10 Febbraio 2026
La mancata diagnosi di infarto presso il Pronto Soccorso configura una delle fattispecie più gravi di responsabilità sanitaria. La tempestività dell’intervento è vitale nella gestione delle sindromi coronariche acute. Un ritardo diagnostico non solo aggrava la prognosi, ma può integrare una vera e propria perdita di chance di sopravvivenza o di un migliore esito terapeutico.
Tale condotta omissiva espone la struttura sanitaria e il personale medico a una responsabilità civile e penale per malasanità nei confronti del paziente e a un’azione risarcitoria per i danni patiti.
I danni possono includere il danno biologico permanente, il danno morale e, nei casi più infausti, il danno da perdita del rapporto parentale subito dai congiunti. Il nostro ordinamento giuridico predispone gli strumenti per la tutela di tali diritti, tuttavia l’esito dell’azione è subordinato alla documentazione presentata e alla prova del nesso di causalità tra l’errore diagnostico e l’aggravamento del pregiudizio o l’evento infausto.
Vediamo nei dettagli quali passaggi la persona danneggiata può intraprendere per far valere i propri diritti.
Il quadro normativo della responsabilità sanitaria
Il riferimento principale è la legge 8 marzo 2017 n. 24, nota come legge Gelli-Bianco, che ha riorganizzato il sistema della responsabilità medica e delle strutture sanitarie.
Secondo l’articolo 7 della legge, la struttura sanitaria risponde a titolo contrattuale ai sensi dell’articolo 1218 del codice civile, mentre il singolo professionista sanitario risponde, di regola, a titolo extracontrattuale ex articolo 2043 c.c., salvo che abbia assunto un’obbligazione diretta verso il paziente. Questa distinzione incide su onere della prova e termini di prescrizione.
In caso di infarto non diagnosticato, il paziente che agisce contro l’ospedale deve dimostrare (attraverso il suo legale):
- l’esistenza del rapporto di cura;
- il peggioramento delle condizioni o il decesso;
- la riconducibilità dell’evento a una prestazione sanitaria inadeguata.
Spetta poi alla struttura provare di avere adempiuto correttamente o che l’esito negativo dipenda da causa imprevedibile e inevitabile.
Rilevano inoltre:
- l’articolo 1176, comma 2, c.c., che impone al professionista una diligenza qualificata;
- l’articolo 2236 c.c., applicabile solo nei casi di particolare difficoltà tecnica;
- le linee guida e le buone pratiche clinico-assistenziali, che la legge Gelli valorizza come parametro di valutazione della condotta.
Nel pronto soccorso, tali standard comprendono la rapida valutazione del dolore toracico, l’esecuzione dell’elettrocardiogramma, il dosaggio dei marker cardiaci e la sorveglianza clinica. Elementi indispensabili che possono fare la differenza tra la vita e la morte.
Quando il ritardo diagnostico di un infarto integra colpa medica
Non ogni esito sfavorevole comporta una responsabilità della struttura sanitaria. Occorre accertare una condotta colposa, che può assumere la forma di:
- omessa o tardiva esecuzione degli esami di base;
- errata interpretazione dell’ECG;
- dimissione precoce del paziente;
- sottovalutazione dei sintomi tipici o atipici.
La giurisprudenza di legittimità ha più volte chiarito che il sanitario deve adottare tutte le cautele suggerite dalla scienza medica del momento storico. La Corte di Cassazione, sezione III civile, con sentenza n. 18392 del 2017, ha ribadito che la struttura risponde del danno quando il ritardo diagnostico priva il paziente di concrete possibilità di sopravvivenza o di un decorso meno invalidante.
In un’altra decisione significativa, Cass. civ., sez. III, n. 28994 del 2019, si è affermato che il nesso causale sussiste quando una diagnosi tempestiva avrebbe offerto una chance terapeutica apprezzabile, anche se non certa. In tali ipotesi entra in gioco la categoria della “perdita di chance”, che consente il ristoro del pregiudizio probabilistico.
Il nesso causale e la prova medico-legale
L’aspetto più delicato riguarda la dimostrazione che la mancata diagnosi abbia inciso sull’esito finale. Il giudice valuta tale profilo attraverso una consulenza tecnica d’ufficio, affidata a specialisti in cardiologia e medicina legale.
Il criterio seguito resta quello della “più elevata probabilità logica”, elaborato dalla Cassazione in numerose pronunce, tra cui la sentenza n. 577 del 2008. Non serve provare con assoluta certezza che l’intervento tempestivo avrebbe evitato il danno, ma che avrebbe avuto serie possibilità di farlo.
Nella pratica giudiziaria emergono casi nei quali:
- un paziente dimesso con diagnosi di gastralgia subisce un arresto cardiaco poche ore dopo;
- l’assenza di monitoraggio in osservazione breve intensiva consente l’evoluzione di una ischemia;
- il ritardo nella trombolisi provoca un’estesa necrosi miocardica.
In situazioni di questo tipo, se la consulenza legale e medico-legale accerta che una corretta gestione avrebbe migliorato l’outcome, la responsabilità per malasanità trova fondamento e le possibilità di avere un risarcimento, aumentano.
Quali danni possono essere risarciti
Il risarcimento copre tutte le voci di pregiudizio riconosciute dall’ordinamento:
- danno biologico, legato alle invalidità permanenti o temporanee;
- danno morale, connesso alla sofferenza patita;
- danno patrimoniale, che comprende spese mediche, perdita di reddito e costi di assistenza;
- danno da perdita di chance, quando la condotta ha ridotto le possibilità di guarigione;
- nei casi di morte, il danno iure proprio dei familiari per la perdita del rapporto parentale.
La quantificazione segue spesso le tabelle elaborate dai tribunali, in particolare le tabelle di Milano per il calcolo del danno biologico, considerate parametro nazionale dalla Corte di Cassazione con sentenza n. 12408 del 2011.
Cosa fare dopo un sospetto errore in pronto soccorso
Chi ritiene di avere subito un pregiudizio deve agire con metodo e tempestività. Rivolgersi a uno studio legale per risarcimento danni è il primo passo. Saranno i tuoi legale, infatti, a procedere con gli ulteriori passaggi:
- Richiedere la cartella clinica completa, inclusi tracciati ECG, referti e annotazioni infermieristiche.
- Consultare uno specialista medico-legale, che valuti la sussistenza di profili di colpa e di nesso causale.
- Verificare i termini di prescrizione, che in genere sono dieci anni contro la struttura e cinque contro il singolo medico.
- Attivare la procedura di mediazione o di consulenza tecnica preventiva, previste dal codice di procedura civile come condizione di procedibilità in molte controversie sanitarie.
- Affidarsi a un avvocato esperto in responsabilità medica, capace di coordinare il lavoro con i consulenti tecnici.
Numerose esperienze processuali mostrano che un approccio documentato e fondato su perizie solide consente di raggiungere accordi transattivi prima del giudizio o sentenze favorevoli in sede civile.
Affrontare un caso di infarto non riconosciuto in pronto soccorso richiede competenze tecniche elevate, capacità di lettura della documentazione clinica e una profonda conoscenza della giurisprudenza in materia di responsabilità sanitaria. La fase iniziale di valutazione risulta spesso decisiva: un’analisi superficiale può compromettere l’intera azione, mentre un inquadramento corretto consente di individuare i profili di colpa, stimare realisticamente il danno e scegliere la strategia più efficace, anche in chiave stragiudiziale.
In questo contesto si colloca l’attività del nostro studio, puoi vederlo qui tra i casi risolti dello Studio Bombaci&Partners, che da anni assiste pazienti e familiari in controversie complesse contro strutture sanitarie pubbliche e private. L’approccio integrato tra avvocati e consulenti medico-legali, unito all’esperienza maturata in procedimenti giudiziari e transazioni di rilievo, consente allo Studio di offrire valutazioni puntuali, trasparenti e orientate alla tutela concreta dei diritti della persona.
Rivolgersi a professionisti che conoscono a fondo la materia significa non soltanto comprendere se esistono i presupposti per agire, ma anche affrontare il percorso con maggiore serenità e consapevolezza. In casi così delicati, la qualità dell’assistenza legale rappresenta spesso la prima, vera forma di protezione per chi ha già subito un danno grave.
Avvocato Alessio Bombaci.