Risarcimento Danni per Demansionamento sul Lavoro a Torino: informazioni e consulenza su StudioLegaleRisarcimentoDanni.it degli avvocati Bombaci e Laganà

All’atto della sua assunzione il lavoratore viene informato immediatamente di quello che sarà il suo inquadramento contrattuale con la relativa indicazione della qualifica e delle prestazioni che dovrà rendere nell’ambito del rapporto appena instaurato.

Diversamente da quanto si possa credere, il datore di lavoro non ha un potere illimitato sui suoi dipendenti, ed il demansionamento è una pratica vietata, a parte specifici casi stabiliti dalla Legge.

Con questo termine si intende la possibilità di adibire una persona ad un incarico di rango inferiore rispetto a quanto previsto e specificato generalmente nella lettera di assunzione.

Cos’è stabilito dalla legge

Il Codice Civile, all’art. 2103 in tema di prestazione del lavoro, stabilisce appunto il diritto per la persona assunta ad essere adibita a mansioni eguali o superiori secondo quanto stabilito in tema di inquadramento della sua figura professionale.

Esistono tuttavia alcuni casi nei quali la normativa permette delle deroghe, ad esempio in caso di donna in gravidanza relativamente al possibile rischio che le mansioni precedenti comporterebbero, ovvero in caso il lavoratore diventi inabile conseguentemente ad una malattia o infortunio, ai sensi dell’art. 7 del D.lgs 151/2001.

La contrattazione collettiva può prevedere che il lavoratore possa venire impiegato in prestazioni di livello inferiore rispetto a quello previsto, ovvero anche in quelle di rango superiore, previo adeguamento del trattamento economico.

Anche la modifica dell’assetto organizzativo dell’azienda, ovvero per evitare il licenziamento in seguito a procedure di mobilità, giustificano una variazione in peggio della prestazione. Tutte le comunicazioni in questo senso devono avvenire per scritto, a pena di nullità.

Ovviamente fuori da questi casi, ove sia avvenuto un demansionamento illegale di un soggetto, questo prevede un risarcimento dei danni.

Come comportarsi in questi casi

È sempre opportuno improntare la propria condotta verso correttezza e lealtà, avendo cura di segnalare al datore di lavoro la sua inadempienza. In via preliminare è possibile rivolgersi ad un Avvocato che sia specializzato in diritto del lavoro al fine di ottenere un parere legale competente, onde evitare di instaurare dei contenziosi, magari con relativa richiesta di risarcimento dei danni morali, che porterebbero ad un nulla di fatto o, peggio, al licenziamento.

Le normative e le procedure da attuare in questi casi sono piuttosto complesse, ed è bene muoversi con la dovuta determinazione, ma anche con una sana dose di ponderatezza.

Sentenze in tema di demansionamento

Le pronunce dei Tribunali sono spesso sfavorevoli al datore di lavoro, che ottiene una specie di addebito della separazione con conseguente risarcimento dei danni.

La Corte di Cassazione, con Sentenza 330/2018 ha precisato che il demansionamento è idoneo a produrre danni di natura patrimoniale e non patrimoniale. Tuttavia, per ottenere un giusto ristoro, è obbligatorio seguire un rigoroso criterio di analisi della situazione esposta, elemento indispensabile per la liquidazione del danno morale, che viene riconosciuto equitativamente dal Giudice.

È sempre dell’organo nomofilattico la Sentenza 22288 del 26 Settembre 2017, secondo la quale per dimostrare il demansionamento bastano delle presunzioni semplici sulle quali il Giudice può fondare il suo convincimento. Per tale ragione è stato confermato il danno non patrimoniale nei confronti di un lavoratore.

Il Tribunale di Firenze nel 2016, chiamato a pronunciarsi sulle doglianze esposte dalla dipendente di una banca vittima di demansionamento e mobbing, le ha riconosciuto un indennizzo pari a 120 mila euro.

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