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Morte dopo le dimissioni dal Pronto Soccorso: quando l’ospedale può essere responsabile e i familiari hanno diritto al risarcimento

Morte dopo le dimissioni dal Pronto Soccorso: quando l’ospedale può essere responsabile e i familiari hanno diritto al risarcimento

03 Luglio 2026

Torni a casa convinto che il peggio sia passato. Poche ore dopo arriva la tragedia. È una delle situazioni più dolorose che possano colpire una famiglia. Una persona avverte un malore, viene accompagnata al Pronto Soccorso, viene visitata, sottoposta ad alcuni accertamenti e infine dimessa con l’indicazione di rientrare a casa.

I familiari tirano un sospiro di sollievo, in fondo se il medico ha deciso per le dimissioni, significa che non c’è nulla di grave, o almeno è quello che tutti pensano.

Poi, nel giro di poche ore, accade l’impensabile. Il paziente peggiora improvvisamente, perde conoscenza o viene colpito da un arresto cardiaco, da una dissezione aortica o da un’altra patologia non diagnosticata.  Il 118 interviene nuovamente, ma ormai non c’è più nulla da fare.

Sono vicende che purtroppo la cronaca racconta con una frequenza crescente e che, sempre più spesso, arrivano davanti ai giudici.

Ma una morte dopo le dimissioni dal Pronto Soccorso non significa automaticamente che vi sia stata malasanità. Occorre comprendere se il decesso fosse imprevedibile oppure se una diagnosi più accurata, un periodo di osservazione o ulteriori esami avrebbero potuto evitare quell’esito.

Quando le dimissioni possono essere considerate un errore medico

Il medico del Pronto Soccorso svolge una funzione estremamente delicata. In pochi minuti deve raccogliere l’anamnesi, interpretare i sintomi, valutare gli esami eseguiti e decidere se il paziente possa essere dimesso oppure debba essere ricoverato o trattenuto in osservazione.

Questa decisione deve essere assunta nel rispetto delle linee guida, delle buone pratiche clinico-assistenziali e delle conoscenze scientifiche disponibili. Il problema nasce quando l’iter diagnostico viene interrotto troppo presto.

Può accadere, ad esempio, in presenza di:

  • dolore toracico sottovalutato;
  • alterazioni degli esami ematici non approfondite;
  • sintomi neurologici attribuiti frettolosamente a cause banali;
  • addome acuto non adeguatamente indagato;
  • sospetta dissezione aortica esclusa senza gli accertamenti necessari;
  • embolia polmonare non presa in considerazione;
  • mancata osservazione clinica in presenza di parametri dubbi.

La Corte di Cassazione ha più volte affermato che il medico non può fermarsi alla prima ipotesi diagnostica apparentemente rassicurante, ma deve procedere a una corretta diagnosi differenziale quando i sintomi possono essere compatibili con patologie potenzialmente letali.

Cosa dice la Cassazione: le recenti sentenze sulle dimissioni premature

Negli ultimi anni la Suprema Corte ha affrontato numerosi casi di decessi avvenuti dopo le dimissioni dal Pronto Soccorso.

Una delle pronunce più importanti è la Cassazione Penale, Sezione IV, sentenza n. 41173 del 2024.

Il caso riguardava un paziente arrivato in ospedale con dolore toracico, nausea, ipertensione e un aumento, seppur lieve, della troponina, un importante indicatore di possibile sofferenza cardiaca. Il medico decise comunque di dimetterlo e l’uomo morì nella propria abitazione circa sei ore dopo.

La Cassazione ha confermato che il sanitario avrebbe dovuto attenersi alle linee guida della Società Europea di Cardiologia, mantenendo il paziente in osservazione e ripetendo gli esami prima delle dimissioni. L’omissione di tali cautele è stata ritenuta causalmente collegata al decesso.

Analogo principio emerge dalla sentenza n. 626 del 2024, nella quale è stata confermata la responsabilità del medico che aveva dimesso un paziente senza completare gli accertamenti necessari per escludere una dissezione aortica, formulando una diagnosi di “toracoalgia atipica” risultata poi fatalmente errata.

Già nel 2023, inoltre, la Cassazione aveva ribadito che il medico di Pronto Soccorso ha l’obbligo di formulare una corretta diagnosi differenziale e di prendere in considerazione tutte le possibili patologie compatibili con il quadro clinico, soprattutto quando alcune di esse possono mettere in pericolo la vita del paziente. Queste decisioni confermano un principio fondamentale: il rispetto delle linee guida non è un adempimento formale, ma rappresenta uno strumento essenziale per prevenire eventi evitabili.

La responsabilità dell’ospedale e il diritto al risarcimento

Dal punto di vista civile, la responsabilità della struttura sanitaria è disciplinata dalla Legge n. 24 del 2017 (Legge Gelli-Bianco). L’articolo 7 stabilisce che la struttura risponde, ai sensi degli articoli 1218 e 1228 del Codice Civile, dell’operato dei professionisti che vi lavorano e delle eventuali carenze organizzative.

Quando viene dimostrato che il decesso è conseguenza di una diagnosi incompleta, di dimissioni premature o della mancata esecuzione degli accertamenti necessari, i familiari possono chiedere il risarcimento di tutti i danni subiti.

Tra le principali voci risarcibili possono rientrare:

  • il danno da perdita del rapporto parentale;
  • il danno morale;
  • il danno patrimoniale nei casi previsti dalla legge;
  • le spese funerarie;
  • il danno biologico terminale e il danno catastrofale eventualmente maturati dalla vittima prima del decesso, quando ne ricorrono i presupposti.

Ogni caso richiede una valutazione autonoma, fondata sulla documentazione clinica e sull’accertamento del nesso causale tra la condotta dei sanitari e l’evento mortale.

Perché è fondamentale rivolgersi subito a un avvocato

Nei procedimenti di responsabilità sanitaria il tempo è un elemento decisivo. La prima attività consiste nell’acquisizione integrale della documentazione clinica:

  • verbale di triage;
  • cartella del Pronto Soccorso;
  • esami ematochimici;
  • elettrocardiogrammi;
  • referti radiologici;
  • consulenze specialistiche;
  • foglio di dimissione;
  • protocolli e linee guida applicabili.

Solo attraverso una consulenza medico-legale specialistica è possibile verificare se il paziente avrebbe dovuto essere trattenuto in osservazione, sottoposto ad altri esami o ricoverato. Molti casi apparentemente riconducibili a un tragico destino si rivelano invece conseguenza di errori diagnostici o di omissioni assistenziali che potevano essere evitati.

Per i familiari, ottenere giustizia non significa soltanto ricevere un risarcimento economico. Significa conoscere la verità, comprendere se quella morte poteva essere evitata e fare in modo che errori simili non si ripetano nei confronti di altri pazienti.

Se hai perso una persona cara poche ore o pochi giorni dopo le dimissioni dal Pronto Soccorso e nutri il dubbio che qualcosa non sia stato fatto correttamente, contatta il nostro Studio Legale Bombaci & Partners. Analizzeremo con il supporto di consulenti medico-legali tutta la documentazione clinica, verificheremo il rispetto delle linee guida e delle più recenti indicazioni della Corte di Cassazione e ti aiuteremo a comprendere se esistono i presupposti per ottenere il giusto risarcimento e l’accertamento delle responsabilità.

Avv. Alessio Bombaci

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