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Risarcimento per atonia post partum: quando l’ospedale può essere responsabile

Risarcimento per atonia post partum: quando l’ospedale può essere responsabile

20 Maggio 2026

L’atonia uterina post partum è una una delle principali cause di emorragia ostetrica grave dopo il parto. Si verifica quando l’utero, dopo l’espulsione del neonato e della placenta, non riesce a contrarsi correttamente, provocando una perdita ematica che può evolvere rapidamente in shock emorragico, danni permanenti o, nei casi più gravi, nel decesso della madre.

Dal punto di vista clinico, si tratta di una complicanza nota e ben conosciuta dalla letteratura scientifica e dalle linee guida ostetriche. Proprio per questo motivo, la prevenzione, il monitoraggio e la gestione tempestiva dell’emorragia post partum sono obblighi fondamentali per la struttura sanitaria e per il personale medico.

In ambito giuridico, una situazione del genere assume particolare rilevanza quando l’evento emorragico non viene riconosciuto in tempo oppure viene gestito con ritardo, superficialità o in violazione dei protocolli clinici.

Le contestazioni più frequenti riguardano:

  • omesso monitoraggio dei parametri vitali della puerpera;
  • ritardata diagnosi dell’emorragia;
  • mancata somministrazione tempestiva di farmaci uterotonici;
  • ritardo nell’esecuzione di interventi salvavita;
  • carenze organizzative della struttura sanitaria;
  • assenza di protocolli adeguati per le emergenze ostetriche.

In questi casi, possono configurarsi profili di responsabilità medica e il diritto al risarcimento dei danni.

Responsabilità medica e legge Gelli-Bianco: cosa deve dimostrare il paziente

La responsabilità sanitaria in materia di emorragia post partum trova oggi la sua disciplina principale nella Legge n. 24 del 2017, la cosiddetta legge Gelli-Bianco. L’articolo 7 della legge prevede che la struttura sanitaria risponda, ai sensi degli articoli 1218 e 1228 del codice civile, delle condotte colpose dei sanitari di cui si avvale.

La struttura sanitaria può quindi essere chiamata a risarcire il danno quando non riesce a dimostrare di aver adottato tutte le misure necessarie per prevenire o gestire correttamente la complicanza.

Nel contenzioso civile, il paziente deve provare:

  • l’esistenza del danno;
  • il ricovero o la prestazione sanitaria;
  • il peggioramento delle condizioni cliniche.

Sarà invece l’ospedale a dover dimostrare che l’evento è stato inevitabile oppure non collegato a errori medici o organizzativi. La giurisprudenza della Corte di Cassazione ha più volte ribadito che il personale sanitario è tenuto a rispettare linee guida, buone pratiche clinico-assistenziali e obblighi di vigilanza post operatoria.

Particolarmente significativa è la sentenza della Corte di Cassazione Penale n. 13375 del 3 aprile 2024, relativa a un caso di morte per emorragia post partum da atonia uterina.

La Suprema Corte ha confermato la responsabilità del sanitario per il mancato monitoraggio delle condizioni cliniche della paziente nelle ore successive al parto, evidenziando l’importanza del controllo di parametri essenziali come pressione arteriosa, frequenza cardiaca, contrazione uterina e livelli di emoglobina.

La decisione conferma un principio fondamentale: il dovere di sorveglianza del medico non termina con il parto, ma prosegue anche nella fase post partum.

Quali danni possono essere risarciti

Le conseguenze di una gestione errata dell’emorragia post partum possono essere estremamente gravi.

Nei casi più seri, la paziente può subire:

  • isterectomia d’urgenza;
  • danni permanenti agli organi;
  • insufficienza multiorgano;
  • danni neurologici da shock ipovolemico;
  • infertilità;
  • invalidità permanente;
  • danni psicologici post traumatici.

Quando viene accertata la responsabilità sanitaria, il risarcimento può comprendere:

  • danno biologico;
  • danno morale;
  • danno patrimoniale;
  • spese mediche sostenute;
  • perdita della capacità lavorativa;
  • danno da perdita del rapporto parentale nei casi di decesso.

La liquidazione del danno avviene generalmente sulla base delle Tabelle del Tribunale di Milano, oggi considerate il principale parametro nazionale per la quantificazione del danno non patrimoniale.

Va inoltre ricordato che l’azione contro la struttura sanitaria si prescrive generalmente in dieci anni, mentre quella verso il singolo sanitario segue, salvo eccezioni, il termine quinquennale previsto per la responsabilità extracontrattuale.

L’importanza della consulenza medico-legale

Le cause relative all’atonia post partum richiedono un accertamento tecnico particolarmente complesso.

Non ogni emorragia ostetrica comporta automaticamente una responsabilità medica. Occorre verificare se la complicanza sia stata gestita secondo le linee guida e se un intervento tempestivo avrebbe potuto evitare o ridurre le conseguenze dannose.

Per questo motivo, la documentazione clinica assume un ruolo centrale:

  • cartella ostetrica;
  • monitoraggi post partum;
  • tracciati cardiotocografici;
  • esami ematici;
  • protocolli interni della struttura;
  • tempi di intervento del personale sanitario.

Prima di iniziare una causa civile, la legge Gelli-Bianco prevede normalmente un tentativo di conciliazione tramite consulenza tecnica preventiva ex art. 696-bis c.p.c. oppure mediante procedimento di mediazione.

In questa fase, la presenza di un consulente medico-legale esperto è fondamentale per ricostruire correttamente il nesso causale tra condotta sanitaria ed evento dannoso.

Quando rivolgersi a un avvocato esperto in malasanità ostetrica

I casi di atonia post partum con esiti gravi rappresentano una delle aree più delicate della malasanità e  della responsabilità sanitaria, sia sotto il profilo umano sia sotto quello giuridico.

Quando emergono dubbi sulla gestione dell’emergenza ostetrica, è importante agire tempestivamente per acquisire la documentazione clinica e valutare eventuali profili di responsabilità.

Il nostro studio legale affiancherà la famiglia nell’analisi medico-legale del caso, verificando:

  • il rispetto delle linee guida;
  • la tempestività degli interventi;
  • eventuali omissioni diagnostiche;
  • carenze organizzative della struttura sanitaria;
  • il corretto monitoraggio della paziente.

Solo attraverso una ricostruzione tecnica rigorosa è possibile stabilire se vi siano i presupposti per ottenere un risarcimento dei danni.

Il nostro Studio Legale opera nel settore della responsabilità sanitaria e della malasanità ostetrica, collaborando con consulenti medico-legali qualificati per valutare la presenza di negligenze, ritardi o carenze organizzative che possano aver causato danni alla madre o al neonato.

Analizzeremo la documentazione clinica, verificheremo il rispetto delle linee guida e ti assisteremo in ogni fase della procedura, anche nell’eventuale accertamento tecnico preventivo previsto dalla legge Gelli-Bianco.

Contattaci per una prima valutazione del caso: una corretta tutela dei diritti parte sempre da un’analisi tecnica seria e rigorosa.

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Avv. Alessio Bombaci
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