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Tumore per uso del cellulare aziendale: sì all’indennizzo da parte dell’INAIL

Il titolo di questo nostro articolo va dritto al punto della questione che tratteremo in queste righe: l’INAIL (acronimo che significa Istituto Nazionale per l’Assicurazione contro gli Infortuni) è tenuta a riconoscere un indennizzo ai lavoratori che, a causa dell’esposizione ad uno spasmodico utilizzo del cellulare aziendale, hanno sviluppato una forma tumorale. Questo indennizzo, ovviamente, varia a seconda del caso trattato ed è dovuto ai lavoratori, specialmente nel caso in cui non esistano altri motivi scatenanti di questo tumore; inoltre, per avere diritto a questo indennizzo da parte dell’INAIL è sufficiente un’elevata probabilità (e non la certezza assoluta) della connessione tra l’uso del cellulare e lo sviluppo del tumore. Per spiegare meglio i principi e le norme che stanno dietro a questo indennizzo, racconteremo e analizzeremo il caso avvenuto ad Aosta di un tecnico 63enne, che a causa del suo cellulare aziendale ha sviluppato un neurinoma acustico.

La vicenda

Come dicevamo, la vicenda che tratteremo riguarda il caso di un 63enne, impiegato come tecnico in un’azienda specializzata nella produzione di acciai inossidabili, il quale, per motivi lavorativi, utilizzava il cellulare aziendale per almeno due ore e mezza al giorno, tutti i giorni: tutto questo per ben tredici anni. Inoltre, l’utilizzo del cellulare aziendale di questo tecnico 63enne coinvolgeva solamente il suo orecchio sinistro, dal momento che il suo orecchio destro era già stato lesionato a causa di un precedente trauma. Facendo un breve calcolo, si può constatare che nel corso dei tredici anni di servizio, che vanno dal 1995 al 2008, il tempo complessivo trascorso con l’orecchio appoggiato al cellulare aziendale ammontava ad un totale di ore che variano dalle 10 alle 13mila. Queste ore hanno significato lo sviluppo di un neurinoma acustico per il 63enne, che ha dovuto subire una importante operazione e che ha completamente perso le capacità uditive di quell’orecchio; inoltre, il 63enne ha subìto anche un danno al nervo facciale, che lo ha portato a sviluppare una paresi e a manifestare segni di depressione. Tutto questo ha portato l’ex tecnico a richiedere un indennizzo all’INAIL, che in un primo momento ha respinto questa richiesta. Scopriamo nel prossimo paragrafo, però, qual è stato il provvedimento che ha ribaltato il giudizio dell’INAIL.

Le sentenze del Tribunale di Ivrea e della Corte d’Appello di Torino 

Come abbiamo anticipato, la prima richiesta di indennizzo INAIL portata avanti dal 63enne veniva respinta: questo, però, non ha fatto arrendere l’ex tecnico, che ha deciso di fare causa all’ente per riuscire ad ottenere questo risarcimento danni. In giudizio, il 63enne è riuscito a dimostrare il nesso di causalità tra l’uso prolungato del cellulare aziendale per motivi lavorativi e lo scatenarsi del neurinoma acustico: il verdetto del Tribunale di Ivrea prima, e della Corte d’Appello di Torino poi, è stato positivo e il 63enne è risultato, dunque, meritevole dell’indennizzo INAIL. A giocare un ruolo importante in questa sentenza sono stati i CTU (consulenti tecnici nominati dal giudice), i quali hanno confermato, sia in primo grado che in appello, la altissima probabilità di connessione tra l’uso del cellulare aziendale e la malattia professionale. Quello del 63enne di Aosta è il secondo caso a livello mondiale che si conclude a favore del lavoratore: il primo riguardava un ex dipendente della società Telecom Italia colpito dallo stesso neurinoma acustico, al quale la Corte d’Appello di Torino aveva riconosciuto un importante risarcimento.   Se siete coinvolti in una situazione simile al caso che abbiamo raccontato in questo articolo, non esitate a contattare lo studio legale Bombaci & Partners, esperto da anni in risarcimento danni Torino e in tutta Italia.

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