Se il paziente cade nella casa di cura, la struttura è responsabile a meno che non dimostri di aver adottato tutte le cautele necessarie ad evitare l’evento.

È quanto confermato dal Tribunale di Roma, con la sentenza n. 12033 del 13 giugno 2017.

Il paziente cade nella casa di cura - La vicenda

La vicenda ha per protagoniste la moglie e le figlie di un uomo, deceduto a causa di una caduta avvenuta all’interno della casa di cura presso cui era ricoverato.

Il paziente, a seguito di un intervento chirurgico, era stato ricoverato presso la struttura con scopi riabilitativi.

Per via dei suoi disturbi dell’equilibrio e della necessità di assistenza per l’igiene quotidiana, si prescriveva un letto con sponde al fine di evitarne la caduta.

Durante il ricovero, tuttavia, l’uomo cadeva dal letto riportando conseguenze gravissime. Nonostante il trasporto d’urgenza presso un vicino ospedale, l’uomo decedeva dopo pochi giorni di terapia intensiva.

Le figlie e la moglie della vittima ricorrevano dunque in tribunale, lamentando il fatto che la casa di cura non aveva adottato tutte le precauzioni necessarie ad evitare l’evento.

Questo, pur sapendo che il degente aveva problemi di equilibrio e deambulazione, era sottoposto a terapia anticoagulante e aveva diverse volte in passato provato a scendere dal letto.

Ai giudici del Tribunale di Roma, le attrici chiedevano il risarcimento dei danni patrimoniali (spese sostenute per il decesso, mancato apporto finanziario alla famiglia da parte dell’uomo) e i danni non patrimoniali iure proprio e iure hereditatis (di cui vi abbiamo parlato anche qui).

paziente cade nella casa di cura

La decisione del Tribunale

La struttura sanitaria è responsabile nei confronti del paziente e tale responsabilità ha natura contrattuale.

Qualora un paziente dovesse cadere o ferirsi al suo interno, il paziente (o la sua famiglia) deve provare l’esistenza del rapporto contrattuale, mentre la struttura e il medico devono dimostrare che l’inadempimento che ha portato all’evento è dipeso da una causa a loro non imputabile.

Nel caso in questione, la moglie e le figlie delle vittima sono state chiamate dal giudice a provare il fatto, il danno e il nesso di causalità in quanto chiedevano anche i danni patrimoniali subiti iure proprio (e, tra loro e la struttura sanitaria, non esisteva alcun contratto).

Determinante per la vicenda oggetto della sentenza è stato il fatto che al momento della caduta, le sponde del letto non erano alzate.

Il giudice ha dunque stabilito che:

  • la caduta dell’uomo era ampiamente prevedibile sulla base dei fattori di rischio emergenti dalla documentazione sanitaria, quali disturbi nell’equilibrio e nella deambulazione, nonché precedenti episodi di abbandono del letto;
  • l’uomo era un paziente a rischio, in quanto assumeva farmaci anticoagulanti.

Per tale motivo, accertata la responsabilità della struttura sanitaria, il Tribunale di Roma ha riconosciuto alla moglie e alle figlie del paziente il risarcimento del danno parentale, il risarcimento del danno biologico terminale (per via dell’invalidità totale temporanea, intercorsa tra la caduta e il decesso e trasmissibile iure hereditatis) e il risarcimento del danno patrimoniale.

Le disposizioni del Ministero della Salute

Il rischio di caduta, per gli anziani, è elevato.

Sia all’interno della propria abitazione che presso le strutture ospedaliere.

Proprio per questo motivo, il Ministero della Salute nel 2001 ha pubblicato la Raccomandazione n.13 per evitare (o limitare) il rischio di cadute accidentali nelle strutture sanitarie.

Le strutture in questione (ospedali, case di riposo, RSA) devono valutare in modo tempestivo e preciso le condizioni di salute del singolo paziente, e fornire una sorveglianza speciale qualora fossero presenti dati fattori di rischio:

  • età maggiore di 65 anni
  • problemi di incontinenza
  • precedenti cadute
  • riduzione della vista
  • problemi neurologici
  • patologie che possono compromettere l’equilibrio, la deambulazione e l’orientamento
  • assunzione di farmaci che condizionano la stabilità, lo stato di vigilanza e la pressione

Se il paziente cade nella casa di cura, infatti, la struttura che non ha adottato tutte le precauzioni previste è tenuta a risarcire la famiglia.

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