
Le infezioni ospedaliere che danno più frequentemente diritto al risarcimento
24 Agosto 2026
Contrarre un’infezione durante o dopo un ricovero è una delle situazioni più delicate nell’ambito della responsabilità sanitaria. Il paziente entra in ospedale per essere curato, sottoporsi a un intervento o affrontare una determinata patologia e, durante il percorso assistenziale, sviluppa un’infezione che può comportare nuove terapie, un prolungamento della degenza, ulteriori interventi e, nei casi più gravi, conseguenze permanenti o persino il decesso.
La prima precisazione, però, è fondamentale: infezione ospedaliera non significa automaticamente malasanità e non comporta automaticamente un diritto al risarcimento.
Le infezioni correlate all’assistenza, comunemente indicate con l’acronimo ICA, sono un problema riconosciuto dal Ministero della Salute. Possono verificarsi non soltanto negli ospedali, ma anche in strutture residenziali, lungodegenze, ambulatori e persino nell’assistenza domiciliare. Il Ministero ricorda inoltre che una parte significativa di queste infezioni può essere prevenuta attraverso adeguate misure di prevenzione e controllo.
È proprio sul concetto di prevenibilità che, dal punto di vista giuridico, si concentra gran parte del problema.
Quali infezioni possono essere coinvolte in una richiesta di risarcimento?
Non esiste una lista normativa di batteri o infezioni che attribuisca automaticamente il diritto a essere risarciti.
Esistono però alcune situazioni che ricorrono frequentemente nelle controversie di responsabilità sanitaria.
Pensiamo alle infezioni del sito chirurgico, che possono comparire dopo un intervento e interessare la ferita superficiale oppure strutture più profonde. Oppure alle infezioni associate all’utilizzo di dispositivi invasivi, come cateteri vascolari o urinari.
Particolarmente delicati sono inoltre i casi nei quali vengono isolati microrganismi caratterizzati da importanti fenomeni di antibiotico-resistenza.
Tra quelli sui quali le autorità sanitarie concentrano particolare attenzione figurano, ad esempio, Klebsiella pneumoniae, Escherichia coli, Acinetobacter baumannii e Pseudomonas aeruginosa, soprattutto quando presentano resistenza ai carbapenemi. Le linee di indirizzo pubblicate dal Ministero evidenziano la particolare rilevanza di questi microrganismi nell’ambito delle ICA e dell’antimicrobico-resistenza.
Ma attenzione: trovare una Klebsiella, uno Pseudomonas o un Acinetobacter in un referto microbiologico non significa avere automaticamente dimostrato la responsabilità dell’ospedale.
Il nome del microrganismo è un elemento della ricostruzione clinica. Non è, da solo, la prova della colpa.
L’infezione dopo un intervento chirurgico
Uno degli scenari più frequenti è quello del paziente sottoposto a un intervento che, nei giorni successivi, sviluppa febbre, alterazione degli indici infiammatori, secrezione dalla ferita o altri segni compatibili con un processo infettivo.
Immaginiamo un paziente operato per l’impianto di una protesi.
Dopo qualche tempo compare un’infezione che rende necessario un nuovo ricovero, una terapia antibiotica prolungata e, nei casi più complessi, persino la revisione o la rimozione della protesi.
Per valutare un eventuale risarcimento non è sufficiente dire: “prima dell’intervento non avevo l’infezione, dopo sì”.
Occorre ricostruire quando è comparsa, quale microrganismo è stato isolato, quali procedure invasive sono state effettuate, quali misure preventive erano indicate, come è stata gestita la ferita e soprattutto come la struttura ha organizzato la prevenzione del rischio infettivo.
La successione temporale è importante, ma non può essere l’unico elemento dell’analisi.
La sicurezza delle cure è un diritto del paziente
Un riferimento normativo centrale è la legge 8 marzo 2017, n. 24, nota come legge Gelli-Bianco.
L’articolo 1 afferma espressamente che la sicurezza delle cure costituisce parte del diritto alla salute e stabilisce che essa venga perseguita anche attraverso le attività finalizzate alla prevenzione e alla gestione del rischio connesso all’erogazione delle prestazioni sanitarie.
La norma aggiunge che alle attività di prevenzione del rischio devono concorrere tutti gli operatori delle strutture sanitarie e sociosanitarie.
Non stiamo quindi parlando di un aspetto accessorio dell’organizzazione ospedaliera.
Prevenire e gestire il rischio infettivo fa parte della sicurezza delle cure. Anche l’articolo 5 della legge n. 24/2017 attribuisce rilievo alle linee guida e alle buone pratiche clinico-assistenziali, ferme naturalmente le specificità del singolo caso.
La sentenza della Cassazione n. 6386/2023
Una delle decisioni più importanti degli ultimi anni in questa materia è la Cassazione civile, Sezione III, sentenza n. 6386 del 3 marzo 2023.
La Corte ha affrontato espressamente il problema delle infezioni nosocomiali chiarendo un principio essenziale: la responsabilità della struttura sanitaria non è una responsabilità oggettiva.
In altre parole, l’ospedale non deve risarcire ogni infezione comparsa durante un ricovero per il semplice fatto che il paziente si trovasse nella struttura.
La Cassazione ha però precisato anche l’altro lato del problema. A fronte della prova, anche presuntiva, della contrazione dell’infezione in ambito ospedaliero, la struttura è chiamata a fornire la prova liberatoria relativa all’adozione delle misure utili alla prevenzione dell’infezione.
Ed è qui che la sentenza diventa particolarmente interessante.
Cosa deve dimostrare l’ospedale?
La Cassazione n. 6386/2023 non si limita a richiamare genericamente il rispetto dell’igiene.
Indica una serie molto concreta di elementi che possono assumere rilievo nella prova dell’attività preventiva svolta dalla struttura.
Tra questi figurano i protocolli di disinfezione, disinfestazione e sterilizzazione degli ambienti e dei materiali, le modalità di gestione e disinfezione della biancheria, lo smaltimento dei rifiuti, la preparazione e l’utilizzo dei disinfettanti, la qualità dell’aria e degli impianti di condizionamento.
Ma non solo.
Assumono rilievo anche l’attivazione di sistemi di sorveglianza e notifica delle infezioni, il controllo degli accessi dei visitatori, la sorveglianza microbiologica di laboratorio, il rapporto tra personale e degenti e il monitoraggio dei cosiddetti germi patogeni sentinella.
Questo significa che, in una causa seria per infezione ospedaliera, non basta domandarsi se il reparto “sembrasse pulito”.
La prevenzione del rischio infettivo è un sistema organizzativo molto più complesso.
Igiene delle mani, sterilizzazione e procedure invasive
Il Ministero della Salute individua numerose misure rilevanti per la prevenzione delle ICA.
Tra queste vi sono una corretta igiene delle mani, l’uso appropriato degli antibiotici e dei disinfettanti, la sterilizzazione dei presidi, il rispetto dell’asepsi nelle procedure invasive, la sorveglianza delle infezioni, l’identificazione tempestiva di eventuali epidemie e, quando necessario, l’isolamento dei pazienti.
Per comprendere quanto tutto questo sia importante, immaginiamo un paziente fragile sottoposto a diverse procedure invasive.
Più dispositivi vengono utilizzati e più complesso diventa il percorso assistenziale, maggiore può essere il rischio infettivo. Questo non significa che l’infezione sia inevitabilmente colposa, ma rende particolarmente importante verificare se le procedure siano state eseguite e gestite secondo le misure di prevenzione appropriate.
Anche una diagnosi tardiva dell’infezione può generare responsabilità
C’è poi un secondo scenario che non deve essere trascurato.
La responsabilità può riguardare non soltanto il modo in cui l’infezione è stata acquisita, ma anche il modo in cui è stata riconosciuta e trattata.
Immaginiamo che l’infezione non fosse ragionevolmente evitabile.
Il paziente inizia però a manifestare febbre, peggioramento clinico e alterazioni degli esami. I segnali vengono sottovalutati, gli approfondimenti arrivano in ritardo e il trattamento appropriato viene iniziato quando il quadro è ormai molto più grave.
La questione giuridica cambia.
Non si discuterà necessariamente della responsabilità per avere provocato l’infezione, ma potrebbe essere necessario verificare se una diagnosi o un trattamento tempestivi avrebbero evitato l’aggravamento.
È una distinzione essenziale perché contrazione dell’infezione e gestione dell’infezione sono due possibili profili di responsabilità differenti.
Sepsi e conseguenze gravi: bisogna ricostruire il nesso causale
In alcuni pazienti un’infezione può evolvere in una condizione sistemica molto grave e determinare conseguenze importanti, come la sepsi.
Anche in questi casi, però, il risarcimento non deriva automaticamente dalla gravità dell’esito.
Occorre dimostrare il nesso causale.
Bisogna cioè ricostruire se la condotta contestata alla struttura abbia causato l’infezione oppure, nei casi di diagnosi o trattamento tardivi, abbia determinato o aggravato le conseguenze.
In sede civile, questa valutazione viene effettuata secondo il criterio probabilistico proprio della causalità civile, attraverso l’esame complessivo delle evidenze disponibili. Per questo la consulenza medico-legale è normalmente indispensabile.
Quali documenti bisogna acquisire?
Quando sospettiamo una possibile infezione correlata all’assistenza, uno dei primi errori sarebbe concentrarsi soltanto sull’ultimo referto nel quale compare il nome del batterio.
Serve ricostruire l’intero percorso. Sono particolarmente importanti la cartella clinica completa, i verbali operatori, la scheda anestesiologica, gli esami ematochimici, le curve della temperatura, gli esami colturali con relativi antibiogrammi, le terapie antibiotiche somministrate, la documentazione infermieristica e le lettere di dimissione.
Può essere necessario verificare anche eventuali ricoveri successivi.
La domanda fondamentale è ricostruire la sequenza:
quando sono comparsi i primi segnali? Quando è stata sospettata l’infezione? Quando è stato eseguito il prelievo microbiologico? Quando è iniziata la terapia? Come ha risposto il paziente?
Una cronologia accurata può fare una differenza enorme nella valutazione medico-legale.
Quali danni possono essere risarciti?
Quando viene accertata la responsabilità sanitaria e il relativo nesso causale, bisogna poi quantificare le conseguenze effettivamente provocate dall’infezione.
Possono assumere rilievo, a seconda del caso, il danno biologico temporaneo e permanente, le ulteriori sofferenze conseguenti alla vicenda clinica e le specifiche ripercussioni sulla vita della persona, nel rispetto dei criteri che impediscono duplicazioni risarcitorie.
Possono inoltre esistere danni patrimoniali: spese mediche e riabilitative, necessità assistenziali, perdita o riduzione del reddito e costi futuri, purché provati e causalmente collegati all’evento.
Nei casi di decesso, la posizione dei familiari richiede una valutazione specifica delle diverse voci di danno eventualmente azionabili.
La responsabilità della struttura sanitaria trova oggi il proprio riferimento fondamentale nell’articolo 7 della legge Gelli-Bianco, nel quadro della responsabilità prevista dagli articoli 1218 e 1228 del codice civile. La legge prevede inoltre obblighi di copertura assicurativa o misure analoghe per le strutture sanitarie e sociosanitarie.
Non tutte le infezioni sono risarcibili, ma nessuna dovrebbe essere liquidata come una semplice “complicanza”
Questo è il principio con cui affronterei qualsiasi caso.
Una struttura sanitaria non può essere considerata responsabile semplicemente perché un paziente ha contratto un’infezione. La Cassazione esclude espressamente una responsabilità oggettiva.
Ma non è corretto neppure concludere automaticamente che l’infezione sia una fatalità inevitabile.
Bisogna verificare.
Bisogna conoscere il microrganismo, il momento della comparsa, le procedure effettuate, le condizioni del paziente, i protocolli applicabili, le misure adottate dalla struttura, la tempestività della diagnosi e la correttezza del trattamento.
È questo lavoro di ricostruzione che permette di distinguere un’infezione non evitabile da un danno che avrebbe potuto essere prevenuto o limitato.
Ed è per questo che, quando una persona o i suoi familiari sospettano che una grave infezione sia stata contratta o gestita in modo inadeguato durante un ricovero, la prima cosa da fare non è promettere un risarcimento: è acquisire la documentazione e farla esaminare seriamente.
Se tu o un tuo familiare avete contratto una grave infezione durante un ricovero, dopo un intervento chirurgico o nel corso di un percorso assistenziale, contatta lo Studio Legale Bombaci & Partners.
Analizzeremo la documentazione sanitaria con il necessario supporto medico-legale e specialistico per verificare l’origine dell’infezione, le misure di prevenzione adottate dalla struttura, la correttezza delle cure e l’eventuale esistenza dei presupposti per richiedere il risarcimento del danno.
Avv. Alessio Bombaci
ECCELLENTE In base a 122 recensioni Pubblicato su Google Diana AntonTrustindex verifica che la fonte originale della recensione sia Google. Mi sono affidata all’avv. Bombaci per un risarcimento danni di natura odontoiatrica e fin dal primo incontro mi sono sentita davvero ascoltata e compresa. Oltre alla professionalità, ciò che lo contraddistingue è l’umanità con cui tratta i propri clienti. È evidente quanto tenga alle persone che segue e quanto si impegni per venire loro incontro per qualsiasi esigenza. Lo consiglio sinceramente a chiunque abbia bisogno di un supporto competente ma soprattutto umano.Pubblicato su Google Emanuele “Zed” Di DioTrustindex verifica che la fonte originale della recensione sia Google. Mi sono trovate bene e sono stato assistito adeguatamente. Affidatevi completamente allo studio e lasciatevi consigliare.Pubblicato su Google Mauri tTrustindex verifica che la fonte originale della recensione sia Google. Grazie AvvocatoPubblicato su Google Elisa GuarnieriTrustindex verifica che la fonte originale della recensione sia Google. Ottimo studio, complimentiPubblicato su Google Domenico TarantiniTrustindex verifica che la fonte originale della recensione sia Google. Se cerchi un Avvocato è quello giusto, Avvocato Bombaci è sicuramente di serie A, all'inizio diffidavo non conoscendolo, ma leggendo le recensioni, tutte positive mi sono affidato a Lui ,. Ho fatto BENE , perché ho avuto, il doppio risarcimento per le lesioni riportate sia fisiche, che psichiche avute a seguito di un incidente stradale quindi non posso che confermare di avere fatto la scelta giusta colgo l'occasione per ringraziare e salutare Lo studio dell'Avvocato BombaciPubblicato su Google lucrezia pacificoTrustindex verifica che la fonte originale della recensione sia Google. Assistenza Legale Impeccabile Mi sono rivolta allo studio legale Bombaci per una questione legale delicata e ho trovato una persona estremamente chiara, disponibile e competente. Ha saputo spiegarmi tutto con grande semplicità, rispondendo sempre con rapidità e attenzione al cliente. Lo consiglio assolutamente.Pubblicato su Google Alessandro FusanoTrustindex verifica che la fonte originale della recensione sia Google. Ho avuto modo di affidarmi all’Avv. Alessio Bombaci e ne sono rimasto pienamente soddisfatto. Una persona disponibile, attenta e sempre pronta ad ascoltare con empatia e professionalità. La sua competenza e la cura con cui segue ogni dettaglio trasmettono sicurezza e serenità in ogni fase del percorso. Raramente si incontrano professionisti così preparati e al tempo stesso così umani. Esperienza davvero impeccabile, che consiglio con la massima convinzione.Pubblicato su Google osvaldo dal praTrustindex verifica che la fonte originale della recensione sia Google. Ho avuto bisogno di assistenza legale in una vicenda che mi preoccupava molto; sono stato seguito dall’avvocato Alessio Bombaci che ringrazio per essere stato in grado di risolvere il tutto in poco tempo con professionalità, capacità e umanità. Nel consigliare il Vs. Studio nn posso che ringraziare ancora l’Avv A. BombaciPubblicato su Google boss ggTrustindex verifica che la fonte originale della recensione sia Google. Mi sono rivolta all’Avvocato Bombaci per una pratica di rimborso assicurativo e sono rimasta davvero soddisfatta. È stato sempre disponibile, chiaro nelle spiegazioni e molto professionale. Ha seguito la pratica con attenzione e mi ha aiutata a ottenere il rimborso in tempi brevi. Consiglio assolutamente il suo studio a chi cerca un avvocato competente e affidabile!Pubblicato su Google Mihai RosuTrustindex verifica che la fonte originale della recensione sia Google. Ci siamo rivolti allo Studio Legale dell'Avv. Bombaci dopo che mia moglie è stata investita mentre era in bicicletta. Fin da subito abbiamo ricevuto ascolto, competenza e grande disponibilità. Lo studio ci ha seguiti passo dopo passo, con professionalità e umanità, ottenendo il giusto risarcimento per il danno subito. Siamo pienamente soddisfatti e consigliamo vivamente l’Avv. Bombaci a chiunque abbia bisogno di assistenza legale seria ed efficace. Grazie di cuore!
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