trovato diversi riscontri nei piani vaccinali nazionali e in una specifica raccomandazione del Ministero della Salute del 26 luglio 2017.

"La ragione che fonda il diritto all'indennizzo del singolo non risiede nel fatto che questi si sia sottoposto a un trattamento obbligatorio: riposa, piuttosto, sul necessario adempimento, che si impone alla collettività, di un dovere di solidarietà, laddove le conseguenze negative per l'integrità psico-fisica derivino da un trattamento sanitario (obbligatorio o raccomandato che sia) effettuato nell'interesse della collettività stessa, oltre che in quello individuale”, si legge nella sentenza.

Una sentenza, questa, che ha decisamente cambiato le carte in tavola sul fronte degli indennizzi per danni da vaccino.

Non è mai piacevole constatare che la propria auto ha subito dei danni in seguito ad un incidente, ma è davvero frustrante scoprire dei graffi alla carrozzeria, conseguenza di atti vandalici avvenuti, nella maggior parte delle volte, in assenza di testimoni. Se non si conosce il colpevole, per ottenere un risarcimento è necessario disporre di una polizza assicurativa contro atti vandalici.

A differenza del risarcimento danni per incidente mortale, del risarcimento danni per investimento ciclista e per incidente stradale, quello per gli atti vandalici non è infatti previsto dalle coperture assicurative obbligatorie. Se il proprio veicolo è coperto dalla sola RCauto, oppure se gli atti vandalici riguardano la rottura di finestrini e parabrezza, assicurati dalla polizza cristalli, non sarà invece possibile chiedere un risarcimento all'assicurazione. Ma anche se si è tutelati dall'assicurazione, ricevere il giusto indennizzo può rivelarsi davvero difficile senza l'assistenza di un legale.

Leggi tutto...

La frattura al setto nasale può comportare un trattamento di lungo termine dovuto persino alla necessità di sottoporsi ad un intervento chirurgico e, di conseguenza, ad un lungo periodo di degenza.
Le spese mediche necessarie possono pesare sul bilancio familiare, così come il mancato guadagno e/o il lucro cessante.
Il calcolo del danno biologico e delle lesioni è quindi il passo necessario per trovare il giusto rimborso, anche quando si parla di risarcimento danni per malasanità o di risarcimento danni per intervento chirurgico sbagliato.

Analizzati i fatti nel modo più oggettivo possibile, si sceglie la strategia più idonea al caso concreto per ottenere ciò che spetta. Coloro che hanno subito questa tipologia di torto possono infatti trovare soddisfazione economica mediante querela  o denuncia.

Leggi tutto...

Il rischio di allagamento in un contesto domestico, e il conseguente risarcimento danni per infiltrazioni di acqua, è una situazione che preoccupa  chiunque possieda un appartamento. Si tratta peraltro di incidenti molto comuni, tanto che i sinistri legati alle assicurazioni per danni da acqua condotta sono considerati tra i più frequenti.

Rotture improvvise delle tubature, scarichi intasati e allacciamenti danneggiati comportano spese di riparazione e di risarcimento danni al condominio o ai vicini di casa piuttosto elevate.

Leggi tutto...

Il risarcimento danni per infortunio sul lavoro è un tema complesso, regolato da norme legislative riferite sia all’assistenza obbligatoria da parte dell’Inail, sia al datore di lavoro, obbligato a sua volta al risarcimento dei danni nelle voci non gestite dall’Istituto.

Nella maggior parte dei casi, un lavoratore infortunato si avvale unicamente del risarcimento da parte dell’Inail, ignorando che anche il datore di lavoro, attraverso la sua copertura assicurativa, è obbligato a sua volta a risarcirlo sia da danni fisici che morali.

Per tale ragione è importante che una pratica di infortunio sia gestita con la massima precisione da un professionista esperto in materia, al fine di individuare quale sia il metodo corretto da seguire.  

Leggi tutto...

Quando si vive in un condominio, uno dei timori più grandi è quello di subire dei danni arrecati da ristrutturazioni altrui o inerenti a parti comuni del condominio stesso.

Durante le ristrutturazioni, aldilà dei disturbi provocati dai rumori prodotti dagli strumenti come frese e martelli pneumatici, non è raro scoprire che la propria abitazione presenti un'infiltrazione sulla parete adiacente al vicino che rifaceva il bagno poiché la tubatura si è bucata.

Può capitare altre volte che, ad esempio a causa dell'usura e della vetustà, una tubazione condominiale si rompa causando un grosso danno alla propria abitazione che risulta allagata. È possibile ottenere un risarcimento economico in entrambe le situazioni sopra evidenziate, ma bisogna distinguere i soggetti contro i quali agire.

Leggi tutto...

Sono moltissime le persone che decidono di rivolgersi alla chirurgia estetica per migliorare il loro aspetto, correggere quelle piccole imperfezioni che le fanno sentire poco attraenti. Talvolta però purtroppo i risultati ottenuti sono ben lontani da quelli auspicati. Può accadere infatti di imbattersi in chirurghi estetici non professionali e ritrovarsi così, magari, un naso rovinato. Cosa fare e come muoversi allora per ottenere un risarcimento danni per intervento chirurgico sbagliato? Affidarsi ad un esperto nel settore, che da molti anni segue e tutela le persone rimaste vittima di interventi errati può rappresentare la via migliore per ottenere un corretto calcolo danno biologico e lesioni che porti ad un risarcimento danni adeguato.

Naso rovinato da interventi chirurgici errati: quale risarcimento spetta al danneggiato

Il danno causato all'aspetto estetico di una persona con un intervento sbagliato di chirurgia estetica al naso comporta pesanti condanne per il medico non professionale.

Leggi tutto...

Nel caso in cui si presenti un disservizio nella fornitura di energia elettrica è possibile chiedere un risarcimento danni la cui entità e natura varia in base al problema avuto. In particolare possono essere richiesti dei risarcimenti per i danni provocati da una sovratensione o da interruzioni di energia elettrica ma anche per la presenza di alcuni disservizi.

Risarcimento danni per sovratensione Enel

Nel caso in cui una sovratensione causi danni agli impianti di un'abitazione è possibile chiedere rimborso utilizzando la procedura telematica per avviare un tentativo di conciliazione che può risultare positiva o negativa. In caso di mancato accordo verrà siglato un verbale di conciliazione negativa cui potrà conseguire la citazione in giudizio dell'Enel dinanzi all’Autorità Giudiziaria competente, per la richiesta di risarcimento danni.

Secondo quanto stabilito dalla legge e in vista del fatto che la produzione di energia elettrica viene considerata dal codice civile attività pericolosa, è compito dell'ente gestore dimostrare di essere comportato con diligenza avendo posto in essere tutte le precauzioni del caso per evitare ogni tipo di danno.

Leggi tutto...

Il calcolo del danno biologico, ad esempio per una cicatrice indelebile comparsa in occasione di un tamponamento a catena o di un episodio di malasanità, non è sicuramente semplice. Ciò non toglie che a qualsiasi danno subito debba corrispondere un indennizzo, come nel caso di un risarcimento danni incidente stradale o di un risarcimento da Intervento chirurgico sbagliato.

La Corte di Cassazione definisce tale tipologia di indennizzo come “non patrimoniale”, categoria che comprende danni morali, esistenziali, biologici, agli affetti e così via. I danni estetici appartengono perciò al suddetto gruppo di casi. Presso il Tribunale di Vicenza è stata fatta recentemente chiarezza in merito alla gestione di queste circostanze, in particolare con la sentenza n.481 del 20 febbraio 2018.

Leggi tutto...

Riferimenti normativi e caratteristiche generali

Nell'ordinamento italiano la maggior parte delle norme in tema di risarcimento danni derivano dal codice civile. Vengono in rilievo, a tal proposito, l'art. 2043 e l'art. 1223: entrambi si riferiscono a due tipi diversi di responsabilità e si differenziano a seconda che il rapporto che intercorre tra le parti sia regolato da un contratto o meno.

Leggi tutto...

A chi non è capitato di inciampare a causa di un marciapiede malridotto o di forare una ruota della propria auto per via di una buca nel manto stradale non segnalata?

In casi simili, ci si chiede immediatamente se l’evento lesivo sia addebitabile solo alla nostra disattenzione o se, invece, non sussista anche la responsabilità di chi è incaricato della manutenzione di strade, piazze o giardinetti pubblici.

Si è molto discusso sulla configurabilità di un rapporto di “custodia” tra la pubblica amministrazione ed i beni (ad essa appartenenti) destinati all’uso da parte del pubblico.

Leggi tutto...

Solitamente la nascita di un bambino è considerata uno degli eventi più belli che possano accadere nella vita. Tuttavia, succede sempre più di frequente che, nonostante i progressi della scienza che consentono di monitorare al meglio l’andamento della gravidanza, si verifichino nascite di bambini affetti da gravi patologie, tali da condizionarne la loro vita e quella dei genitori.

In materia di procreazione si riscontrano diverse problematiche giuridiche; tra le più rilevanti vi è proprio quella della risarcibilità dei danni derivanti dalle c.d. “nascite indesiderate”.

In particolare, l’ipotesi che si sta per analizzare è quella in cui, durante il periodo di gestazione, il medico ha colpevolmente omesso di diagnosticare o di comunicare alla donna eventuali malformazioni ed altre anomalie del feto.

Leggi tutto...

Il vincolo contrattuale

La stipula di un contratto fa sorgere a carico dei contraenti un vincolo giuridico che consiste nell’obbligo di rispettare le regole che essi stessi si sono autoimposti.

Nel contratto di locazione, ad esempio, una parte (il locatore), si obbliga a far godere all’altra (il locatario o conduttore) una cosa mobile o immobile dietro il pagamento di un canone.

Leggi tutto...

La responsabilità professionale del dentista

Principio cardine del nostro ordinamento è quello per cui il paziente vittima di malasanità ha diritto ad ottenere il risarcimento dei danni subiti a causa dell’errore professionale.

Il dentista, come qualsiasi altro medico, nello svolgimento della sua attività professionale, è tenuto a rispettare le leges artis della medicina applicabili al suo settore e, in caso di negligenza, imprudenza o imperizia (ossia, in caso di violazione delle predette regole), il paziente ha diritto ad ottenere un risarcimento per i danni patiti.

Leggi tutto...

In Italia il fenomeno della malasanità ha una portata tale da renderlo un argomento di ordine quotidiano. Di fronte all’ingiustizia di un errore medico ciò che immediatamente ci si chiede è se sussistono i presupposti per ottenere un risarcimento delle lesioni patite a causa dell’inadempimento del sanitario e qual è l’iter per giungere al risarcimento.

Cosa si intende per errore medico?
Anzitutto, va precisato che si ha ”errore medico” quando il professionista, per superficialità, imperizia o negligenza, pone in essere una prestazione (quindi, un intervento, una terapia o una diagnosi non corretta) che invece di portare un beneficio al paziente, cagiona un peggioramento delle sue condizioni di salute. Rientrano nei casi di malasanità anche l’omissione, il ritardo e l’errore di una diagnosi, della gestione della cura e della somministrazione di farmaci, di un esame.

Leggi tutto...

Accade spesso di essere coinvolti in sinistri stradali e di non essere abbastanza preparati circa gli adempimenti da compiere nell’immediatezza.

Quanto agli accorgimenti preliminari va detto che in caso di incidente stradale bisogna, anzitutto, verificare se vi siano feriti e, laddove vi fossero, prestare loro assistenza.

È altrettanto opportuno mettere in sicurezza il luogo in cui si è verificato il sinistro e, se possibile, scattare delle fotografie ai veicoli coinvolti ed accertarsi della presenza di eventuali testimoni. Successivamente, se d’accordo, i conducenti dei veicoli interessati  possono procedere alla compilazione del modulo di contestazione amichevole, altrimenti si limitano a scambiarsi le generalità e ad inoltrare alle rispettive compagnie assicurative una segnalazione di sinistro.

Tali accorgimenti sono indispensabili ai fini dell’individuazione del responsabile del sinistro che sarà tenuto a risarcire i danni subiti dal veicolo ed, eventualmente, da chi vi era a bordo.

Leggi tutto...

Salvo casi eccezionali in cui l’intervento estetico costituisce la conseguenza naturale di un intervento curativo, nella maggior parte dei casi si ricorre alla chirurgia estetica nella fiduciosa speranza di migliorare il proprio aspetto.

Ma, come comportarsi se l’intervento estetico non risponde alle proprie aspettative? È possibile “ripristinare” la situazione precedente? Si ha diritto ad ottenere un risarcimento del danno subìto?

Anzitutto va sfatato il mito degli “interventi riparatori” in quanto ci sono operazioni alle quali, se mal riuscite, è impossibile porre rimedio; inoltre, dalle statistiche emerge che solo su una minima  parte degli interventi scorretti è possibile intervenire con una nuova operazione di riparazione.

Leggi tutto...

Il paziente vittima di malasanità ha diritto ad ottenere il risarcimento dei danni subiti a causa dell’errore professionale.

Tale principio ha portata generale ed è valido altresì in ambito odontoiatrico.

I danni che più frequentemente si verificano durante un trattamento dentistico sono infezioni, ascessi, rottura di un impianto dentale, omissione o ritardata diagnosi, problemi con l’anestesia etc. Va da sé che da una prestazione odontoiatrica eseguita maldestramente possono derivare danni al paziente anche seri e permanenti.

Leggi tutto...

Conclusosi il processo penale con la condanna dell’imputato, ci si chiede se ed in che modo la parte danneggiata, costituitasi parte civile, può ottenere il risarcimento del danno subito.

Poniamo il caso di chi ha subito delle lesioni personali e si è costituito parte civile nel processo che ha visto condannato l’autore del reato: in che modo ed in quale sede potrà ottenere il risarcimento dei danni (patrimoniali e non patrimoniali ) subiti in conseguenza della condotta delittuosa?

In via preliminare si impone una precisazione relativa al giudicato penale.

Leggi tutto...

Prima di addentrarci nella questione relativa alle responsabilità da infiltrazioni d’acqua, è opportuno chiarire il concetto di “terrazzo di proprietà esclusiva” in relazione al concetto di “lastrico solare”.

È definita “lastrico solare” la superficie piana posta nella parte superiore del condominio che svolge, essenzialmente, la funzione di copertura.

Si parla, invece, di “terrazzo” nel caso in cui tale superficie sia circondata da ringhiere che consentono l’affaccio.

Leggi tutto...

L’art. 50 c.p., in piena aderenza all’art. 112 Cost., conferisce al pubblico ministero la titolarità dell’azione penale.

In alcuni casi, però l’esercizio dell’azione penale non avviene d’ufficio nel momento in cui il P.M. viene a conoscenza di un determinato fatto di reato, ma, per la mancanza di particolare gravità dei fatti o per la natura del reato, la perseguibilità dell’illecito necessita di un impulso da parte della vittima: si parla, a tal proposito, di condizioni di procedibilità.

Leggi tutto...

Ai sensi dell’art. 1571 c.c., la locazione è il contratto con il quale una parte, “locatore”, si obbliga a far godere all’altra, “locatario” o “conduttore”, una cosa mobile o immobile per un certo periodo di tempo, dietro il pagamento di un determinato corrispettivo (c.d. canone locatizio).

Dall’accordo tra locatore e conduttore sorge un contratto a prestazioni corrispettive.

Le principali obbligazioni poste dal legislatore a carico del locatore sono la consegna della cosa locata, l’impegno a mantenerla in uno stato tale da consentirne l’uso pattuito e la garanzia del pacifico godimento della cosa durante il periodo di locazione.

Leggi tutto...

In materia di illeciti civili il rimedio generale previsto dalla legge è il risarcimento del danno, per cui chi ha subito un evento lesivo può citare in giudizio l’autore e chiedere di essere ricompensato del pregiudizio sofferto.

Detto ciò, occorre, però, chiedersi quali siano i tempi a disposizione della parte danneggiata per incardinare il giudizio volto ad ottenere il risarcimento.

In altri termini, posto che la parte lesa può ottenere il risarcimento del danno patito, tale diritto ha durata illimitata o deve essere esercitato entro un termine determinato?

Leggi tutto...

La regola di ordine generale secondo la quale ogni evento genera delle conseguenze vale più che mai nel diritto civile.

Nel nostro ordinamento giuridico, infatti, vige il principio per cui ciascuno deve comportarsi in modo tale da non ledere la sfera dei diritti altrui per non incorrere in eventuali responsabilità. In presenza di un illecito, il rimedio generale previsto dalla legge è il risarcimento del danno; la tutela risarcitoria è, quindi, lo strumento tipico con cui viene compensato un evento lesivo.

Ciò significa che chi cagiona un danno deve ricompensare colui che lo ha subito.

Leggi tutto...

Una delle domande che più frequentemente ci viene posta dai nostri assistiti, una volta risarciti, è la seguente: “sulla somma ottenuta a titolo di risarcimento devo pagare le tasse?”.

Sul risarcimento è prevista una tassazione? Scopriamolo

E la nostra risposta il più delle volte è: “dipende!”

Leggi tutto...

Accade molto spesso che, in seguito ad un incidente, derivino lesioni personali tali da determinare, a carico del danneggiato, un’invalidità temporanea o permanente.

La prima consiste nella limitazione provvisoria della capacità del soggetto, che si verifica nei giorni immediatamente successivi al sinistro.

Leggi tutto...

Quando si subisce un incidente, a seguito del quale vengono riportate lesioni personali, è necessario inviare tempestivamente alla Compagnia Assicurativa del danneggiante una richiesta di risarcimento danni, allegando i referti medici di cui si è in possesso (verbale di pronto soccorso, eventuale esito radiografia, certificati del medico di base etc.) e riservandosi di inviare il certificato medico che attesterà l’avvenuta guarigione.

Leggi tutto...

Risarcimento Danni Morali a Torino: informazioni e consulenza su StudioLegaleRisarcimentoDanni.it degli avvocati Bombaci e Laganà

A differenza del danno biologico, che è rappresentato da una la lesione da cui residuano postumi permanenti sulla persona, il danno morale consta di tutte quelle sofferenze psicofisiche come ansia, patema d’animo ed altri stati di turbamento interiore che insorgono successivamente ad un evento negativo, ad esempio un grave incidente stradale.

Inoltre, il primo viene liquidato secondo un criterio tabellare, mentre il secondo attraverso un principio equitativo, ovvero tramite l’intervento di un Giudice terzo che deve dapprima quantificarne la portata e successivamente monetizzarne il valore.

Si tratta, quindi, di due voci autonome e indipendenti, che sono parti fondanti del più generale concetto di danno non patrimoniale.

A puro titolo di esempio: una denuncia con richiesta di risarcimento danni per calunnia, che è un reato penalmente perseguibile ai sensi dell’art. 368 del Codice Penale, porterà la persona che lo ha commesso verso una condanna di tipo detentivo, ma per quanto riguarda il senso ansia e frustrazione patito dalla parte lesa, il danno morale appunto, questo andrà ristorato con una somma di denaro il cui ammontare verrà indicato in Sentenza.

Cosa dice la legge

L’articolo 2059 del Codice Civile, indica espressamente che il danno non patrimoniale deve essere risarcito, ma solo nei casi previsti dalla legge.

Leggi tutto...

Risarcimento Danni per Diffamazione a Torino: informazioni e consulenza su StudioLegaleRisarcimentoDanni.it degli avvocati Bombaci e Laganà

Occorre sempre moderare i toni durante una discussione, e più in generale nella vita corrente, dato che basta davvero valicare di poco i limiti della critica per vedersi recapitare una richiesta di risarcimento dei danni morali per diffamazione.

Questo reato, che si pensa possa punire solo comportamenti estremi, è in realtà molto facile da commettere stante la sua natura soggettiva la facilità con la quale oggi è possibile estendere il proprio pensiero verso una platea pressoché indefinita di individui.

Cosa dice la Legge

La diffamazione è un reato, è come tale inserito all’interno del Codice Penale nell’art. 595, nella categoria dei reati contro l’onore. È già intuibile dalla sua collocazione quale sia il bene che lo Stato voglia tutelare, ovvero la reputazione del soggetto passivo.

La condotta consiste nell’offendere l’altrui reputazione comunicando con più persone. Trattandosi di un delitto, prevede una pena detentiva principale che può arrivare oltre i tre anni per i casi più gravi.

Per l’accertamento del reato di diffamazione e per ottenere un risarcimento danni e quindi la quantificazione materiale di quanto la condotta posta in essere da terzi possa aver arrecato un danno di carattere non patrimoniale, occorre agire tramite una denuncia querela da presentare presso un Ufficio di Polizia, ovvero per mezzo di un legale, che provvederà al suo deposito presso la Procura della Repubblica competente.

Leggi tutto...

Risarcimento Danni per Calunnia a Torino: informazioni e consulenza su StudioLegaleRisarcimentoDanni.it degli avvocati Bombaci e Laganà

La calunnia è una condotta penalmente rilevante potenzialmente in grado di causare gravi danni al soggetto che ne dovesse rimanere vittima. Questa norma prevede pene detentive importanti, che sono incrementali in base agli effetti che ha sortito l’azione lesiva e la possibilità di richiedere un risarcimento dei danni morali per cifre anche significative.

Il suo inquadramento secondo Legge

La calunnia è un reato previsto e punito dall’art. 368 del Codice Penale, ed è collocato tra i delitti contro l’attività giudiziaria. Fondamentalmente si tratta di una violazione che può compiere chiunque, non essendo riservato a determinate categorie di soggetti, come i Pubblici Ufficiali per esempio. La norma in esame tutela il cittadino nei confronti di chi, per mezzo di scritti diretti all’Autorità Giudiziaria, lo incolpi ingiustamente di aver commesso un reato, pur sapendo che in realtà questi è innocente ed il fatto non si sia mai verificato.

Leggi tutto...

Risarcimento Danni per Minacce a Torino: informazioni e consulenza su StudioLegaleRisarcimentoDanni.it degli avvocati Bombaci e Laganà

Chi minaccia qualcuno di un male ingiusto commette sempre un reato, e con esso un comportamento idoneo ad integrare una richiesta di risarcimento per danni morali.

La leggerezza con la quale vengono profferite certe frasi, che magari vengono anche replicate sui social network, e che non tentano neanche di nascondere un certo senso intimidatorio verso la persona alle quali sono dirette, possono ingenerare tutta una serie di problemi legali, al punto che sono sempre più numerose le persone che si rivolgono alla Giustizia al fine di tutelarsi da azioni di questo genere.

La minaccia viene spesso inquadrata come la punta emersa di una più celata ed articolata condotta violenta, portata spesso avanti anche con altri mezzi.

Cosa dice la legge

L’articolo 612 del Codice Penale prescrive che chiunque minacci terze persone di un danno ingiusto è punito a querela della persona offesa.

Vale a dire che per far valere le proprie ragioni, occorre presentare un atto formale presso un Ufficio di Polizia dove si richiedere la punizione del colpevole a termini di legge. Se ricorre poi una delle aggravanti dell’art. 339 del Codice Penale, ovvero il reato viene posto in essere attraverso scritti anonimi oppure usando delle armi o in relazione ad oggettive circostanze di tempo e di luogo, la pena è aumentata e si procede d’Ufficio.

Leggi tutto...

Risarcimento Danni per Demansionamento sul Lavoro a Torino: informazioni e consulenza su StudioLegaleRisarcimentoDanni.it degli avvocati Bombaci e Laganà

All’atto della sua assunzione il lavoratore viene informato immediatamente di quello che sarà il suo inquadramento contrattuale con la relativa indicazione della qualifica e delle prestazioni che dovrà rendere nell’ambito del rapporto appena instaurato.

Diversamente da quanto si possa credere, il datore di lavoro non ha un potere illimitato sui suoi dipendenti, ed il demansionamento è una pratica vietata, a parte specifici casi stabiliti dalla Legge.

Con questo termine si intende la possibilità di adibire una persona ad un incarico di rango inferiore rispetto a quanto previsto e specificato generalmente nella lettera di assunzione.

Cos’è stabilito dalla legge

Il Codice Civile, all’art. 2103 in tema di prestazione del lavoro, stabilisce appunto il diritto per la persona assunta ad essere adibita a mansioni eguali o superiori secondo quanto stabilito in tema di inquadramento della sua figura professionale.

Esistono tuttavia alcuni casi nei quali la normativa permette delle deroghe, ad esempio in caso di donna in gravidanza relativamente al possibile rischio che le mansioni precedenti comporterebbero, ovvero in caso il lavoratore diventi inabile conseguentemente ad una malattia o infortunio, ai sensi dell’art. 7 del D.lgs 151/2001.

Leggi tutto...

Risarcimento Danni per Separazione e Tradimento a Torino: informazioni e consulenza su StudioLegaleRisarcimentoDanni.it degli avvocati Bombaci e Laganà

Non sempre la frase "vivere per sempre felici e contenti" si applica nella realtà, anzi sono molti i casi in cui l'amore finisce e le coppie decidono di separarsi, ma cosa succede se uno dei coniugi ha tradito l'altro? Quali sono gli effetti legali e soprattutto è possibile richiedere un risarcimento per danni in caso di tradimento? Se state per affrontare una separazione, vediamo come il nostro studio legale può aiutarvi nel farvi riconoscere il risarcimento per danni in caso di tradimento.

L'addebito della separazione ed il risarcimento per danni morali in caso di tradimento

La celebrazione del matrimonio comporta per i coniugi l’osservanza di precisi doveri elencati nell’Art. 143 del Codice Civile, quali l’obbligo reciproco alla fedeltà, all’assistenza morale e materiale, alla collaborazione nell’interesse della famiglia e alla coabitazione. Quando il dovere reciproco alla fedeltà coniugale viene a mancare può configurarsi una separazione con addebito. La legge tutela il coniuge tradito addebitando o imputando come causa della separazione il mancato rispetto della fedeltà coniugale, quando tale violazione abbia assunto efficacia causale nella determinazione della crisi coniugale. 

Semplificando, se in sede giudiziale viene provato che il tradimento di uno dei coniugi sia stata la causa scatenante della separazione, si può configurare l’addebito e, per il coniuge tradito, anche la possibilità di richiedere un risarcimento danni.

Leggi tutto...

Risarcimento Danni Psicologici a Torino: informazioni e consulenza su StudioLegaleRisarcimentoDanni.it degli avvocati Bombaci e Laganà

Introduzione e nozioni generali

Parlando di risarcimento per danni psicologici s'intende la pretesa fatta valere in sede giudiziale da parte della presunta vittima allo scopo di tutelare le condizioni psico-fisiche potenzialmente lese dall'evento in esame. Occorre precisare che, a differenza di altri tipi di liquidazione di somme conseguenti ad una sentenza, in questo caso ci si riferisce al risarcimento danni come ad un atto di natura consolatoria, non compensatrice nè in grado di ripristinare la situazione ex ante.

Le ingiurie subite si possono fin da subito distinguere in danni patrimoniali (quindi calcolabili sulla base del danno emergente e del lucro cessante) e danni non patrimoniali.

Danni non patrimoniali: distinzioni

È proprio all'interno di questa macrocategoria che possiamo operare un'ulteriore divisione, con riferimento alla valutazione medica della lesione e delle relative conseguenze sul piano psico-fisico.
Per danno biologico, che trova il proprio appiglio normativo nella fonte gerarchicamente più elevata nell'ordinamento italiano, ossia nell'art. 32 della Costituzione, s'intende la patologia psichica post evento traumatico. La durata stimata per questo tipo di lesione varia da uno a due anni.

Il danno morale, compreso nei danni di cui all'articlo 2059 del codice civile, è invece un turbamento soggettivo, un disagio sorto sempre in conseguenza al fatto oggetto della controversia. La sua natura è tuttavia transitoria, breve, poichè è destinata a riassorbersi col passare del tempo. Generalmente il risarcimento per danni morali è stabilito dall'organo giudicante in via equitaria.

Leggi tutto...

Risarcimento Danni Morali da Incidente Stradale a Torino: informazioni e consulenza su StudioLegaleRisarcimentoDanni.it degli avvocati Bombaci e Laganà

Se sei rimasto coinvolto in un incidente stradale per cui non hai colpa, hai diritto ad essere risarcito di tutti i danni subiti. In linea di principio, il nostro ordinamento prevede il risarcimento di due tipologie di danno: il danno patrimoniale e il danno non patrimoniale.

Il primo coincide con la lesione della sfera patrimoniale del danneggiato e, in quanto tale, è suscettibile di valutazione economica. Il danno non patrimoniale, di contro, va identificato con la lesione di un bene che mal si presta ad una stima economica, come, ad esempio, il bene “salute”.

Tale danno si presenta come una categoria unitaria, che racchiude al suo interno tre sottocategorie, vale a dire: il danno biologico; il danno morale e il danno esistenziale.

Ebbene, in questo articolo ci occuperemo di esaminare la sottocategoria del danno morale, e, più nello specifico, il danno morale conseguente ad un incidente stradale.

Cos’è il danno morale

Quando si parla di danno morale, ciò che si intende è il danno dovuto al turbamento psicologico o alla sofferenza d’animo che possono scaturire a seguito delle lesioni fisiche riportate in un sinistro. Il danno morale si distingue, quindi, dal danno patrimoniale, che consiste invece nella perdita di una somma di denaro imputabile a una altrui condotta antigiuridica (c.d. danno emergente) e nella conseguente mancata opportunità di usufruire di tale risorsa per produrne di nuove (c.d. lucro cessante).

Leggi tutto...

Risarcimento Danni Condominio a Torino: informazioni e consulenza su StudioLegaleRisarcimentoDanni.it degli avvocati Bombaci e Laganà

Spesso le relazioni sociali per chi vive in condominio non sono affatto semplici, soprattutto quando ci troviamo dinanzi a situazioni che ci hanno danneggiato e ci spingono a chiederci se abbiamo diritto al risarcimento danni causati per esempio da ristrutturazione dell'edificio, un trasloco, un infiltrazione d'acqua e altro ancora.

Per avere un'idea abbastanza chiara di quali sono i casi in cui abbiamo diritto al Risarcimento danni che si verificano in un condominio, innanzitutto dobbiamo partire da quanto citato nell'articolo 2051 del codice civile e cioè - Ciascuno è responsabile del danno cagionato dalle cose che ha in custodia, salvo che provi il caso fortuito -. In base a tale articolo viene considerato il custode di una cosa colui che è tenuto a vigilare un determinato oggetto, mentre per caso fortuito si intende la situazione che non poteva essere evitata.

Leggi tutto...

Risarcimento Danni per Infiltrazioni Acqua a Torino: informazioni e consulenza su StudioLegaleRisarcimentoDanni.it degli avvocati Bombaci e Laganà

La manutenzione degli immobili, in particolar modo degli impianti idrici degli appartamenti, dovrebbe essere eseguita con una certa regolarità. Sebbene oggi le tecniche costruttive prevedano l’utilizzo di materiali plastici pressoché eterni, non sono infrequenti le richieste di risarcimento dei danni tra gli inquilini di un condominio a causa delle infiltrazioni d’acqua.

Queste sono spesso causate da piccole crepe che sono localizzate nei punti di giunzione e di snodo su vecchi e vetusti impianti, che sono anche piuttosto difficili da raggiungere.

Non a caso la video ispezione è diventata una pratica d’obbligo, stante la sua possibilità di individuare celermente ed efficacemente il guasto, a cui potrà seguire un intervento mirato e con delle demolizioni minime.

Casi più frequenti

In occasione di lavori condominiali sull’impianto idrico possono verificarsi delle perdite che sono da considerarsi fisiologiche finché non generano quelle enormi chiazze di umido sulle mura. In questo caso siamo di fronte ad un lavoro probabilmente non eseguito a regola d’arte ed è necessario segnalarlo al più presto, in modo che si possa prontamente individuare ed isolare lo sversamento.

Leggi tutto...

Risarcimento Danni per Caduta Alberi a Torino: informazioni e consulenza su StudioLegaleRisarcimentoDanni.it degli avvocati Bombaci e Laganà

Lo stato generale della viabilità italiana soffre di una grave carenza di manutenzione generale, che in alcuni casi arriva a sfiorare condizioni di estrema severità. Allo stesso modo il patrimonio naturale e di decoro urbano, come ad esempio le piante ad alto fusto, sono appesantite dalle mancate potature o da malattie che ne rendono i cavi i fusti.

Questo stato di sofferenza logora il legno e lo trasforma in una pericolosa bomba ad orologeria.

I fatti di cronaca legati a qualsiasi situazione di maltempo, vedono nella caduta di alberi una delle situazioni potenzialmente più pericolose che si possono presentare a carico dei cittadini.

Suolo pubblico o privato?

Sarà innanzi tutto utile accertare se la pianta si trova su suolo pubblico, ovvero in un’area privata, questo perché cambiano i soggetti tenuti alla manutenzione della pianta. Ad esempio, qualora l’albero sia piantato entro la recinzione di un palazzo, potrebbe essere chiamato a rispondere del fatto, con conseguente risarcimento dei danni, il condominio, in quanto soggetto onerato dell’obbligo di custodia, come sancito dall’articolo 2051 del Codice Civile.

Leggi tutto...

Risarcimento Danni per Caduta Calcinacci a Torino: informazioni e consulenza su StudioLegaleRisarcimentoDanni.it degli avvocati Bombaci e Laganà

Vita dura per i proprietari di immobili che non intervengono per eliminare tutti quei pericoli che l’azione combinata di tempo ed incuria possono causare. Il rischio è quello di una condanna penale e dei conseguenti risarcimenti per la caduta di calcinacci.

A pronunciarsi sul tema sono state diverse Corti di merito e la Suprema Corte di Cassazione, che ha stabilito che l’obbligo di manutenere correttamente un palazzo non è da considerarsi un intervento a discrezione, ma rientra entro precisi criteri di diligenza che devono essere rispettati.

Una violazione dai connotati penali

Il reato di omissione di lavori in edifici che minacciano rovina è sancito dall’art. 677 del Codice Penale, tra e contravvenzioni concernenti l’incolumità pubblica. Tale fattispecie incriminatoria punisce appunto il proprietario di un immobile in stato di vetustà ed abbandono il cui cedimento strutturale, anche parziale o degli elementi accessori che lo compongono, possa costituire un pericolo per le persone.

Cosa dice il Codice Civile

Leggi tutto...

Risarcimento Danni per Allagamento Appartamento a Torino: informazioni e consulenza su StudioLegaleRisarcimentoDanni.it degli avvocati Bombaci e Laganà

La possibilità che un appartamento si allaghi può dipendere in genere da due fattori, uno interno e l’altro esterno. Nel primo caso la perdita d’acqua ha origine all’interno delle mura, per una perdita diretta o indiretta dal circuito idrico dell’appartamento, mentre nel secondo caso si parlerà quasi sempre di irruzione dovuta a cause naturali come, nubifragi o inondazioni.

Accertarsi della causa dell’evento

Quelle infiltrazioni d’acqua, che per esempio possono insorgere in seguito a taluni lavori condominiali, o derivare dai danni prodotti al nostro impianto da un intervento di ristrutturazione del vicino, hanno in ogni frangente una causa ben precisa. Per bloccarle basta intervenire sulla valvola di chiusura del contatore domestico o condominiale. Qualora le cause siano da attribuirsi invece a fattori legati a calamità e maltempo, la soluzione non sarà altrettanto semplice, ed inoltre occorrerà che siano le Autorità ad accertare cosa ha portato all’inondazione. Si spazia dalla rottura di un argine alla mancata pulitura della rete di drenaggio stradale.

Legge alla mano, chi si ritiene responsabile

In tutti i casi che possano determinare l’evento, fa fede sempre l’articolo 2051 del Codice Civile, secondo il quale è responsabile del danno il soggetto, inteso come persona fisica o giuridica, che aveva in custodia la cosa. E questo principio a carattere generale vale sia per il pubblico che per il privato. Non sembrano sorgere particolari complessità ed interpretazioni qualora il fatto avvenga a causa della rottura di un tubo in ambito condominiale.

Leggi tutto...

Risarcimento Danni per Allagamento Negozio o Magazzino a Torino: informazioni e consulenza su StudioLegaleRisarcimentoDanni.it degli avvocati Bombaci e Laganà

I titolari di un negozio o di un magazzino, locali che generalmente si trovano a livello stradale, possono trovarsi nella spiacevole evenienza di subire un allagamento, che può verificarsi per cause naturali, ovvero per la rottura di una condotta dell’acqua pubblica o anche per una infiltrazione che può provenire, per esempio, da un appartamento del sovrastante condominio.

Di chi è la responsabilità dell’evento?

Le motivazioni per il quale avremo il magazzino o il negozio sommerso dall’acqua, come anzi detto, si potranno individuare piuttosto agevolmente agendo in proprio o con l’ausilio dei Vigili del Fuoco, se la situazione dovesse essere talmente grave da richiedere il loro intervento. La richiesta di risarcimento dei danni andrà inviata direttamente al condominio, in tutti quei frangenti dove l’allagamento sia derivato da una rottura dalle condutture interne al fabbricato. Basterà quindi intervenire al più presto sulla valvola di intercettazione del contatore per bloccare subito la perdita.

Qualora il fatto sia invece ascrivibile alla responsabilità di un ente pubblico, per esempio per l’esondazione di un fiume, allora la richiesta di ristoro andrà indirizzata direttamente a quest’ultimo, previa la sua corretta individuazione. Per una migliore assistenza è buona prassi farsi assistere da un Avvocato specializzato, che potrà fornire anche una valida consulenza su come far stimare i danni e personalizzare al massimo un eventuale risarcimento.

La colpa è in capo al custode

Leggi tutto...

Risarcimento Danni per Caduta Scale Condominio a Torino: informazioni e consulenza su StudioLegaleRisarcimentoDanni.it degli avvocati Bombaci e Laganà

Il condominio, in quanto custode del fabbricato, è responsabile dei danni ai condomini e soggetti terzi arrecati da parti comuni dell’immobile ( ex articolo 2051 del codice civile). In caso di cadute sulle scale, la parte che subisce un infortunio ha diritto a un risarcimento, se dimostra che il danno si è verificato all’interno del condominio e non si poteva evitare.

In giurisprudenza non mancano sentenze che dispongono il risarcimento danni causati da cadute sulle scale condominiali a causa della presenza di detriti, acqua, sostanze oleose, gradini sconnessi o spegnimento della luce temporizzata. Il soggetto infortunato può rivalersi sul condominio, citando in causa l’amministratore, se dimostra che la caduta è dovuta alla mancata custodia delle scale e non dipenda dalla sua disattenzione. In questi casi, per tutela i propri diritti è importante avvalersi dell'assistenza di un avvocato competente, che possa mettere in atto una valida strategia probatoria per far riconoscere all'assistito un equo indennizzo per i danni subiti.

Pressupposti per chiedere risarcimento danni

I presupposti utili alla configurazione della responsabilità oggettiva del condominio sono rappresentati: dall’ esistenza di un fatto lesivo, il nesso causale tra il danno e la caduta dalle scale e la sussistenza del rapporto di custodia tra il soggetto responsabile e la cosa custodita che ha determinato il danno.

Leggi tutto...

Risarcimento Danni da Ristrutturazione del Vicino a Torino: informazioni e consulenza su StudioLegaleRisarcimentoDanni.it degli avvocati Bombaci e Laganà

Talvolta i vicini di casa possono creare dei problemi agli altri condomini e inquilini, basta pensare a quando la ristrutturazione della loro abitazione danneggia uno o più appartamenti circostanti. A tal proposito come ottenere un risarcimento danni per ristrutturazione del vicino? In merito ecco alcune delucidazioni di aiuto ai fini risarcitori.

Che cosa fare se la ristrutturazione del vicino provoca dei danni alla propria casa?

Nel momento in cui un vicino che stia ristrutturando la sua abitazione provochi dei danni alla tua casa occorre:

  • mettere subito al corrente di tali danneggiamenti il proprietario dell’appartamento in ristrutturazione. Inoltre per conoscenza della situazione è importante informare anche l’impresa edile che si occupa dei vari rifacimenti e l’amministratore di condominio. Al riguardo la comunicazione può essere data di persona, per telefono o per iscritto;
  • fotografare i vari danneggiamenti subiti dalla propria casa prima di apporvi rimedio come prova degli stessi;
  • consultare un avvocato se, passati diversi giorni dopo aver avvisato il vicino, non si ottiene alcun riscontro. In merito è necessario rivolgersi a un avvocato per richiedere una negoziazione assistita, che è obbligatoria per legge tranne nel caso in cui l’ammontare dei danni superi i 50.000 euro. Più nello specifico la negoziazione assistita di un legale prevede la spedizione di una lettera formale di richiesta risarcimento danni via raccomandata A/R o via posta elettronica certificata al proprietario della casa in ristrutturazione.

Leggi tutto...

Risarcimento Danni per Lavori Condominiali a Torino: informazioni e consulenza su StudioLegaleRisarcimentoDanni.it degli avvocati Bombaci e Laganà

Quando si eseguono dei lavori condominiali è possibile che uno o più condomini subisca dei danni. In questo caso come si può ottenere il risarcimento danni e a chi occorre richiederli?

Errori nei lavori condominiali

I lavori condominiali hanno l'obiettivo di apportare migliorie, nonostante questo è possibile che durante l'esecuzione degli stessi, o in seguito, possano presentarsi dei danni ai vari condomini. Ad esempio è capitato che delle unità abitative in seguito ai lavori abbiano notato delle infiltrazioni di acqua provenienti dalla cattiva esecuzione dei lavori di impermeabilizzazione.

In questi casi è possibile ottenere il risarcimento danni oltre al ripristino della situazione antecedente. L'articolo 1655 cod. civ. stabilisce che l'appaltatore una volta ottenuto l'incarico debba eseguire la prestazione in totale autonomia attraverso l'impiego di una propria organizzazione e curando la modalità di esecuzione. L'appaltatore in base allo stesso articolo si obbliga al raggiungimento di un determinato risultato. Questo vuol dire che nel caso in cui durante l'esecuzione dei lavori crei danno ai condomini, sarà costui a dover risarcire gli stessi.

Se in linea di massima si applica questo principio, non sono mancati casi in cui i giudici abbiano dovuto determinare il grado di responsabilità da attribuire ad ognuno dei soggetti coinvolti, ovvero il condominio e l'amministratore.

Il risarcimento dei danni

La prima cosa da capire è quando si può ottenere il risarcimento dei danni. Il proprietario di un'unità immobiliare può ottenere il risarcimento dei danni nel momento in cui ha subito appunto dei danni (infiltrazioni, rottura di tubature, rottura vetri), gli stessi devono poter essere riferiti ad un comportamento doloso o colposo. Deve quindi trattarsi di un atto intenzionale oppure un errore dovuto a distrazione o incapacità di valutare le conseguenze delle azioni.

Leggi tutto...

Risarcimento danni da Incendio a Torino: informazioni e consulenza su StudioLegaleRisarcimentoDanni.it degli avvocati Bombaci e Laganà

Come ottenere il risarcimento danni per incendio? L'incendio inteso come "combustione, con fiamma, di beni materiali al di fuori di appropriato focolare, che può autoestendersi e propagarsi" rientra tra gli eventi che accadono più frequentemente. Perché si possa parlare d'incendio è necessario che ci sia sviluppo di fiamma e che questa non resti circoscritta al proprio punto d'origine, ma si propaghi al di fuori di esso. L'assicurazione incendio copre i danni cagionati a beni mobili e immobili da: fornelli a gas, corto circuito, mal funzionamento di oggetti elettrici, fulmine, atti dolosi, esplosione, scoppio, ecc.

Incendio: cosa fare per ottenere il risarcimento danni

Concretamente, nel caso in cui si verificassero le circostanze sopra descritte, il danneggiato è tenuto a rispettare l'obbligo di salvataggio, che consiste nel porre in essere ogni possibile attività per evitare il danno o per ridurne le conseguenze (art. 1914 c.c.). La mancata osservanza di tale obbligo potrebbe compromettere in tutto o in parte il diritto al risarcimento danni per incendio. Infatti, stando all'art. 15 del Codice Civile, se l'inosservanza dell'onere di salvataggio è dolosa, l'assicurato perde totalmente il diritto alla prestazione dell'assicuratore. Se invece egli ha agito con semplice colpa, la sanzione consisterà in una riduzione dell'indennità.

Leggi tutto...

Risarcimento Danni Aziende Fornitrici a Torino: informazioni e consulenza su StudioLegaleRisarcimentoDanni.it degli avvocati Bombaci e Laganà

La liberalizzazione del mercato ha fatto affacciare sul mercato molti fornitori di servizi, che si pongono in concorrenza con quelli storici per la fornitura delle classiche utenze domestiche, che prima invece venivano erogate in un regime di quasi monopolio.

Questa liberalizzazione ha portato da un lato una serie di vantaggi per gli utenti, stante la concorrenza che si è andata a creare sul mercato, ma anche non pochi problemi legati spesso ad una gestione non sempre eccellente della clientela, tanto che la richiesta di risarcimento danni alle aziende fornitrici è uno degli argomenti più ricercati su internet.

Si pensi ad esempio alle sovratensioni Enel, che consistono in una sorta di impulso ad alta tensione che transita lungo la normale linea di alimentazione elettrica e che può generare danni a tutti gli apparecchi collegati alla corrente, come televisori, frigoriferi e decoder satellitari.

Il settore delle telecomunicazioni poi è quello maggiormente falcidiato dai disservizi e da tariffe che, il più delle volte, non brillano per trasparenza e chiarezza. Gli interventi, specie quelli di carattere legislativo, hanno individuato nel consumatore, inteso come utente finale delle aziende fornitrici, il soggetto debole e quindi da tutelare, e questo per ovvie ragioni.

Questa attenzione del legislatore, però, non si è immediatamente concretizzato in una automatica forma di extra tutela per quei malcapitati che dovessero riscontrare un disservizio sulla linea telefonica, elettrica o sulla fornitura di acqua.

La normativa che interessa i vari settori è diversa e necessità dell’assistenza di un professionista per poter essere sfruttata appieno dal consumatore, che può accedere a diverse forme di tutela, anche extra giudiziaria come la conciliazione, che negli ultimi anni ha preso sempre più piede fino a diventare uno strumento molto efficace.

Leggi tutto...

Risarcimento Danni per Sovratensione Enel a Torino: informazioni e consulenza su StudioLegaleRisarcimentoDanni.it degli avvocati Bombaci e Laganà

Nonostante il continuo ammodernamento dell’infrastruttura di rete per il trasporto dell’energia elettrica, esistono ancora casi di danneggiamento degli apparati elettrici dovuti ad improvvisa sovratensione alla rete enel.

Sebbene esistano delle protezioni per far fronte a questo genere di inconvenienti, spesso gli impianti elettrici, se non quelli più recenti, non sono dotati di dispositivi in grado di dissipare questo improvviso impulso di alta tensione.

La liberalizzazione del settore
L’ingresso di altri operatori nel mercato dell’ex monopolista

Il mercato dell’energia elettrica è stato liberalizzato da pochi anni, nei quali si sono affacciati sul panorama italiano un numero imprecisato di operatori in grado di offrire i loro servizi. Si badi bene tuttavia che l’infrastruttura della rete rimane sempre di proprietà dell’ex monopolista, come pure le centrali per la produzione di energia.

Questa considerazione è di notevole importanza qualora si sia intenzionati a richiedere un risarcimento danni ad una delle aziende fornitrici.

Come agire e cosa dice la legge
Come tutelare i propri interessi in caso di danni da sovratensione

Ci si chiederà a questo punto come sia possibile chiedere un risarcimento danni all’enel, qualora si rimanga danneggiati da un evento di sovratensione che abbia danneggiato elettrodomestici che possono essere molto costosi, come lavatrici, televisori o frigoriferi.

Leggi tutto...

Risarcimento Danni per Interruzione - Disservizio Linea Telefonica a Torino: informazioni e consulenza su StudioLegaleRisarcimentoDanni.it degli avvocati Bombaci e Laganà

I disservizi telefonici rappresentano degli inadempimenti contrattuali da parte della compagnia e che possono determinare danni alla persona. In particolare, si tratto di danni non patrimoniali di tipo esistenziale che possono dare luogo a un risarcimento.
La giurisprudenza si è pronunciata diverse volte in merito ai disservizi degli operatori telefonici, riconoscendo degli indennizzi per il mancato utilizzo della linea telefonica e della connessione ad internet da parte dell’utente.

I disagi legati all’interruzione dei servizi telefonici previsti nel contratto, per cause da imputare all’azienda, determinano la possibilità per l’utente di ricevere l’ indennizzo previsto nella carta dei servizi dell’operatore, ma anche delle somme a titolo di rimborso per i danni morali e non patrimoniali. In base all’articolo 2059 del codice civile, che disciplina il danno morale, i disservizi telefonici generano sofferenza psichica nell’utente, con ripercussioni negative sulla sua vita sociale.

Il mancato rispetto degli obblighi contrattuali della società telefonica si traduce in una violazione dei diritti fondamentali del cliente, che ha diritto a essere risarcito per i disagi subiti.

Risarcimento danni per disservizi

Ritardi nell'allacciamento della linea o nel suo trasferimento, impossibilità di effettuare telefonate o a connettersi ad internet, difficoltà a comunicare e ogni altro disagio dovuto a guasti e altre problematiche da imputare al gestore possono causare stress psicologico al consumatore, generare stati di alterazione emotiva, frustrazioni e incidere in modo negativo sulla sua vita.

Leggi tutto...

Risarcimento Danni per Interruzione - Disservizio Energia Elettrica a Torino: informazioni e consulenza su StudioLegaleRisarcimentoDanni.it degli avvocati Bombaci e Laganà

Viviamo in un paese nel quale talune infrastrutture strategiche sono state realizzate molti anni orsono, ed a parte taluni ammodernamenti, che hanno spesso riguardato solo le zone urbane e quelle immediatamente limitrofe, fondamentalmente si usufruisce di taluni servizi, come quello elettrico, dove l’ultimo miglio è ancora quello che fu posato in origine.

Ciò non significa che un’interruzione e/o disservizio sull’’energia elettrica non possa riguardare anche i centri a maggiore densità abitativa, specie durante l’esecuzione di scavi per far posto ad altre infrastrutture o semplicemente per guasti complessi che possono interessare direttamente le dorsali che portano il servizio.

Gli indennizzi automatici
Il fornitore prevede già una forma di indennizzo in caso di guasto sulla linea

Esiste già una forma di risarcimento danni proposto dalle aziende fornitrici di energia, che tuttavia si limita alla sola circostanza di essere rimasti senza tensione per un numero determinato di ore, tralasciando quindi tutti gli altri aspetti.

È opportuno precisare dopo una interruzione di energia elettrica con richiesta di risarcimento danni, quasi tutte i fornitori tenderanno a classificare l’evento come eccezionale ed a ricondurre le pretese del cliente nell’alveo di quegli indennizzi automatici che sono stabiliti dalle carte dei servizi e dall’ARERA, ovvero l’autorità per l’anergia Elettrica il gas ed il sistema idrico.

Leggi tutto...

Risarcimento Danni per Interruzione - Disservizio Fornitura Acqua a Torino: informazioni e consulenza su StudioLegaleRisarcimentoDanni.it degli avvocati Bombaci e Laganà

La rete di distribuzione dell’acqua potabile presente nel nostro paese sebbene sia in grado di raggiungere capillarmente ogni angolo del territorio, talvolta presenta dei problemi di fondo che sfociano in interruzioni della fornitura che possono durare anche alcuni giorni.

Difendersi in questo caso è fondamentale, dato che l’acqua rappresenta un bene primario, difficilmente reperibile in forma alternativa rispetto alla diretta erogazione.

La fornitura ed il contratto
Cosa prevede la normativa in tema di fornitura

L’acqua viene erogata dietro sottoscrizione di un regolare contratto di fornitura come stabilito dai principi di cui all’art. 1559 del codice civile.

Leggi tutto...

Risarcimento Danni per Acqua Inquinata a Torino: informazioni e consulenza su StudioLegaleRisarcimentoDanni.it degli avvocati Bombaci e Laganà

L'acqua è una risorsa naturale fondamentale per la sopravvivenza di ogni individuo, per questo ogni immobile per essere abitato deve essere collegato alla rete idrica che fornisce un'erogazione continua di acqua potabile, ma cosa succede se le aziende distributrici forniscono acqua inquinata?

Si potrebbe pensare che i casi in cui l'azienda ha erogato acqua inquinata siano abbastanza isolati, invece negli ultimi anni si sono moltiplicate le iniziative processuali nei confronti delle aziende fornitrici di acqua per ottenere un risarcimento danni da acqua inquinata. Vediamo nel dettaglio come fare per richiedere il risarcimento se avete notato che dai vostri rubinetti fuoriesce acqua inquinata.

Come ottenere il risarcimento danni acqua inquinata

Prima di richiedere il risarcimento danni da acqua inquinata è opportuno distinguere tra acqua potabile e non potabile, difatti la richiesta di danni può essere inoltrata solo nel caso in cui il disservizio riguardi l'erogazione di acqua potabile direttamente dai rubinetti della propria abitazione. Innanzitutto per poter richiedere e ottenere un risarcimento danni è opportuno farsi assistere nella causa da un avvocato specializzato in questo tipo di contenziosi, altrimenti potreste non ottenere nessuna liquidazione del danno e soprattutto continuare ad utilizzare per l'uso quotidiano acqua inquinata.

Se avete notato che l'acqua della vostra abitazione si presenta sporca, maleodorante o con residui solidi, sicuramente sarà inquinata e non potrà essere utilizzata, in questo caso il vostro avvocato dovrà agire in giudizio contro l'ente gestore o il Comune innanzi al giudice di Pace o al Tribunale, a seconda dell'importo della causa.

Leggi tutto...

Risarcimento Danni Responsabilità Contrattuale a Torino: informazioni e consulenza su StudioLegaleRisarcimentoDanni.it degli avvocati Bombaci e Laganà

La disciplina delle responsabilità nel nostro ordinamento

Il nostro ordinamento mantiene la tradizionale distinzione tra due forme di responsabilità: da un lato, la responsabilità contrattuale, discendente dalla previsione dell’articolo 1218 del Codice Civile, dall’altro la responsabilità extracontrattuale o aquiliana, derivante dal disposto dell’articolo 2043 del Codice Civile.

Indipendentemente dai riferimenti legislativi, il fondamento delle due forme di responsabilità è di diversa natura. La responsabilità contrattuale vede il suo fondamento nel contratto, quindi nell’accordo tra le parti che sancisce il loro incontro di volontà ed il sorgere di obblighi reciproci.

La responsabilità extracontrattuale, sorge di fronte al fatto illecito, cioè al comportamento doloso o colposo che espone colui che l’ha commesso al dovere di risarcire il danno, per il fatto stesso della commissione.

La responsabilità contrattuale e le sue differenze con la responsabilità extracontrattuale

Dobbiamo, in prima istanza, analizzare il rapporto tra inadempimento contrattuale e risarcimento del danno.

Leggi tutto...

Risarcimento Danni per Inadempimenti Contrattuali a Torino: informazioni e consulenza su StudioLegaleRisarcimentoDanni.it degli avvocati Bombaci e Laganà

Quando intercorrono rapporti contrattuali possono capitare inadempimenti di varia natura. In queste ipotesi si possono configurare casi di responsabilità contrattuale, che comportano il risarcimento dei danni in favore del debitore. Ecco quello che occorre sapere per tutelare la propria posizione e come ottenere il ristoro dei danni attraverso l'assistenza legale specializzata che viene fornita dal nostro studio.

Risarcimento danni responsabilità contrattuale

Il nostro ordinamento prevede differenti forme di responsabilità, fra le quali quella contrattuale che viene sancita dall'art. 1218 del codice civile. La norma, nello specifico, prevede che un debitore è tenuto a risarcire i danni quando non esegue la prestazione in modo esatto nei confronti del creditore, così come era stato previsto dal contratto. Si pensi, ad esempio, alla mancata consegna della merce o all'esecuzione difforme di opere.

Tuttavia, sempre a norma dell'art. 1218, il debitore non incorre in responsabilità se riesce a provare che il ritardo o l'inadempimento è derivato dall'impossibilità della prestazione, per una causa a lui non imputabile.

La responsabilità contrattuale, quindi, sorge dalla violazione di specifici obblighi contrattuali che restano inadempiuti. Si tratta di una forma di responsabilità che tutela la posizione del creditore contro l'inadempimento del debitore.

Inadempimenti contrattuali

La responsabilità contrattuale deve essere valutata anche alla luce dell'art. 1176 del codice civile, che si rivolge al debitore, obbligandolo ad utilizzare la diligenza del buon padre di famiglia nell'esecuzione dell'obbligazione assunta.

Leggi tutto...

Risarcimento Danni per Intossicazione da Alimenti a Torino: informazioni e consulenza su StudioLegaleRisarcimentoDanni.it degli avvocati Bombaci e Laganà

Sono sempre più ricorrenti casi d'intossicazione che derivano dalla consumazione di cibi avariati, scaduti o contaminati da glutine nel caso di soggetti celiaci, e somministrati presso i luoghi di ristorazione.

Ma quali sono i rimedi previsti dalla legge nel caso in cui venga diagnosticata un'intossicazione alimentare dopo aver ingerito pietanze non conformi?

Quali responsabilità incombono sui ristoratori?

Si può chiedere un risarcimento per i danni patiti?

Cercheremo di rispondere a queste domande nel seguente breve articolo.

La responsabilità del ristoratore ed il risarcimento danni da intossicazione alimentare

Pranzi e cene fuori casa possono trasformarsi in situazioni davvero spiacevoli specie quando i clienti, dopo aver consumato il cibo, avvertano malori più o meno intensi e vengano colpiti da una vera e propria intossicazione alimentare.

Leggi tutto...

Supporto Legale Revisione Contratti a Torino: informazioni e consulenza su StudioLegaleRisarcimentoDanni.it degli avvocati Bombaci e Laganà

Contrattualistica

La complessità dei rapporti umani e la necessità di far si che un atto incida all'interno della propria sfera giuridica ed in quella altrui rende necessaria la cristallizzazione di un accordo in un contratto.
Questo risulta essere l'atto più importante tra quelli stipulati nell'ambito dell'autonomia privata. La sua redazione necessita, perciò, di particolare attenzione, in quanto dal contratto possono discendere conseguenze pregiudizievoli, sia per errori formali che sostanziali.

Leggi tutto...

Risarcimento Danni per Privati a Torino: informazioni e consulenza su StudioLegaleRisarcimentoDanni.it degli avvocati Bombaci e Laganà

Il contratto, secondo la definizione fornita dall'art. 1321 del codice civile, è un accordo di due o più parti per costituire, regolare o estinguere tra loro un rapporto giuridico patrimoniale.

Il concetto, come si può intuire, è molto ampio, ed abbraccia la quasi totalità dei servizi che sono indispensabili alla persona, come per esempio le utenze domestiche di fornitura dell’energia elettrica, dell’acqua o del gas, ma anche i rapporti con altri privati, come ad esempio i contratti di compravendita o affitto immobiliare, o, ancora il rapporto con il datore di lavoro o con l’istituto di credito presso il quale viene stipulato un contratto di conto corrente, oppure di mutuo.

Leggi tutto...

Supporto Legale per Aziende a Torino: informazioni e consulenza su StudioLegaleRisarcimentoDanni.it degli avvocati Bombaci e Laganà

Chi ha un'azienda sa che quotidianamente, o quasi, si trova a dover stipulare contratti di vario genere. Gli stessi contengono numerosi cavilli spesso difficili da comprendere per chi non ha una formazione specifica nel diritto. Per tutte le aziende il consiglio è di chiedere un supporto legale per la revisione dei contratti.

Leggi tutto...

Hai bisogno di assistenza legale per un risarcimento?
Siamo pronti a fornirti un aiuto reale per far valere i tuoi diritti.