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Rigetto della domanda per danni da vaccino da parte della CMO: come fare ricorso

Rigetto della domanda per danni da vaccino da parte della CMO: come fare ricorso

01 aprile 2026

Nel sistema giuridico italiano, la tutela dei soggetti danneggiati da vaccinazioni trova il suo fondamento nella Legge n. 210/1992, che riconosce un indennizzo pubblico a favore di chi abbia subito lesioni permanenti a causa di trattamenti sanitari effettuati nell’interesse collettivo.

Tuttavia, non è raro che la domanda venga rigettata dalla Commissione medico-ospedaliera (CMO), organo tecnico chiamato a valutare il nesso causale tra vaccinazione e danno. In questi casi, è fondamentale sapere che il diniego non è definitivo e può essere impugnato con strumenti giuridici efficaci.

Il ruolo della CMO e i motivi del rigetto

La Commissione medico-ospedaliera svolge una funzione centrale nella procedura amministrativa prevista dalla legge 210/1992. Essa è chiamata ad accertare:

  • l’esistenza della patologia;
  • la sua gravità;
  • soprattutto il nesso causale tra vaccinazione e danno subito.

Ai sensi dell’art. 4 della legge 210/1992, la CMO esprime un parere tecnico vincolante nella fase amministrativa.

Il rigetto della domanda può derivare da diverse ragioni:

  • esclusione del nesso causale;
  • insufficienza della documentazione sanitaria;
  • tardività della domanda;
  • errata qualificazione della patologia.

È importante chiarire che il giudizio della CMO non ha natura giurisdizionale, ma amministrativa. Questo significa che può essere contestato davanti all’autorità giudiziaria.

Il diritto all’indennizzo e il quadro normativo

La legge 210/1992 riconosce un indennizzo a chi abbia subito una menomazione permanente a seguito di vaccinazioni obbligatorie o raccomandate, in attuazione dei principi costituzionali di solidarietà sociale (artt. 2 e 32 Cost.).

La giurisprudenza costituzionale ha più volte ribadito la funzione solidaristica dell’indennizzo. In particolare:

  • la Sentenza n. 35/2023 Corte Costituzionale ha confermato la centralità del diritto all’indennizzo come espressione del bilanciamento tra interesse collettivo e tutela individuale;
  • la Sentenza n. 129/2023 Corte Costituzionale ha affrontato il tema dell’estensione dell’indennizzo anche ai vaccini non obbligatori.

Sia chiaro, l’indennizzo ha natura assistenziale e non esclude la possibilità di richiedere anche il risarcimento del danno in sede civile.

Come impugnare il diniego della CMO

Se la vostra domanda è stata rigettata, questo non significa che abbiate perso ogni possibilità di ottenere tutela. Il cittadino, infatti, può agire attraverso due principali strumenti:

1. Ricorso amministrativo (fase eventuale)

In alcuni casi è possibile presentare osservazioni o istanze di revisione, ma nella prassi la tutela effettiva passa quasi sempre per la via giudiziaria.

2. Ricorso giudiziario

L’azione principale è il ricorso davanti al Tribunale del lavoro competente per territorio.

Il giudice non è vincolato al parere della CMO e può disporre:

  • una consulenza tecnica d’ufficio (CTU);
  • una nuova valutazione del nesso causale;
  • l’acquisizione di ulteriore documentazione scientifica.

La Corte di Cassazione ha chiarito che il verbale della CMO può avere valore probatorio, ma non è insuperabile. Ad esempio, con la sentenza n. 15734/2018, è stato riconosciuto che tale verbale può costituire prova, ma resta sempre soggetto al libero apprezzamento e alla discrezionalità del giudice.

Termini per agire

Particolare attenzione va posta ai termini:

  • il termine per la domanda amministrativa è generalmente di tre anni dalla conoscenza del danno e del nesso causale;
  • il ricorso giudiziario deve essere proposto senza ritardi, per evitare decadenze o prescrizioni.

La legge 210/1992 non prevede espressamente un termine di decadenza per il ricorso giudiziario contro il diniego.

La giurisprudenza ha chiarito che:

  • l’azione giudiziaria per ottenere l’indennizzo rientra nella materia assistenziale/previdenziale;
  • si applica quindi la disciplina generale dell’azione giudiziaria, senza un termine decadenziale rigido immediato dopo il rigetto.

Tuttavia:

  • il diritto all’indennizzo è soggetto alla prescrizione ordinaria decennale ex art. 2946 c.c., decorrente dal momento in cui il diritto può essere fatto valere;
  • inoltre, i ratei dell’indennizzo già maturati si prescrivono in 5 anni ex art. 2948 c.c..

Perché dopo il diniego della CMO non bisogna perdere tempo?

Anche in assenza di un termine di decadenza breve dopo il diniego della CMO, è comunque rischioso attendere, perché:

  • la prova del nesso causale diventa più difficile col tempo;
  • la documentazione sanitaria può diventare incompleta;
  • si rischia la prescrizione dei ratei arretrati.

Strategie difensive efficaci: il ruolo dell’avvocato esperto

Se avete subito un rigetto della CMO per danni da vaccino, è utile rivolgersi a uno studio legale esperto e con competenze specifiche, sia in ambito giuridico che medico-legale.

Un avvocato esperto in risarcimento danni da vaccino deve:

  • ricostruire il nesso causale con supporto scientifico;
  • contestare puntualmente le conclusioni della CMO;
  • individuare eventuali errori procedurali o valutativi;
  • valorizzare la giurisprudenza favorevole.

È fondamentale comprendere che il procedimento non si basa su una certezza assoluta, ma su un criterio di ragionevole probabilità scientifica, spesso determinante nelle decisioni giudiziarie.

Inoltre, la strategia può includere anche una domanda risarcitoria autonoma, basata sull’art. 2043 c.c., qualora emergano profili di responsabilità dello Stato o del sistema sanitario.

La giurisprudenza ha chiarito che indennizzo e risarcimento possono coesistere, pur evitando duplicazioni.

Insomma, il rigetto della domanda da parte della Commissione medico-ospedaliera non rappresenta un punto di arrivo, ma spesso solo l’inizio di un percorso di tutela.

Il sistema giuridico italiano, attraverso la legge 210/1992 e l’elaborazione giurisprudenziale, offre strumenti concreti per ottenere giustizia, anche in presenza di un primo diniego.

Agire tempestivamente, con il supporto di un legale specializzato come il nostro, consente di:

  • ribaltare valutazioni medico-legali errate;
  • ottenere il riconoscimento dell’indennizzo;
  • accedere, nei casi più gravi, anche al risarcimento integrale del danno.

In un ambito così delicato, dove si intrecciano diritto alla salute e interesse collettivo, la differenza è spesso determinata dalla qualità della difesa tecnica e dalla capacità di valorizzare correttamente prove e precedenti giurisprudenziali.

Hai ricevuto un rigetto dalla CMO? Non rinunciare ai tuoi diritti.
Contatta il nostro studio legale per una valutazione del tuo caso: analizzeremo la documentazione e ti guideremo nel ricorso per ottenere l’indennizzo che ti spetta.

Avv. Alessio Bombaci

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