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Risarcimento per morte materna dopo emorragia post-partum non trattata: quando spetta ai familiari

Risarcimento per morte materna dopo emorragia post-partum non trattata: quando spetta ai familiari

La morte materna conseguente a emorragia post-partum (EPP) non trattata o trattata tardivamente è in assoluto una delle emergenze ostetriche più gravi; sul piano giuridico, può integrare una fattispecie di responsabilità sanitaria con conseguente diritto al risarcimento dei danni in favore dei familiari, oltre che, in alcuni casi, degli eredi della vittima.

Perché un’azione risarcitoria sia fondata non basta, però, l’esito tragico: occorre dimostrare (con gli strumenti propri del processo civile) che vi sia stato un inadempimento o una condotta colposa (per negligenza, imprudenza o imperizia), e che tale condotta abbia avuto efficacia causale nel determinare il decesso o nel ridurre in modo apprezzabile le possibilità di sopravvivenza.

In questo articolo di Studio Legale Bombaci & Partners vedremo: che cos’è l’emorragia post-partum, quali sono i profili di colpa tipici, quali norme regolano la responsabilità medica, quali danni possono essere riconosciuti ai familiari e come si arriva, in concreto, alla quantificazione, anche tramite esempi tratti dalla giurisprudenza.

Che cos’è l’emorragia post-partm (EPP) e perché è un’emergenza tempo-dipendente

L’emorragia post-partum è un evento che può manifestarsi nelle ore successive al parto e che, se non affrontato con tempestività, può evolvere in shock emorragico, coagulopatie, danni d’organo e morte.

Sul piano definitorio, la documentazione tecnico-scientifica distingue spesso l’emorragia primaria (entro 24 ore) e secondaria (oltre 24 ore), con soglie di perdita ematica variabili. Un riferimento autorevole in ambito italiano è il dossier ISS che definisce l’emorragia primaria come perdita oltre 500 ml dopo parto vaginale e oltre 1.000 ml dopo taglio cesareo entro le prime 24 ore.

Le linee guida e raccomandazioni insistono su un punto centrale: l’EPP è un evento in cui il fattore tempo è determinante. Il trattamento tipicamente include misure farmacologiche uterotoniche, valutazione della causa (atonia uterina, ritenzione di materiale, lacerazioni, coagulopatie), supporto emodinamico e – se necessario – interventi invasivi e trasfusionali. In particolare, l’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda l’uso precoce del tranexamico (TXA) come parte del pacchetto terapeutico.

Per l’inquadramento clinico-operativo nel contesto italiano, la Linea Guida ISS-SNLG “Emorragia post partum: come prevenirla, come curarla” è un riferimento importante anche quando, in giudizio, si discute di appropriatezza delle scelte assistenziali.

Quando l’emorragia post-partum “diventa” malasanità: i profili di colpa più ricorrenti

Non ogni EPP implica responsabilità sanitaria. La responsabilità può emergere quando si riscontra, ad esempio:

  • ritardo nella diagnosi o sottovalutazione dei segnali di allarme (perdita ematica, parametri vitali, deterioramento emodinamico);
  • ritardo nell’attivazione del protocollo/emergenza e nel coinvolgimento del team multidisciplinare (ostetricia, anestesia, emotrasfusione);
  • tardiva richiesta o somministrazione di emoderivati;
  • mancato controllo delle lacerazioni e mancata revisione accurata delle possibili cause del sanguinamento;
  • ritardo ingiustificato nel passaggio a manovre invasive (tamponamento, sutura emostatica, radiologia interventistica, isterectomia salvavita quando indicata);
  • carenze organizzative (es. disponibilità di sangue “da emergenza”, protocolli non applicati, tempi incompatibili con l’urgenza).

In un giudizio civile, questi profili vengono normalmente ricostruiti tramite CTU medico-legale e consulenze specialistiche ostetrico-ginecologiche, con verifica di aderenza a buone pratiche e linee guida.

Il quadro normativo: responsabilità della struttura e del sanitario (Legge 24/2017)

La materia è oggi fortemente influenzata dalla Legge 8 marzo 2017, n. 24 (Gelli-Bianco), che distingue, sul piano civilistico, la posizione della struttura sanitaria e quella del professionista sanitario.

In sintesi:

  • la struttura risponde, in via generale, ai sensi degli artt. 1218 e 1228 c.c. (responsabilità “contrattuale” da contatto/rapporto di spedalità e per fatto degli ausiliari);
  • il sanitario (dipendente o convenzionato) è, di regola, ricondotto alla responsabilità extracontrattuale ex art. 2043 c.c., salvo specifiche eccezioni.

Questa distinzione ha ricadute pratiche su:

  • onere della prova;
  • prescrizione;
  • strategia di causa (chi convenire e con quali domande).

Condizione di procedibilità (art. 8 L. 24/2017)

Un passaggio spesso decisivo è la condizione di procedibilità: per molte controversie di responsabilità sanitaria, prima di iniziare la causa, la legge richiede un tentativo preliminare (di regola tramite ATP ex art. 696-bis c.p.c. o strumenti alternativi indicati).

Cosa devono dimostrare i familiari della vittima per ottenere il risarcimento

In concreto, per ottenere il risarcimento per menomazioni subite durante il parto o per morte post-partum, occorre dimostrare:

  1. Condotta colposa o inadempimento: cosa non è stato fatto (o è stato fatto male) rispetto alle regole dell’arte medica e all’organizzazione dovuta.
  2. Nesso causale: che quella condotta ha causato (o con elevata probabilità causato) la morte, oppure ha determinato una perdita di chance di sopravvivenza.
  3. Danni risarcibili: quali pregiudizi hanno subito i familiari (non patrimoniali e patrimoniali) e in che misura.

Il nesso causale, soprattutto in ambito ostetrico-emergenziale, si costruisce tipicamente tramite:

  • cartella clinica e tracciati (monitoraggi, parametri);
  • tempi di intervento;
  • protocolli applicati/non applicati;
  • consulenza medico-legale (CTU).

Quali danni possono ottenere i familiari: voci risarcitorie principali

Nei casi di morte materna, i familiari agiscono generalmente per:

A) Iure proprio (danno dei familiari)

È la domanda più frequente e riguarda il danno non patrimoniale da perdita del rapporto parentale (spesso indicato come “danno parentale”), che tutela la lesione del vincolo affettivo e familiare (artt. 2, 29, 30 Cost.).

La liquidazione avviene in via equitativa, spesso facendo riferimento alle Tabelle del Tribunale di Milano, adottate come criterio uniforme da ampia giurisprudenza. Le Tabelle milanesi edizione 2024 includono il sistema “a punti” per la perdita del rapporto parentale.

B) Iure hereditatis (danno della vittima trasmesso agli eredi)

Può includere, a seconda del caso:

  • danno “terminale”/biologico da sopravvivenza apprezzabile;
  • danno morale catastrofale (sofferenza lucida della vittima prima della morte).

Attenzione: se la vittima perde conoscenza quasi immediatamente e non ha percezione lucida della fine, alcune pronunce escludono il risarcimento iure hereditatis per mancanza di sofferenza “consapevole”.

Quanto si può ottenere: un esempio concreto da sentenza (emorragia post-partum)

Per comprendere come i giudici quantificano i danni da malasanità in questo caso, è utile richiamare un provvedimento che riguarda un decesso collegato a emorragia post-partum.

Tribunale di Roma, Sez. XIII, sentenza 22 febbraio 2018, n. 4009

La sentenza riguarda il decesso di una donna per complicanze riconducibili a shock emorragico post-partum. Il Tribunale:

  • ha escluso, nel caso specifico, il risarcimento iure hereditatis per mancanza di percezione cosciente della vittima (stato di shock/coma fino al decesso);
  • ha riconosciuto invece ai congiunti il danno non patrimoniale da perdita del rapporto parentale, liquidando importi distinti per ciascun familiare.

Esempio di liquidazione (danno parentale e accessori)

  • ai genitori e alla figlia: € 338.954,52 ciascuno (comprensivi di criteri risarcitori applicati in sentenza);
  • al compagno: € 302.627,50.

Questi importi mostrano due aspetti importanti:

  1. la liquidazione è individuale (non un importo “unico” per tutti);
  2. pesano fattori come grado di parentela, età, convivenza, intensità del legame, oltre alla metodologia tabellare adottata.

Nota: i valori variano sensibilmente da caso a caso e dal tribunale competente, oltre che dall’applicazione delle tabelle aggiornate e dalle prove sull’intensità del rapporto.

Che cosa incide davvero sull’importo: criteri di quantificazione e “Tabelle di Milano”

Le Tabelle milanesi (oggi in versione “integrata a punti”) mirano a garantire uniformità e personalizzazione. L’edizione 2024 è pubblicata dal Tribunale di Milano e include la sezione dedicata al danno da perdita parentale con criteri e esempi.

In pratica, l’importo tende a crescere al crescere di:

  • prossimità del legame (coniuge/figlio/genitore);
  • età della vittima e del superstite;
  • convivenza e quotidianità del rapporto;
  • composizione del nucleo familiare e impatto concreto della perdita.

Accanto al danno non patrimoniale, possono aggiungersi (sempre se provati):

  • spese funerarie;
  • perdita del contributo economico della madre al nucleo familiare (danno patrimoniale), inclusi profili di cura/accudimento valorizzati con criteri tecnico-economici in CTU.

Iter pratico: come si imposta un caso di morte materna da EPP

In un contenzioso serio, l’approccio tipico è:

  1. Acquisizione documentale completa: cartella clinica, tracciati, referti, verbali, eventuale autopsia.
  2. Valutazione medico-legale preliminare: definire se esistono profili di colpa e un nesso causale sostenibile.
  3. Procedura ex art. 8 L. 24/2017 (ATP 696-bis o percorso previsto): condizione di procedibilità.
  4. Tentativo conciliativo (frequente): molte strutture valutano transazioni dopo CTU.
  5. Giudizio ordinario: se non si concilia, si procede con citazione/ricorso e istruttoria.

FAQ utili

Quando spetta il risarcimento ai familiari?

Quando si prova che la morte è conseguenza (o conseguenza altamente probabile) di una gestione non conforme a buone pratiche/linee guida, con nesso causale tra ritardo/errore e decesso.

I familiari devono dimostrare la colpa “oltre ogni dubbio”?

No: nel civile vale la regola del “più probabile che non” (standard probabilistico). È però spesso decisiva una CTU ben strutturata.

Si può chiedere anche il danno della vittima (iure hereditatis)?

Sì, ma dipende: se la vittima non ha avuto lucidità/consapevolezza (shock, coma immediato), alcune sentenze escludono quella voce, come nel caso del Tribunale di Roma 4009/2018.

Quanto vale il danno parentale?

Dipende da tabelle applicate e fattori concreti. Le Tabelle di Milano 2024 sono un riferimento nazionale molto usato.

La morte materna per emorragia post-partum impone una ricostruzione rigorosa dei tempi clinici, delle scelte terapeutiche e dell’assetto organizzativo della struttura. In presenza di ritardi non giustificabili o omissioni nelle manovre salvavita, il diritto riconosce ai familiari la possibilità di ottenere un ristoro pieno, soprattutto sotto forma di danno da perdita del rapporto parentale, con importi che, nei casi più gravi, possono risultare elevati, come dimostra la giurisprudenza di merito richiamata.

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