Passa al contenuto principale
Diagnosi tardiva di tumore al seno: quando spetta il risarcimento danni

Diagnosi tardiva di tumore al seno: quando spetta il risarcimento danni

La diagnosi precoce del tumore al seno è l’elemento principale per la prognosi e la sopravvivenza della paziente. Ritardi, omissioni o errori diagnostici possono compromettere gravemente le possibilità di cura, costringendo la donna a terapie più invasive e riducendo l’aspettativa di vita.

In questi casi, la legge italiana riconosce il diritto al risarcimento dei danni se il ritardo è conseguenza di una condotta colposa dei sanitari o della struttura.

Ma quando la diagnosi tardiva di carcinoma mammario integra un caso di responsabilità medica? Quali sono i presupposti giuridici e quali danni possono essere risarciti? Analizziamo il tema alla luce della normativa vigente e della giurisprudenza.

Quando si parla di diagnosi tardiva in ambito oncologico

Si parla di diagnosi tardiva (diversa dall’omessa o errata diagnosi della malattia) quando una patologia, pur essendo già presente e clinicamente rilevabile, viene individuata in una fase più avanzata rispetto a quella in cui avrebbe potuto essere correttamente diagnosticata mediante le buone pratiche mediche.

Nel tumore al seno ciò può avvenire, ad esempio, in caso di:

  • mancata prescrizione di mammografia o ecografia;

  • errata interpretazione degli esami radiologici;

  • omissione di biopsia nonostante un nodulo sospetto;

  • ritardi nella comunicazione dell’esito istologico;

  • inadeguato follow-up.

Dal punto di vista giuridico, il ritardo non è di per sé sufficiente a fondare un diritto al risarcimento. È necessario che esso sia imputabile a colpa medica e che abbia causato un danno concreto alla paziente, secondo il principio generale di cui all’art. 2043 del Codice civile.

La responsabilità sanitaria secondo la legge Gelli-Bianco

La responsabilità in ambito medico è oggi disciplinata dalla Legge 8 marzo 2017 n. 24, nota come Legge Gelli-Bianco, che ha riformato il sistema della responsabilità sanitaria.

In base a tale normativa:

  • il medico risponde a titolo di responsabilità extracontrattuale (art. 2043 c.c.), salvo specifici rapporti diretti;

  • la struttura sanitaria (pubblica o privata) risponde invece per responsabilità contrattuale (art. 1218 c.c.).

Questo è molto importante perché:

  • contro la struttura il termine di prescrizione è di 10 anni;

  • contro il medico è di 5 anni.

In caso di diagnosi tardiva di tumore al seno, la paziente può quindi agire sia contro l’ospedale o la clinica, sia contro il sanitario che ha materialmente commesso l’errore richiedendo un risarcimento danni per malasanità.

La legge prevede inoltre che il medico non sia penalmente responsabile se ha rispettato le linee guida e le buone pratiche clinico-assistenziali (art. 5 L. 24/2017). Se invece se ne discosta senza giustificazione, la sua condotta può essere considerata colposa.

Il nesso causale: cosa deve dimostrare la paziente se ha ricevuto una diagnosi tardiva di tumore al seno

Uno degli aspetti più delicati nei casi di diagnosi tardiva oncologica è la prova del nesso causale tra l’errore e il danno.

Secondo la giurisprudenza costante della Corte di Cassazione (tra le tante, Cass. civ., Sez. III, n. 28986/2019), la paziente deve dimostrare che:

“se la diagnosi fosse stata tempestiva, la malattia avrebbe avuto un’evoluzione significativamente diversa e più favorevole”.

Non è necessario dimostrare con certezza matematica che la donna sarebbe guarita, ma è sufficiente provare una perdita di chance di guarigione o di sopravvivenza, che è un danno giuridicamente risarcibile.

La Cassazione ha chiarito che la perdita di chance è una voce autonoma di danno (Cass. civ., n. 12597/2020) e ricorre quando il comportamento colposo del medico riduce in modo apprezzabile le possibilità di un esito migliore.

Nel tumore al seno, ciò può tradursi in:

  • necessità di mastectomia invece di intervento conservativo;

  • chemioterapia più aggressiva;

  • metastasi evitabili;

  • riduzione delle aspettative di vita.

Quali danni possono essere risarciti in caso di diagnosi tardiva di tumore al seno

Quando la diagnosi tardiva è accertata come colposa, la paziente ha diritto al risarcimento integrale di tutti i danni subiti, patrimoniali e non patrimoniali.

Tra i principali:

Danno biologico

È il danno all’integrità psico-fisica accertato medico-legamente. Nel carcinoma mammario diagnosticato tardi, può comprendere invalidità permanente, menomazioni, esiti chirurgici invalidanti.

Danno morale

Riguarda la sofferenza interiore, l’angoscia, la paura, la consapevolezza di una prognosi peggiorata.

Danno esistenziale

Colpisce la qualità della vita, i rapporti affettivi, la sfera relazionale e lavorativa.

Danno da perdita di chance

Come visto, è il pregiudizio derivante dalla perdita di una concreta possibilità di guarigione o di sopravvivenza.

Danni patrimoniali

Comprendono:

  • spese mediche future;

  • perdita di reddito;

  • costi di assistenza e riabilitazione.

La liquidazione avviene spesso secondo le tabelle del Tribunale di Milano, adottate come riferimento nazionale dalla Corte di Cassazione (Cass. civ., Sez. Unite, n. 12408/2011).

Come ottenere il risarcimento in caso di diagnosi tardiva di tumore al seno: il percorso legale

Per avviare una richiesta di risarcimento per diagnosi tardiva di tumore al seno è necessario:

  1. Raccogliere tutta la documentazione clinica (referti, esami, cartelle);

  2. Affidarsi a un legale specializzato in responsabilità sanitaria;

  3. Disporre una consulenza medico-legale per accertare:

    • errore diagnostico;

    • colpa;

    • nesso causale;

    • quantificazione del danno.

La legge Gelli impone un tentativo obbligatorio di conciliazione tramite consulenza tecnica preventiva (art. 696-bis c.p.c.) prima di poter agire in giudizio.

Solo se la struttura o l’assicurazione non offrono un risarcimento adeguato, si può procedere con la causa civile.

Quando il ritardo della diagnosi è dovuto a negligenza, imperizia o disorganizzazione sanitaria, la legge riconosce il diritto al pieno risarcimento dei danni subiti.

Rivolgersi tempestivamente a uno studio legale per risarcimento danni esperto in malasanità e responsabilità medica consente di tutelare i propri diritti, ottenere giustizia e un indennizzo proporzionato alla gravità del pregiudizio subito.

Il ruolo determinante dell’avvocato nella richiesta di risarcimento per diagnosi tardiva di tumore al seno

Nei casi di responsabilità sanitaria è fondamentale affidarsi a un avvocato con competenze specifiche in malasanità. Solo un professionista esperto è in grado di impostare correttamente la strategia legale e coordinare le attività necessarie per accertare le responsabilità.

Il primo passo consiste nella costituzione di un team tecnico multidisciplinare, composto da medico-legale e specialisti di settore (come ginecologi, neonatologi o altri esperti clinici), incaricati di redigere una perizia di parte. Tale valutazione serve a ricostruire con precisione l’evento, individuare eventuali errori o omissioni e verificare il rispetto dei protocolli sanitari.

Su queste basi si avvia l’azione civile contro la struttura sanitaria e, ove ne ricorrano i presupposti, si valuta anche l’intervento nel procedimento penale. Particolare attenzione viene dedicata alla quantificazione del danno.

Bombaci e Partners ti offrirà un’assistenza legale qualificata  e consentirà di trasformare un grave torto in un diritto tutelabile, garantendoti il giusto risarcimento. Non esitare a contattarci!

Dicono di noi
Dicono di noi
Contatti
Seguici sui social!
Casi Risolti
Dal nostro blog
Chiama Ora