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15 errori ospedalieri che possono causare gravi danni al paziente: quando si può chiedere il risarcimento

15 errori ospedalieri che possono causare gravi danni al paziente: quando si può chiedere il risarcimento

31 Agosto 2026

Quando una persona entra in ospedale e qualcosa va storto, è comprensibile domandarsi se il danno subito sia conseguenza inevitabile della malattia oppure derivi da un errore nell’assistenza.

Dal punto di vista giuridico, però, bisogna evitare una semplificazione: un esito negativo non equivale automaticamente a malasanità.

La medicina comporta rischi e non tutte le complicanze possono essere evitate. Per ottenere un risarcimento occorre individuare una condotta sanitaria rilevante, accertare il danno e dimostrare il collegamento causale tra quella condotta e le conseguenze lamentate.

La legge 8 marzo 2017, n. 24, cosiddetta legge Gelli-Bianco, ha posto la sicurezza delle cure al centro del sistema della responsabilità sanitaria. Le linee guida e, in mancanza, le buone pratiche clinico-assistenziali costituiscono inoltre riferimenti fondamentali per valutare la condotta sanitaria, sempre tenendo conto delle specificità del caso concreto.

Il Ministero della Salute dispone oggi di un sistema specifico per il monitoraggio degli eventi avversi e degli eventi sentinella. Questi ultimi sono eventi di particolare gravità che possono determinare morte o grave danno e richiedono un’indagine sulle eventuali criticità organizzative eliminabili o riducibili.

Vediamo allora quindici situazioni che, nella pratica della responsabilità sanitaria, meritano particolare attenzione.

1. Errore o ritardo nella diagnosi

È uno dei problemi più delicati.

Pensiamo a un tumore individuato quando la malattia è ormai avanzata, nonostante mesi prima fossero presenti elementi che avrebbero richiesto ulteriori approfondimenti.

Il problema giuridico non consiste semplicemente nel dimostrare che la diagnosi sia arrivata tardi.

Bisogna chiedersi: una diagnosi tempestiva avrebbe modificato concretamente il decorso della malattia?

Il Ministero include espressamente tra gli eventi sentinella la morte o il grave danno correlati a errore o ritardo nella diagnosi medica.

2. Errori nella terapia farmacologica

Somministrazione del farmaco sbagliato, dose errata, via di somministrazione non corretta, mancata considerazione di interazioni o allergie possono produrre conseguenze molto serie.

Il Ministero dedica specifiche raccomandazioni alla prevenzione degli errori terapeutici e considera morte, coma o grave danno derivanti da errori farmacologici tra gli eventi sentinella.

Esiste persino un problema specifico relativo ai farmaci LASA – Look-Alike/Sound-Alike, che possono essere confusi per la somiglianza del nome o della confezione.

3. Intervento sul paziente sbagliato

Può sembrare un’eventualità impossibile, eppure è proprio la gravità di questi eventi ad aver determinato l’introduzione di procedure specifiche di sicurezza.

Il Ministero considera evento sentinella la procedura chirurgica o interventistica eseguita sul paziente sbagliato.

L’identificazione corretta del paziente prima di una procedura non è quindi un formalismo burocratico.

4. Intervento sulla parte del corpo sbagliata

Un’altra categoria ufficialmente monitorata riguarda l’intervento effettuato sul lato, sull’organo o sulla parte del corpo sbagliati.

Proprio per ridurre rischi di questo tipo sono previste procedure di identificazione del paziente, del sito chirurgico e dell’intervento da effettuare. Il Ministero ha inoltre promosso l’utilizzo della checklist di sala operatoria, adattata al contesto italiano sulla base di quella dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.

5. Procedura diagnostica o terapeutica sbagliata

Non bisogna pensare soltanto alla chirurgia.

Può verificarsi anche l’esecuzione di una procedura diagnostica o terapeutica diversa da quella correttamente indicata.

Anche l’errata procedura diagnostico-terapeutica sul paziente corretto rientra nell’attuale elenco ministeriale degli eventi sentinella.

Dal punto di vista risarcitorio bisognerà comunque verificare quale danno abbia concretamente provocato l’errore.

6. Garze o strumenti dimenticati nel sito chirurgico

La ritenzione di garze, strumenti o altro materiale nel sito chirurgico è un evento espressamente contemplato dalle raccomandazioni ministeriali.

Può rendere necessarie nuove procedure o un secondo intervento, esponendo il paziente a ulteriori rischi.

Il Ministero dedica a questo specifico problema la Raccomandazione n. 2 e lo comprende tra gli eventi sentinella quando richieda un successivo intervento o ulteriori procedure.

7. Infezioni correlate all’assistenza

Un’infezione contratta durante un ricovero non comporta automaticamente responsabilità dell’ospedale.

Su questo la Cassazione civile, sentenza n. 6386 del 3 marzo 2023, è particolarmente importante: la responsabilità della struttura per infezioni nosocomiali non è oggettiva.

La struttura può essere chiamata a dimostrare l’adozione delle misure preventive necessarie, relative, tra l’altro, a sterilizzazione, disinfezione, sorveglianza microbiologica, gestione dei materiali e monitoraggio del rischio infettivo.

La morte causata o concausata da un’infezione correlata alle pratiche assistenziali ospedaliere compare inoltre nell’elenco ministeriale degli eventi sentinella.

8. Cadute del paziente ricoverato

Non ogni caduta avvenuta in ospedale determina responsabilità.

Bisogna valutare il rischio individuale e verificare quali misure fossero ragionevolmente necessarie.

Pensiamo a una persona anziana confusa, con difficoltà nella deambulazione e già considerata ad alto rischio che venga lasciata alzarsi senza adeguate precauzioni.

Il Ministero afferma che le cadute sono tra gli eventi avversi più frequenti nelle strutture sanitarie e dedica alla loro prevenzione e gestione la Raccomandazione n. 13.

9. Errori trasfusionali

La trasfusione di sangue incompatibile può avere conseguenze estremamente gravi.

Il Ministero contempla specificamente tra gli eventi sentinella l’errore trasfusionale correlato a incompatibilità AB0 e ad altre incompatibilità indicate nel protocollo vigente e ha predisposto una raccomandazione specifica per la prevenzione delle reazioni da incompatibilità AB0.

Ancora una volta, identificazione del paziente e corretta gestione della procedura diventano elementi centrali.

10. Errori nella gestione del parto

Il parto è uno degli ambiti nei quali l’accertamento della responsabilità richiede maggiore cautela.

Un danno materno o neonatale non dimostra da solo un errore.

Bisogna ricostruire travaglio, monitoraggio, condizioni materne e fetali, eventuali segnali di sofferenza, tempi decisionali e modalità del parto.

Il Ministero dedica specifiche raccomandazioni alla prevenzione della morte materna correlata a travaglio e parto e alla morte o grave disabilità del neonato non correlate a malattie congenite.

11. Errori anestesiologici

L’anestesia richiede valutazione preventiva, monitoraggio e corretta gestione del paziente durante e dopo la procedura.

Il protocollo ministeriale considera espressamente morte o grave danno correlati a pratiche anestesiologiche tra gli eventi sentinella.

In una causa, tuttavia, sarà necessario individuare precisamente quale condotta venga contestata e quale rapporto abbia avuto con il danno.

12. Malfunzionamento o uso scorretto di dispositivi medici

Ventilatori, pompe infusionali, monitor, apparecchiature elettromedicali e numerosi altri dispositivi sono parte integrante dell’assistenza moderna.

Il Ministero ha emanato la Raccomandazione n. 9 sulla prevenzione degli eventi avversi derivanti dal malfunzionamento dei dispositivi medici e considera morte o grave danno conseguenti all’errato utilizzo o all’utilizzo anomalo di tali apparecchiature tra gli eventi sentinella.

La responsabilità, naturalmente, deve essere ricostruita caso per caso.

13. Triage non corretto in Pronto soccorso

Attribuire un livello di priorità non adeguato può determinare un’attesa incompatibile con le condizioni cliniche del paziente.

Pensiamo a una patologia tempo-dipendente i cui sintomi vengano sottovalutati.

Non significa che ogni attesa in Pronto soccorso costituisca malasanità. Occorre dimostrare che la valutazione sia stata inadeguata e soprattutto che il ritardo abbia inciso sull’esito.

La morte o il grave danno conseguenti a non corretta attribuzione del codice di triage nel 118 o nel Pronto soccorso sono espressamente contemplati dal sistema ministeriale.

14. Dimissioni inappropriate o mancato riconoscimento di un peggioramento

Un paziente non può essere trattenuto in ospedale semplicemente perché esiste astrattamente la possibilità che le sue condizioni peggiorino.

Ma una dimissione deve essere coerente con il quadro clinico.

Se sono presenti sintomi, parametri o risultati diagnostici che richiederebbero ulteriori accertamenti, osservazione o trattamento, una dimissione prematura può diventare oggetto di valutazione medico-legale.

Anche qui la domanda decisiva sarà controfattuale: se il paziente fosse rimasto in osservazione o fosse stato trattato correttamente, il danno si sarebbe evitato o sarebbe stato meno grave?

15. Mancato monitoraggio del paziente

Esistono situazioni nelle quali il problema non è una terapia sbagliata, ma ciò che non è stato fatto dopo.

Pensiamo al paziente appena operato, alla persona con condizioni instabili o a chi presenta un rischio specifico già conosciuto.

Pressione, saturazione, frequenza cardiaca, temperatura, stato neurologico e altri parametri assumono importanza diversa a seconda della situazione clinica.

Quando viene contestato un mancato monitoraggio bisogna quindi stabilire quali controlli fossero indicati, se siano stati effettivamente effettuati e se un controllo appropriato avrebbe consentito di riconoscere tempestivamente il peggioramento.

È proprio in casi di questo tipo che anche una cartella clinica incompleta può assumere particolare importanza probatoria.

Non basta trovare un errore: bisogna dimostrare il danno

Questi quindici esempi hanno un elemento in comune.

Nessuno consente, da solo, di affermare automaticamente che esista un diritto al risarcimento.

La responsabilità sanitaria richiede un’analisi del caso concreto.

L’articolo 7 della legge n. 24/2017 disciplina la responsabilità civile della struttura sanitaria e dell’esercente la professione sanitaria. Per la struttura, il riferimento è alla responsabilità prevista dagli artt. 1218 e 1228 c.c.; per il sanitario opera, salvo il caso in cui abbia assunto un’obbligazione contrattuale con il paziente, il regime dell’art. 2043 c.c.

A ciò si aggiunge un punto decisivo: bisogna provare il nesso causale.

Non è sufficiente dimostrare che un medico abbia tenuto una condotta non corretta e che successivamente sia comparso un danno. Bisogna ricostruire cosa sarebbe presumibilmente accaduto se fosse stata adottata la condotta corretta.

È questa la ragione per cui una valutazione seria della malasanità richiede normalmente l’integrazione tra competenze giuridiche e medico-legali.

La sicurezza delle cure non riguarda soltanto il singolo medico

C’è infine un aspetto che spesso viene sottovalutato.

Molti eventi avversi non dipendono esclusivamente dall’errore individuale di un professionista. Possono entrare in gioco organizzazione del reparto, protocolli, comunicazione tra operatori, turnazione, gestione del rischio, dispositivi, procedure di identificazione e sistemi di controllo.

Le stesse raccomandazioni ministeriali nascono con l’obiettivo di prevenire gli eventi avversi e favorire un cambiamento di sistema, non semplicemente di individuare il singolo responsabile dopo che il danno si è verificato.

Ed è un principio perfettamente coerente con la legge Gelli-Bianco: la sicurezza delle cure è parte integrante del diritto alla salute.

Quando valutiamo un possibile caso di responsabilità sanitaria, quindi, la domanda corretta non è soltanto “chi ha sbagliato?”, ma anche “che cosa non ha funzionato nel percorso assistenziale e quale conseguenza ha prodotto?”.

Solo partendo dalla cartella clinica completa, ricostruendo cronologicamente i fatti e sottoponendoli a una valutazione medico-legale è possibile distinguere una complicanza inevitabile da un danno che, con una condotta appropriata, avrebbe potuto essere evitato o limitato.

Se tu o un tuo familiare avete subito un grave danno durante un ricovero, un intervento chirurgico, un accesso al Pronto soccorso o un altro percorso sanitario, contatta lo Studio Legale Bombaci & Partners. Analizzeremo la documentazione clinica con il necessario supporto medico-legale e specialistico per verificare se vi sia stato un errore, se esista un nesso causale con il danno e se sussistano concretamente i presupposti per richiedere un risarcimento.

Avv. Alessio Bombaci

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